Delirio alla RAI, l’aborto è un dogma intoccabile

UCCIDERE UN BIMBO NEL GREMBO MATERNO DIVENTA UN DIRITTO, ANZI UN'IDEOLOGIA

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

29 Giugno 2022

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”.

Al di là del merito della questione – che andrà comunque affrontato – in questi giorni stiamo assistendo alla ennesima sfrontata manipolazione dell’informazione ad opera dell’Azienda Radiotelevisiva di Stato nel presentare e commentare la faccenda della pronuncia della Corte Suprema Americana, riguardante il cosiddetto “diritto di aborto”. Servizi radiofonici e/o televisivi rigorosamente a senso unico e interviste a “scontati” personaggi pro-aborto: nessun contradditorio, nessuna voce che osi dissentire dal politicamente corretto. L’aborto è un dogma intoccabile: si può attaccare ogni valore, si possono offendere i simboli religiosi (vedi gli ultimi gay-pride), si può urlare ogni blasfemia nelle pubbliche piazze, ma guai a chi non brucia incenso davanti al totem sacro dell’aborto. Frasi da vero e proprio delirio isterico a commento della storica decisione della Corte Suprema: morte della civiltà, violazione della democrazia, violenza sulle donne, negazione dei diritti fondamentali … e tante, tante altre assurdità di tal fatta hanno riempito le nostre orecchie in queste ultime ore. Non una sola parola sulla povera, innocente vittima di questa ingiusta ed iniqua violenza legalizzata.

Negli USA – grazie a questo colossale errore interpretativo, denunciato solo ora dalla Corte, del “diritto” di aborto – dal 1973 ad oggi sono stati sacrificati 53 milioni di bimbi. E a casa nostra, dal 1978 ad oggi, sei milioni e mezzo. Cifre da capogiro, che solo la perversione ideologica e il delirio dell’autodeterminazione senza limiti possono leggere senza avvertire un profondo, lacerante, devastante sentimento di commozione e di dolore.

La Corte – dovendo esprimersi sulla costituzionalità del Gestational Age Act del Missisipi 2018, che vieta l’interruzione della gravidanza dopo la quindicesima settimana – ha argomentato con grande rigore e chiarezza che “non esiste un diritto costituzionale all’aborto” e, di conseguenza, devono essere i parlamenti dei singoli stati a legiferare sul tema. Un bell’esempio di come deve essere un corretto rapporto fra potere giudiziario e potere legislativo, lasciando totale discrezionalità a quest’ultimo, senza mettere paletti e indicare ineludibili linee di condotta, come purtroppo molto spesso avviene dalle nostre parti. Basti pensare alla faccenda del suicidio assistito!

Anche nel nostro Paese non esiste il “diritto” di aborto: nella legge 194/78 non si parla, né si definisce mai l’interruzione volontaria di gravidanza come un diritto. Forse perché 45 anni fa ancora esisteva fra noi un po’ di buon senso e faceva venire il vomito la sola idea che uccidere un bimbo nel grembo materno potesse essere un “bene” da tutelare come “diritto”, come si fa per la salute, il lavoro, l’istruzione, ecc… Purtroppo, la scellerata valanga che travolge l’umano ha proseguito la sua lugubre corsa e così ci troviamo, oggi, a discettare sul diritto alla morte medicalmente assistita. Al male non c’è davvero mai limite. Qualsiasi legge che annulli il diritto alla vita di un bimbo è una legge iniqua, ingiusta e scellerata, perché legalizza la morte di un innocente. E non si tiri in ballo la tutela della salute e della vita della mamma: chi ha, come il sottoscritto, quarantacinque anni di laurea in medicina e chirurgia, sa benissimo che anche prima della Legge 194, quando era in gioco la vita materna, si sceglieva sempre – salvo eroiche decisioni contrarie – di sacrificare la vita del bimbo.

Stiamo, oggi, vivendo l’assurdo che facilitando l’aborto, stiamo maltrattando tante donne che quella profonda ferita non potranno mai cancellare. E sarebbe bastato un piccolo aiuto solidale – umano, assistenziale, economico, logistico, lavorativo – e la paura di trovarsi sola con un bimbo, si sarebbe trasformata nella gioia della maternità con il bimbo in braccio. Questo deve fare uno Stato civile: assicurare la vita, accogliere le fragilità, dare soluzioni alle criticità, elaborare norme che tutelino mamma e bambino. La scelta abortiva non è mai scelta libera: è scelta condizionata in mille modi, da mille situazioni di paura, sconcerto, ansia, dolore. E’ una squallida soluzione uccidere il bambino e nessuna – proprio nessuna – donna lo vorrebbe fare, perché porta inscritto in tutto il suo corpo – cervello, mente e anima – l’appagante desiderio di essere “mamma”, di vedere sé stessa in quella tenera creaturina che le dorme in braccio.

L’aborto è la sconfitta della civiltà e in questi giorni stiamo assistendo alla follia delirante dell’ideologia pro-aborto: una ragione in più, se ce ne fosse bisogno, per non rassegnarsi mai alla cultura della morte e dello scarto, come da anni stiamo facendo

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