30 LUGLIO, NELL’IMPEGNARCI CONTRO LA TRATTA DI PERSONE, DIFENDIAMO LE RELAZIONI DELLA VITA

L’utero in affitto esprime in sé l’aberrazione della tratta di esseri umani in cui emerge l’egoismo moltiplicato, di coppia, della società, del figlio a tutti i costi, non importa sulla pelle di chi e come si raggiunge l’obiettivo. Importante è essere chiamati e riconosciuti padre e madre.

di Marco Griffini

Marco Griffini è attualmente il Presidente dell'Associazione Ai.Bi. – Amici dei Bambini

30 Luglio 2022

BAMBINI CHE NASCERANNO DALL’UTERO IN AFFITTO E LE MADRI GESTANTI PER ALTRI SONO VITTIME DI TRATTA SILENZIOSE E INVISIBILI

“Proponiamo la soluzione migliore per voi, con prezzi differenziati e servizi differenziati” ci ho impiegato meno di sessanta secondi a entrate nella rete, tutto in chiaro, e cercare servizi a misura di futuri genitori che al posto della cicogna possono servirsi della maternità surrogata.

Che ci siano le bombe o che sia un paese tranquillo poco importa. Prezzi all inclusive dettagliati capitolo per capitolo .. dal supporto psicologico al servizio legale alla crioconservazione, basta un clic. Tutto alla facile portata per due persone alla ricerca della soddisfazione di un loro bisogno … la fabbrica della vita è a portata di mano.

È straniante – essere al servizio dei bambini e delle bambine e delle famiglie che sono in Ucraina o che fuggono, in Moldova e in Italia, lavorare duramente notte e giorno con tutto il nostro staff per una accoglienza giusta, impegnarci per accompagnare le coppie a scoprire la meraviglia delle adozioni internazionali nel mondo (non nei paesi in guerra); e poi imbattersi in siti e in pagine che, inneggiando alla vittoria della vita sulla morte, salutano felicemente il rientro della diplomazia a Kiev, dove le madri surrogate e i bambini generati per altri sono al sicuro. Al sicuro? Se lasciassero il paese quelle gestanti sarebbero libere di valutare anche una possibilità di vita accanto ai figli che stanno partorendo…

L’aborto e l’utero in affitto sono solo alcune delle ultime frontiere della umana Ubris, in cui l’individuo si sente padrone della vita e della morte, senza considerare la sacralità di questi due momenti che danno un senso al nostro passare per questa terra come essere umani portatori di emozioni, di relazioni, di pensieri, che ruotano tutti intorno a un corpo fisico, che viene al mondo biologicamente e naturalmente dall’unione di un uomo e di una donna, portatori di storie, di emozioni, di relazioni.

Avrebbero certamente ragione queste case produttrici di vita, modulare e personalizzata allo stesso tempo, se la vita fosse alitare il soffio del respiro su un pezzo di carne programmato per non avere emozioni e per non interrogarsi di fronte al Mistero, tornando indietro di generazione in generazioni, nel filo della genealogia, dentro la custodia dei saperi degli antenati.

Lo stesso cognome è il simbolo di una storia di appartenenza. E quanto ad oggi ci si interroga anche sul senso di appartenenza e della ricerca delle origini dei figli adottivi.

Una linearità, un filo da cercare, ci devono essere, per dare risposta al SE’ nella sua interezza.

L’utero in affitto esprime in sé l’aberrazione della tratta di esseri umani in cui emerge l’egoismo moltiplicato, di coppia, della società, del figlio a tutti i costi, non importa sulla pelle di chi e come si raggiunge l’obiettivo. Importante è essere chiamati e riconosciuti padre e madre.

Ma poi… per esperienza e per aver ascoltato testimonianze … non si tratta mai di una scelta di coppia. E alla violenza verso le madri incubatrici e verso i bambini di produzione doc, si aggiunge la violenza silenziosa di un partner che accetta per compiacere l’altra metà egoista e la rete parentale che spesso pressa e spinge, in allegra e inconsapevole attesa del nipotino, della creatura da viziare e coccolare.

Spesso la comunità di appartenenza e le reti di riferimento non incoraggiano le coppie che intendono mettersi a disposizione come risorsa per un minore abbandonato.

Sono costanti e continue le pressioni. Cancellerie, servizi, persino religiosi a cui le coppie si rivolgono per indicazioni sull’adozione, pongono come prima domanda, non “come state” ma “chi conoscete”. (testimonianze di questi giorni, dolorose, di chi arriva a scoprire la grazia feconda della sterilità, dopo troppo dolore)

Spesso diventano insostenibili, insopportabili quelle cene tra amici in cui le tifoserie si schierano. Gli uni da una parte esordiscono con “io ho un amico che”… suggerendo impropriamente l’avvocato che con 80 mila euro ti procura il bambino senza troppe preoccupazioni. (Attenzione, quella sicuramente non è adozione) Gli altri, dal canto loro “per carità! L’adozione… tutti futuri adulti pieni di problemi! Perché non ti compri un cane?”

Insomma l’accoglienza è sempre più un via crucis , afflitta da una burocrazia miope e da una cultura selettiva della società e dei professionisti che non riescono a veder le coppie disponibili ad accogliere un figlio non loro.

Con queste premesse sull’ adozione internazionale la seduzione maggiore, nel deserto di umanità, certamente è l’utero in affitto. Una disgrazia.

L’Agenda 2030 tra i suoi obiettivi pone l’urgenza di combattere la tratta di esseri umani (8.7).

L’enciclica Fratelli Tutti affronta in più punti il tema invitando a non “ cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli” (FT 188).

“La dignità dell’uomo e della donna è minacciata anche dalla pratica inumana e sempre più diffusa dell’utero in affitto, in cui le donne, quasi sempre povere, sono sfruttate, e i bambini sono trattati come merce”. A ribadirlo è stato il Papa, ricevendo in udienza i membri delle Associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce) (cit SIR)

Il 27 gennaio 2021 c’è stata l’udienza sul divieto di riconoscere in Italia due papà per un bambino nato da utero “prestato”

Sogno una Politica alta, che al di là delle declamazioni elettorali, possa prendere la questione a cuore fuori dalle bandiere partitiche e che al punto uno del suo ordine del giorno ponga il tema l’accoglienza giusta dentro il tema sensibile del diritto alla vita e del diritto dei bambini e delle bambine ad avere una mamma e un papà. Tema partiticamente scorretto? Io direi di si. Si tratta semplicemente per ognuno di noi, di capire se intendiamo garantire una vita giusta e armonica a queto pianeta. E sono ottimista perché dalla disgrazia di questo tempo nasceranno tante grazie.

Con la guerra abbiamo lanciato la campagna Bambini per la Pace, nella più profonda e umana convinzione che la salvezza e il perdono passeranno da loro.

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