DDL BAZOLI. Ultimo appello per non eliminare chi soffre.

Il dolore e la sofferenza disturbano perché obbligano ad andare oltre al PIL, al PNRR e fanno vacillare i grandi progetti del “nuovo umanesimo” senza Dio.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

14 Marzo 2022

Pubblichiamo l’articolo del Prof. Massimo Gandolfini per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Purtroppo. Il primo passo di questo nuovo scempio della vita umana – in particolare quella fragile, debole, disperata – si è compiuto con l’approvazione da parte della Camera del ddl Bazoli/Provenza sulla “morte volontaria medicalmente assistita”. In modo compatto, dopo aver rifiutato anche ogni tentativo di emendare il pessimo testo in discussione, con lo scopo di garantire davvero il rispetto della dignità della vita umana, il fronte dei partiti del centrosinistra si è assunto la responsabilità di varare una disegno di legge che trasforma la medicina nell’arte di “somministrare” (sono parole di Papa Francesco) la morte e gli ospedali – in totale sfregio della legge 833/78 che istituì il Servizio Sanitario Nazionale – in luoghi in cui salute e vita diventano diritti declinabili in senso mortifero.

Dal diritto alla vita, al diritto alla morte: una bella conquista di civiltà! Dall’assistenza al malato, all’assistenza al suicidio: un grande passo avanti nella cultura del rispetto dell’uomo! Di aspetti positivi, in questa legge e in ciò che sta accadendo nel nostro Parlamento, francamente è molto difficile trovarne. Con un grande sforzo e solo sul piano sociopolitico, alla luce dei numerosi pronunciamenti di condanna di ogni forma di “morte medicalmente assistita” (anche limitandoci soltanto a questi ultimi mesi) da parte della Chiesa, e in particolare delle parole Papa Francesco, ora ogni cittadino del nostro Paese che si reputa “cristiano” sa che il fronte partitico del centrosinistra non esprime proprio nulla dei valori propri del cristianesimo, anche se magari qualche singolo si “autopercepisce” (verbo quanto mai di moda in questi anni!) e si dichiara “cristiano”.

Promuovere, sostenere, votare il testo Bazoli/Provenza è l’antitesi del millenario insegnamento della Chiesa; anzi già molto tempo prima di Cristo, a partire dalle radici giudaiche, da Mosè, dunque, fino ai nostri giorni. La recente Dichiarazione sul Fine Vita, della Congregazione per la Dottrina della Fede, Samaritanus Bonus”, non lascia il minimo spazio a opzioni eutanasiche e/o di suicidio assistito. Si tratta di azioni immorali, intrinsecamente malvagie, mai giustificabili, in assoluto contrasto con l’insegnamento evangelico e con il magistero cattolico. Facendo eco al canone 73 dell’Enciclica “Evangelium Vitae” di San Giovanni Paolo II, un parlamentare cattolico non può in coscienza né promuovere, né approvare, né dare l’assenso del proprio voto ad una legge che legittima l’omicidio di un essere umano. Fermo restando che ciascuno è arbitro della propria coscienza ed è quindi libero di decidere come meglio crede, almeno si abbia il pudore e la decenza di non definirsi “cattolico”, nel momento in cui si agisce in modo esattamente opposto ai principi fondamentali della Rivelazione stessa.

A riprova – semmai ce ne fosse ancora bisogno – della faziosità demagogica di questa legge ci sta anche il fatto che si è rifiutato di affrontare in modo serio ed efficace il tema della medicina palliativa. Tema che, peraltro, la stessa Consulta aveva indicato come scelta prioritaria necessaria, prima di accedere ad opzioni di morte volontaria. Si ha la sensazione, suffragata dai fatti, che il vero obbiettivo non sia per nulla affrontare insieme al malato i suoi momenti di sofferenza e anche di disperazione, bensì eliminarlo nel più breve tempo possibile. In perfetta, quanto assurda coerenza, con lo slogan risuonato in questi giorni: “Poniamo fine alla sofferenza dei sofferenti”! Come? Eliminando i sofferenti!

Vite indegne di essere vissute, merce di scarto, disperati senza via d’uscita: prima spariscono dai nostri occhi e dal nostro orizzonte di vita, prima possiamo alienarci nelle nostre banali insensatezze di tutti i giorni. Il dolore e la sofferenza disturbano perché obbligano ad andare oltre al PIL, al PNRR e fanno vacillare i grandi progetti del “nuovo umanesimo” senza Dio. Proprio come ai tempi di Noè: mangiavano, bevevano, se la spassavano … mentre la fine incombeva su di loro. Per chiunque è davvero credente, oggi è in atto una grande sfida; per chi è credente e ha la responsabilità diretta di scrivere leggi che condizionano la vita pubblica e privata di ogni cittadino è più che mai necessario fare una scelta di campo: o con la vita o contro la vita.

E a noi, semplici cittadini, il dovere di scegliere chi sostenere con il nostro impegno sociale e politico, oltre che con il nostro voto. Non dimentichiamoci che, quel Parlamento così maggioritariamente contro la vita e la famiglia, è là perché noi l’abbiamo eletto! Ma sempre nella vita è possibile ravvedersi e cambiare.

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