Aborto, utero in affitto e altre follie. Il vento (finalmente) sta cambiando

Le ultime proposte per la difesa della famiglia sono uno spiraglio di luce in anni bui.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

6 Luglio 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Qualcosa si sta muovendo! Certamente non è il caso di esultare o di farsi troppe illusioni, ma qualcosa si sta
muovendo nello spazio politico della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale. Il 22 giugno
scorso, la Manifestazione nazionale “Scegliamo la Vita” ha visto la partecipazione di decine di migliaia di
persone di ogni età- dagli anziani ospitati sul “trenino” a loro dedicato, ai tantissimi giovani e giovani coppie
con tanto di bimbi e passeggini al seguito – come non si vedeva da anni, tutti contenti e convinti che
marciare perché si promuova e difenda la vita, vale la pena di patire qualche disagio e sacrificio. Nessun
finanziamento, né pubblico né privato, né istituzionale né politico, né ecclesiale: tanta grande buona
volontà e beneficenza di singoli e associazioni che si riconoscono nel grande impegno di contrastare lo
tsunami della “cultura della morte e dello scarto”.

Il messaggio di Papa Francesco come potente viatico e la
coscienza della missione che ci è affidata hanno mosso cuori e gambe per le vie della capitale, al motto
“sulla vita non si fanno compromessi”, che il Papa stesso aveva indicato. L’aria nuova che si respira porta
con sé segni concreti che accendono la speranza; ma si badi bene, speranza di bene per il nostro Paese, per
le nostre comunità e le nostre famiglie, per ogni singolo cittadino, perché promuovere la vita è solo
positività per tutti. Vanno esattamente in questa direzione i provvedimenti di questi ultime settimane:
proposta di un “reddito di maternità”, utero in affitto condannato come reato universale, consultori con la
presenza di associazioni prolife, cure palliative co me pre-requisito per accedere a domande di morte
volontaria, espressa e concreta volontà di opporsi a qualunque forma di legalizzazione delle droghe,
concreto sostegno delle comunità di recupero dalle dipendenze patologiche. E

il tutto, si badi bene ancora
una volta, nel pieno rispetto delle leggi già vigenti, che per troppo tempo erano state “manipolate” in
direzione opposta, rispetto alla difesa della dignità della vita umana. Basti pensare alla legge 194 e al
polverone assolutamente ingiustificato – in termini sia pratici che giuridici – suscitato dall’emendamento
cosiddetto Malagola (dal nome dell’onorevole firmatario) che richiede la presenza del mondo prolife nei
consultori d’accesso all’ IVG, e la proposta, a firma del senatore Maurizio Gasparri, di un “reddito di
maternità” per le donne che stanno orientandosi verso l’aborto per insuperabili problemi economici.
Entrambe sono provvedimenti in totale coerenza al dettato della legge 194, sotto il titolo “Tutela sociale
della maternità”, in essa esplicitamente previsti, ma stranamente “dimenticati” in quasi 50 anni di
“disapplicazione” della legge!

Stessa manfrina per l’utero in affitto: legge 40, articolo 12, e per le numerose
dichiarazioni del Comitato Nazionale di Bioetica in tema di eutanasia e suicidio assistito. Finalmente si parte
con il piede giusto: si dia attuazione concreta e completa a leggi ed orientamenti giuridici che già ci sono,
evitando polemiche strumentali il cui sapore di delirio mortifero non può sfuggire a chiunque faccia
normale uso della ragione. E del buon senso. La posta in gioco non è la libertà di scelta, già adeguatamente
riconosciuta e garantita, ma è il dovere da parte di una nazione civile di proteggere i suoi cittadini più deboli
e fragili, oltre che di difendere sé stessa: perché nessuno ci perde se nasce un bimbo in più, se una mamma
in difficoltà viene aiutata ad avere il suo bimbo in braccio, se un malato viene accompagnato ad una
dignitosa morte naturale, se si sbarra la strada al precipizio delle dipendenze.

Certamente c’è ancora molto,
moltissimo, da fare in ordine alla promozione della vita e della famiglia: riforma dei parametri ISEE, assegno
unico universale, fiscalità a misura di famiglia … solo per fare alcuni esempi. Ma questi primi passi vanno
nella giusta direzione.

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