Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”
Non si può che rimanere sgomenti di fronte alla notizia, riportata da La Verità pochi giorni fa, di una giovane ventiseienne – non affetta da patologie organiche, né oncologiche né degenerative, che conducono alla morte – che sta per essere sottoposta in Belgio a morte assistita perché “potenziale suicida” sin dall’età di 13 anni, quando subì “violenze e abusi”. La povera Siska (questo il suo nome) aveva tentato di suicidarsi a 14 anni e in seguito vi furono altri tentativi, tutti evidentemente falliti, fino ad oggi quando in preda alla disperazione ha chiesto ed ottenuto di ricevere l’iniezione letale.
Durante questi dieci e più anni – denuncia – è stata “maltrattata”, cioè trattata in modo assolutamente non adeguato e competente rispetto allo stato di depressione “cronica” che la affliggeva, ed ora l’istituzione pubblica le apre le porte dell’eutanasia come soluzione alle sue sofferenze. Naturalmente – colmo dell’ipocrisia – dietro sua scelta, sua libera decisione, frutto di una consapevole autodeterminazione, che la sta portando fra le braccia della “dolce morte”!
Tutto ciò sta accadendo in un Paese – progredito, ricco e civile – che aveva cominciato con depenalizzare e poi legalizzare la morte assistita, ad inizio anni 2000, riservata a ben selezionati casi “oncologici terminali”. Si partì da tre o quattro decine di morti all’anno e si è arrivati alla tragica cifra di oltre seimila pazienti. Purtroppo questo tragico trend è la norma in tutti – dicesi tutti – i Paesi che hanno legalizzato suicidio assistito/eutanasia: si inizia sempre con pochissimi casi di particolare gravità e, in poco tempo, tutti gli argini cadono, tutti i limiti vengono scavalcati, e si giunge ad uccidere una giovane donna affetta da depressione, innescata da dolorosi eventi esistenziali, di 26 anni. In Canada – altro Paese in cui le morti per eutanasia/suicidio assistito stanno drammaticamente aumentando (si è arrivati a diecimila in un anno) – Susan Woolhouse, co-presidente dell’Ontario College of Family Physicians Palliative End of Live Care, ha proposto una legge pubblicata sul sito della University of British Columbia, per “far sì che i bambini possano assistere all’eutanasia dei loro parenti … sarebbe una delle esperienze più importanti e terapeutiche per un bambino”. Follia? No. Si tratta dell’ormai scontata strategia di “normalizzazione”, per cui perfino l’omicidio di un essere umano innocente, fragile e bisognoso di ogni tipo di cura, è da considerarsi un banale evento di routine, assolutamente legittimo, legale e perfino terapeutico e auspicabile, nell’ottica del togliersi di mezzo quando si è diventati ingombranti e pesanti da gestire. In Belgio, il 17,4% delle iniezioni letali viene praticato in case di riposo: vite indegne di essere vissute! Purtroppo, il festival degli orrori non finisce qui: nel 2021 (non sono disponibili dati più recenti), in Olanda, sono stati registrati 517 casi di eutanasia SENZA esplicita richiesta e, fra questi, 6 sono infanticidi secondo il Protocollo di Groningen. In Belgio, vengono eliminati con eutanasia circa 200 bambini all’anno e solo nel 60% dei casi c’è accordo fra la decisione eutanasica dei medici e il parere dei genitori. In Canada, nel 2019, 771 casi di eutanasia “per solitudine” e nel 2021, dei circa diecimila morti con eutanasia, il 36% è stato perché si “sentiva solo” e il 16% perché si sentiva “abbandonato”.
Il racconto di quanto sta accadendo a Siska è emblematico. Dopo ricoveri in reparti inadeguati e inappropriati per affrontare le sue sofferenze, vivendo di fatto una condizione di abbandono di cura, non le resta che un’unica via d’uscita: l’iniezione letale, mascherata da libera scelta autodeterminata. Si può davvero credere che quella scelta è libera? E’ lucidamente consapevole? Quanta ipocrisia, quanta menzogna camuffata da libertà di autodeterminazione!
Alla luce di quanto sta accadendo nel mondo – a proposito, vale la pena di ricordare che sono soltanto 13 gli stati che hanno legislazioni di morte assistita; 13 su 195 – almeno un dubbio sul fatto che stiamo intraprendendo in Italia una strada disumana ed incivile, con i vari disegni di legge in discussione, dovrebbe venire. La storia, anche recente, ci insegna che quando si apre uno spiraglio, in brevissimo tempo – magari a colpi di sentenze di tribunali e corti varie – si spalanca una prateria di morte. Dal “diritto di cura” al “diritto di morte”: non è un bel progresso! Con la speranza – e la preghiera – che Sjska possa incontrare un “buon samaritano” che si prenda cura di lei.
© RIPRODUZIONE RISERVATA





Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!
Altre persone potrebbero trovarlo utile.