Da Parigi a tutta l’Ue: così riparte la corsa all’aborto

Manca meno di una settimana, l’11 aprile per l’esattezza, e il Parlamento Europeo voterà una mozione in cui si richiede di inserire l’interruzione volontaria di gravidanza nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

7 Aprile 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Manca meno di una settimana, l’11 aprile per l’esattezza, e il Parlamento Europeo voterà una mozione in cui si richiede di inserire l’interruzione volontaria di gravidanza nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, emulando con questa vergognosa iniziativa quanto accaduto in Francia poche settimane fa. L’aborto viene presentato come “valore comune” di tutti gli Stati membri e, quindi, in quanto tale, come valore fondamentale. Se percorriamo anche solo fugacemente la storia della legalizzazione dell’aborto, tutti ricordiamo che era stato presentato come una sorta di “dolorosa necessità”, cui ricorrere in particolari casi disperati, come violenza sessuale o condizioni di indigenza estreme o malattie della gestante, e per porre fine alla criminosa e clandestina attività delle “mammane”.

Oggi, a distanza di pochi decenni, la soppressione volontaria di una vita innocente e senza difesa alcuna, viene esaltata come un’azione talmente nobile e civile da dover essere annoverata fra i “diritti fondamentali” degli Stati dell’U.E.! Spero che ci rendiamo conto di che cosa stiamo parlando: l’omicidio di un bambino (Papa Francesco così l’ha definito con inequivocabile chiarezza) è un valore da tutelare come un bene fondamentale, intoccabile, da difendere ad ogni costo! E tutto ciò sta accadendo nel silenzio mediatico più assoluto, con l’evidente volontà di mettere tutto nelle mani dei burocrati europei, saltando a piè pari la sensibilità e la storia dei popoli di cui l’Europa è fatta. Pur sapendo che una dichiarazione del genere non ha giuridicamente valore vincolante per i singoli Stati membri – ricordiamo che i Trattati dell’U.E. prevedono che temi eticamente sensibili sono di competenza esclusiva di ogni Stato – è fuori di dubbio che sul piano culturale e sociale l’impatto è enorme: chiunque volesse esprimere un’opinione contraria all’aborto, diviene automaticamente un violento reazionario che si scaglia – nientemeno – contro la Carta dei Diritti Fondamentali! Di conseguenza, la stessa obiezione di coscienza – valore sacrosanto di una società civile, libera e democratica – deve essere cancellata, in quanto condotta antisociale da condannare. E chiunque si adoperasse per organizzare misure che rendano possibile il portare a termine una gravidanza – salvando, come da anni stiamo facendo, sia il bimbo che la sua mamma – dovrebbe essere additato a pericoloso nemico dei “diritti umani”. Il diritto alla vita del bimbo viene gettato nel cassonetto, e la scelta omicida diventa diritto inalienabile.

L’Europa sta percorrendo una china terribile, che conduce verso l’”abisso della desolazione”, ove la vita umana diventa bene commerciale, manipolabile e violabile a piacimento. L’ideologia disumana e antiumana della negazione della vita sta avanzando, apparentemente senza incontrare ostacoli. L’apostasia rispetto al comandamento “non uccidere” – norma tanto religiosa, quanto laica (non dimentichiamo che nel 2007 la moratoria ONU sulla pena di morte prese le mosse proprio da questa dichiarazione!) – procede avvelenando cuore e mente di tante persone, a partire dalle nuove generazioni, educate all’indifferenza di fronte ad atti che annientano la vita.

E’ proprio di ieri la notizia che il Comune di Milano ha vietato l’esposizione al centro di una pubblica piazza di una statua raffigurante un mamma con il suo “pancione”, commovente e naturale immagine della maternità. Motivazione? Perché si tratta di un valore “divisivo”, non da tutti condiviso! Fra pochi giorni, gli ideologi di turno ci aggiungeranno che è inaccettabile quella “strana figura”, perché rappresenta qualcosa che va contro un diritto fissato nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali!

Che fare? Dobbiamo fuggire la rassegnazione, mettere in campo ogni iniziativa che protegga la vita, del bimbo e della mamma, finanziare il “diritto a portare a termine la gravidanza” … e non dimenticare che fra due mesi si vota per il nuovo Parlamento Europeo: votiamo candidati, leali e onesti, che pongano al primo posto la difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale. Siamo stanchi di burocrati che hanno svenduto anima, cuore e mente alle follie ideologiche.

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    Il grado di civiltà di un popolo si misura sull’accoglienza della vita, accoglienza coraggiosa e generosa, che non discrimina in base a criteri di convenienza o di profitto. Personale o sociale. E una società civile, prima di legalizzare percorsi di morte, costruisce percorsi di vita, che evitano alla donna di dover scegliere fra una maternità e un posto di lavoro, assicurando le condizioni perché entrambe i diritti possano essere tutelati. Chi ci perde se nasce in Italia un bambino di più?

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