Le donne sono naturalmente e biologicamente predisposte all’accoglienza. Questo carisma può essere una marcia in più anche nella ricerca scientifica? Permette di indagare con un altro afflato?
Fare ricerca richiede curiosità, desiderio di scoprire, di comprendere, tanta determinazione, smisurata passione, grande umiltà. Io ho visto tante di queste caratteristiche in bravi ricercatori uomini e brave ricercatrici donne. La predisposizione all’accoglienza forse condisce il tutto con maggior sensibilità anche in questo lavoro. Accoglienza è prendersi cura, che è sempre una responsabilità.
Il ruolo delle donne nella ricerca scientifica non è diverso da quello degli uomini, quello che forse cambia è il modo in cui il loro ruolo viene riconosciuto. Negli ultimi tempi è aumentata l’attenzione su questo tipo di differenze e disparità di genere, un divario in termini di visibilità e riconoscimenti che però si sta progressivamente colmando e che ci auguriamo appartenga sempre più al passato.
E’ possibile fare ricerca nel rispetto della vita? Scienza può essere messa al servizio della vita senza derive eugenetiche?
Ovviamente le derive sono in agguato in ogni campo, basti guardare la situazione incresciosa di stato di guerra che stiamo vivendo in questi giorni. Ma la ricerca ha come obiettivo fare del bene per migliorare cure, terapie e intrinsecamente ha tutte le caratteristiche e dimensioni del servizio alla vita. Le derive nella scienza, come nella politica, nella società, negli ideali, ci sono quando proprio questo obiettivo principale, il bene dell’uomo e per l’uomo si perde, lasciando spazio ad interessi di varia natura.
Gli studenti che studiano biologia quale approccio devono avere alla vita? Lei cosa suggerisce loro?
Di studiare, di conoscere, di interrogarsi ed essere curiosi, soprattutto di mettersi in discussione, di confrontarsi, di avere sempre una grande attenzione e rispetto per la vita.
©️Riproduzione riservata




Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!
Altre persone potrebbero trovarlo utile.