“È una sconfitta per la medicina e per l’intera società trattare un paziente somministrando la morte, piuttosto che farsene carico con le cure palliative. Il SSN è nato per curare e non per uccidere. La richiesta di morire è sempre un messaggio di disperazione che deve essere colto per dare una risposta, scientifica e umana, di presa in carico. Rispondere con il suicidio assistito è disumano e vergognoso. Faremo ogni sforzo per sostenere le cure palliative e cancellare la deriva della morte su commissione”, così il leader del Family Day commenta il suicidio di Anna, nome di fantasia delle donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla morta in casa sua a Trieste dopo aver ottenuto il via libera al suicidio assistito da parte del SNN.
“Come avevamo previsto già ai tempi delle Dat la deriva mortifera della legislazione avrebbe presto portato persone stabilizzate, che non sono nella fase terminale di una malattia, a chiedere la morte e ad ottenerla da parte di uno Stato che pensa più alle esigenze di bilancio che a prendersi cura delle fragilità. Da medico posso dire di non aver mai visto un paziente, che ha beneficiato di cure e prossimità affettiva, chiedere la morte. Tutto questo va contro il giuramento di Ippocrate e ci condurrà ad un aumento esponenziale dei suicidi assistiti come è già successo in molti paesi del Nord Europa”, conclude Gandolfini.
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