A CHE PUNTO SIAMO DELLA NOTTE? I dati della ginecologia dell’ospedale di Pescia

Quando l'efficienza sanitaria è quella dei bambini che non vedono la luce.

di Maria Teresa Parrino

Studi umanistici, impiegata nella pubblica amministrazione, moglie, madre e nonna.

21 Agosto 2023

Con una certa enfasi, o un malcelato compiacimento, negli ultimi giorni sono stati riportati dalle cronache locali i dati relativi alle attività della ginecologia dell’Ospedale intitolato ai Santi Cosma e Damiano di Pescia.
“Abbattute le liste di attesa… sono evase anche richieste da fuori territorio… cresce l’attività chirurgica”. Fin qui tutto bene, fa piacere che nella nostra zona sia attivo un servizio che si prende cura delle donne nelle fasi più delicate della loro salute, si può essere orgogliosi del fatto che l’Azienda USL Toscana centro abbia individuato l’ospedale pesciatino come Centro aziendale per i servizi dedicati alle patologie femminili, considerando anche l’indubbia professionalità dei medici che vi lavorano.

Eppure, tra le pieghe di questi dati positivi, ve n’è uno che desta sconcerto, soprattutto per la sua equiparazione alle “eccellenze” che vengono declamate. Si tratta del numero di Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza, vietato chiamarle “aborti”), che ammontano a 181 in un anno e, questo è il commento (neutro? compiaciuto? disattento), “rappresentano il dato aziendale maggiore”.
Lo sconcerto scaturisce dalla totale indifferenza con cui si parla di una delle maggiori piaghe del nostro tempo, quella del numero di bambini che non vedono la luce, e che se ne parli in termini di efficienza sanitaria. Per non parlare del fatto che proprio il reparto di maternità dell’ospedale pesciatino è stato chiuso poco più di un anno fa perché non si superavano le quattrocento nascite all’anno: per un numero poco meno inferiore della metà delle gravidanze interrotte però il servizio è efficiente.

Pur tra mille polemiche, i giornali negli stessi giorni riportavano la notizia che all’Ospedale Sant’Anna di Torino è stata attivata una convenzione tra il Movimento per la Vita regionale ed i vertici della struttura sanitaria per la realizzazione di una stanza per offrire supporto concreto e vicinanza alle donne in gravidanza “contribuendo a fare superare le cause che potrebbero indurre all’interruzione della gravidanza”, secondo quanto previsto proprio dalla Legge n. 194/1978, articolo 2, lettera d). E pensare che in quell’ospedale torinese opera da anni il dottor Silvio Viale, accanito difensore della legge 194 ma soprattutto di quello che viene definite un “diritto” delle donne, autore di centinaia di interruzioni volontarie di gravidanza…
Dunque, nella nostra Valdinievole la notizia del numero elevato di interruzioni di gravidanza è ovattato in mezzo alle performances del sistema sanitario, rendendo quasi banale, a partire dalla definizione in sigla (Ivg), quella che spesso è una tragedia per le donne, che si portano dietro per tutta la vita le tracce fisiche e psicologiche di questo gesto che, chissà, forse avrebbero potuto e voluto evitare, se adeguatamente sostenute in una scelta autentica.
Ovviamente, nella rassegna dei dati di eccellenza, non vengono menzionate quante, delle interruzioni volontarie di gravidanza, avvengono per via chimica, i cui sostenitori, comprese le istituzioni regionali, reputano un segno di libertà della donna, tacendo del fatto che la mortalità per aborto chimico è dieci volte maggiore di quella per aborto chirurgico. La chiamano autodeterminazione, ma questi sono i misteri dell’ideologia.

Purtroppo siamo costretti a tenerci il nostro sconcerto, che non viene dissipato dalla prassi adottata dalla struttura sanitaria pesciatina, che da diversi anni, da quando cioè è stato attivato il Centro di Aiuto alla Vita, si è sempre mostrato sordo agli inviti a voler anche semplicemente diffondere volantini che ne facciano conoscere l’attività di supporto alla scelta delle donne che si presentano a richiedere un certificato e a praticare una interruzione volontaria della gravidanza.

Basterebbe veramente poco, probabilmente, per avere qualche nascita in più, qualche vita in più, un piccolo segno di risveglio dall’inverno demografico in cui siamo caduti.

Peccato.

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