Cara Europa ti scrivo

Il 9 maggio ricorre la Giornata dell'Europa. Com'è nata l'Europa? Dove sta andando?

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

9 Maggio 2023

Cara Europa ti scrivo,

così mi distraggo un po’. E poichè sei molto lontana, più forte ti scriverò.
Si, sei lontana.
E a dire il vero non ti capisco. Chi sei?
Vorrei capirlo andando indietro nel tempo. Scavare nei giorni fino a trovare le tue radici. Ricordare che la sofferenza impressa da Gesù nel legno della croce ha insegnato qualcosa a qualcuno.
I valori. Ecco la parola. Il donarsi, l’avere attenzione per l’altro, l’accettare la sofferenza.
Dove sono finiti?
Non pretendo, come molti, che l’Europa si dichiari apertamente, almeno con riferimento alle origini, cristiana. Per carità: non ci sarebbe nulla di male, sarebbe di fatto una presa d’atto di un qualcosa di storico. Un po’ come dire che secoli fa la capitale dell’impero era Roma. La si può amare o no, ma non lo si può negare.
E allora? Perchè si nega un fatto. Fatto, sia chiaro.
Immagino che la risposta sia nell’anima vera che l’Europa ha assunto oggi: un’anima scura, lontana anni luce da quei valori cristiani cui ho accennato sopra. Guai a pronunciare anche solo la parola, se non per negarli.
Cara, Europa: perchè lo fai? Perchè ti fai sopraffare da questa ideologia che nega tutto per piegarsi a una nuova, pericolosa, religione? Quella dell’ego, di un individualismo smisurato? Certo, ora negherai. Ma l’albero lo vedi dai frutti.
E i frutti sono una terra, un continente che non accoglie la vita. Che sopprime i nuovi figli, perché sin dal primo giorno del concepimento sono tali, all’insegna di una libertà assoluta. Ma di chi? E il debole? Dove lo dimentichi? Dove per “debole” ovviamente intendo il nascituro, che non può nemmeno parlare per difendere il suo diritto alla vita. L’importante è garantire il diritto di ucciderli questi piccoli. Quella per te è civiltà. Guai a chi solo ci prova a far riflettere una donna sul gesto che sta compiendo. Nemmeno il diritto alla verità ti ricordi: perché far ascoltare un cuore che batte è dire la verità. Nulla di più.
E poi il gender. Altra follia vestita da libertà. Sai cos’è la libertà, quella vera? E’ poter scegliere la strada. Ma qua, in questo campo, sei disonesta: non ammetti scelta se non quella che ti piace. Non permetti di esprimersi se non in un solo senso. E ammetti che per questa tua ideologia si blocchi la pubertà a ragazzi e ragazze che nemmeno sanno chi sono. Figuriamoci se sanno cosa dovranno diventare. Ti tuffi nei loro dubbi e nelle loro debolezze per dargli una libertà che gli procurerà solo capogiri e dolore.
E la vita? Se piace bene. Se non piace si restituisce, come se fosse un televisore che non funziona più.
Sai cosa mi fai pensare? Sai quale parola mi viene in mente a ripassare tutte queste tue scelleratezze? Solitudine.
Si, solitudine.
Questo sembra il tuo orizzonte.
Se distruggi famiglie, se coltivi la confusione dell’identità, se attacchi la famiglia, se respingi la vita, beh, l’unico prodotto che avrai creato sarà un mondo di “soli”. E forse non capiterà nemmeno tanto per caso: l’individualismo, il pensar solo a se stessi pare davvero esser l’unico altare di fronte al quale permetti una genuflessione.
Scendi cara Europa. Scendi dai gradoni di quel parlamento lontano. Smetti gli abiti radical chic e vieni in mezzo a noi, a respirare la sofferenza di tutti i giorni.
Capirai che c’è bisogno di dono, di attenzione all’altro. Capirai che l’importante non è che io sia libero e appagato di quel che faccio, ma che io con il dono della mia vita possa rendere felice qualcuno.
Prova a chiederti dove trovi tutte queste belle cose.
Lo so, non sai dove guardare. Hai perso l’orizzonte. Ma non serve guardare lontano.
Basta metter gli occhi su una croce

©Riproduzione riservata

Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

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