“ASFALTAR NO ES GUBERNAR”

Siamo infatti convinti che, come la storia ha dimostrato, servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia rappresenta e rimane il compito fondamentale del politico.

di Pino Morandini

ex magistrato e membro della Giunta del Movimento Per la Vita con incarico di Vicepresidente per il dialogo con la politica.

15 Giugno 2022

Facciamo nostro il motto antifranchista non per rivangare il passato, bensì in quanto pare sintetizzi icasticamente ed opportunamente il senso dell’impegno del Family Day anche in questa tornata elettorale comunale.
Abbiamo espresso il nostro impegno nel Manifesto valoriale dell’Associazione, manifesto diffuso in molti Comuni, con allegate anche alcune proposte operative e concrete, cercando in tal modo di offrire il nostro fattivo contributo al fine dell’edificazione di una società più giusta e più umana.

Siamo infatti convinti che, come la storia ha dimostrato, servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia rappresenta e rimane il compito fondamentale del politico.

È sicuramente positivo l’impegno per assicurare giustizia sociale, lavoro, casa, salute, solidarietà, pace, ecc. Ma la doverosa preoccupazione per quei temi non può obnubilare la posta in gioco decisiva, che è a fondamento di ogni altra sfida: la metamorfosi antropologica in atto. È del tutto intuitivo, infatti, che dalla concezione antropologica derivano conseguenze dirimenti in ordine alle scelte delle politiche da porre in essere, anche e soprattutto in relazione ai temi summenzionati. Qualora, infatti, l’essere umano sia considerato un mezzo e non un fine, come surrettiziamente ed implicitamente sospinge a ritenere la temperie culturale in cui siamo immersi, è del tutto evidente che tutto diviene lecito, possibile. Con la conseguenza che anche il paradigma della politica e delle politiche venga profondamente pervertito…

Nell’epoca presente sono in gioco le sorgenti dell’umano: l’inizio e la fine della vita, il suo grembo naturale, ossia la donna e l’uomo all’interno della famiglia, la libertà educativa e religiosa, condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino.
La politica non può fingere di accantonare siffatti problemi, sia perché rappresentano snodi fondamentali nelle società postmoderne, sia perché, accantonandoli, finisce per abbandonare l’uomo dinanzi ai suoi orizzonti di maggiore fragilità. Divenendo, in altri termini, forte con i deboli (e deboli coi forti), mettendo quindi a repentaglio gli stessi fondamenti della democrazia e perfino della giustizia.

In altri termini, reificando l’essere umano.

Ma, potrebbe obiettare taluno, quale contributo può venire dai Municipi, spesso soverchiati dal contingente (infrastrutture, povertà sociali, ecc.) e per loro stessa storia e struttura inseriti “solamente” entro l’apparato ammnistrativo?
Ebbene, da loro può provenire un contributo decisivo, finanche profetico!
Solo per tracciare taluni esempi, si pensi a quando un Comune delibera un intervento, finanziario o di altro genere, per sostenere le gestanti che faticano ad accogliere il figlio, ovvero allorquando assume la decisione di rappresentare al Parlamento la propria contrarietà a provvedimenti violativi di diritti umani fondamentali che l’organo legislativo nazionale sta adottando (si pensi al c.d. t.u. “Bazoli” – Provenza sul suicidio assistito); o, ancora, quando fa conoscere al livello nazionale la sua determinazione favorevole all’istituzione della Giornata della vita nascente, oppure qualora non solo adotta misure concrete a sostegno della vita fragile (chi è più debole e indifeso di chi non ha voce?), ma genera altresì la c.d. “cultura dell’umano”.

E ciò in quanto innesca dibattito e riflessione su temi decisivi per il futuro della società contribuendo in tal modo a rendere più giusta e più umana la vita di ogni uomo. Così operando gli enti locali rendono un servizio efficace al bene comune, ossia al bene di ciascuno e di tutti.

È piuttosto diffusa la convinzione che, nell’esercizio delle funzioni pubbliche, il rispetto dell’altrui libertà di scelta imponga a ciascuno di abdicare dai propri convincimenti per servire ogni richiesta dei cittadini. L’origine di siffatta concezione risale al relativismo etico, madre di tutte le questioni morali fin dal tempo delle polemiche tra Socrate e i sofisti, per continuare col dibattito tra Pascal e i libertini e approdare al pensiero debole che pervade tanta parte dell’odierna cultura dominante. Ci permettiamo di annotare come lo stesso Kant fosse solito affermare che «La politica non può fare neanche un passo senza la morale…» e come la storia abbia dimostrato che a fallire sono state le dottrine e le ideologie che hanno subordinato l’etica alla politica.
Senza contare che lo stesso assioma del relativismo è contraddittorio ed autoconfutatorio, il che la dice lunga in merito ai fondamenti razionali e teoretici di siffatti approdi.

In realtà, è proprio la questione della vita umana a evidenziare l’ingiustizia e i dannosi esiti pratici dell’accennato relativismo. Quando infatti una maggioranza politica approva la legittimità della soppressione, a certe condizioni, della vita fragile, non adotta forse una decisione antidemocratica e ingiusta nei confronti dei deboli? Il valore o disvalore della democrazia non dipende forse dai valori che essa rispettivamente incarna o svilisce?

Per gli anzidetti motivi il Family Day ha inteso offrire alla società, a partire dalla politica, il proprio Manifesto valoriale e ha sostenuto quindi i Candidati che hanno dato prova e si sono impegnati concretamente nel servire davvero la vita fragile.

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