Difendere i valori del centrodestra

Centrodestra, è in gioco una cultura.

di Pino Morandini

ex magistrato e membro della Giunta del Movimento Per la Vita con incarico di Vicepresidente per il dialogo con la politica.

16 Luglio 2023

Pubblichiamo un articolo apparso sul quotidiano “L’Adige” mercoledì 12 giugno 2023.

Le chiedo cortesemente ospitalità, Direttore, per una riflessione in ordine al dibattito in seno al centro destra. Non sono iscritto a nessun partito e non ho mai chiesto “posti al sole”o incarichi. In questa grande libertà, la mia riflessione è dettata unicamente dall’amore per la mia terra e dalla passione per la politica. Se essa, com’è noto, ha quale compito primario il giusto ordine della società e delle Istituzioni, e quindi suo scopo centrale è la giustizia, non può ridursi a semplice tecnica per definire i pubblici ordinamenti, ma ha natura etica, per l’appunto come la giustizia.

Per questo è fondamentale una cultura che faccia da fondamento all’agire politico. E’ in gioco la cultura di riferimento del centrodestra, quella della sussidiarietà, che valorizza l’intrapresa della società civile, che sa coniugare economia e solidarietà verso i reali bisogni, che rende protagonisti i corpi intermedi (famiglia, Comuni, terzo settore..)…Ma prima ancora la posta in gioco che sta alla base di ogni altra sfida: la metamorfosi antropologica in atto, la quale pone la domanda di cosa sia l’uomo a fronte delle possibilità offerte dagli sviluppi tecnologici che hanno dato all’uomo un nuovo potere su se stesso. Sono in questione le sorgenti della persona umana: l’inizio e la fine della vita, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nella famiglia, la libertà educativa. Questi sono valori strutturali, attengono cioè alle fondamenta di qualsivoglia società, per questo sono nodali per le democrazie postmoderne. Accantonarli significa esporsi al rischio di divenire forti con i deboli e deboli con i forti. Sono valori che rendono più umana la vita dell’uomo, quindi universali.

È’ pertanto necessaria un’unità culturale, capace di una lettura comune della realtà locale, nazionale, internazionale. Essa è prodromica e necessaria per un’unità politica coesa e forte.
Il tutto dentro una laicità sana e positiva che congiunga all’autonomia delle Istituzioni dalla Chiesa, l’apertura al senso e al destino della esistenza umana.

Se questo è, come ritengo, il retroterra culturale del centrodestra, se alle forze che lo compongono sta a cuore il costruire una società più umana e meno “liquida” (v. Bauman), l’unità va trovata ad ogni costo. E’ in gioco il grado di civiltà di un popolo. Capisco le schermaglie, il calcolo dei possibili consensi, ecc. Ma vi è qualcosa che “viene prima”.
Da ex vicepresidente della Giunta provinciale, ho esperimentato che il far parte, tantopiù se si tratta di dirigere un organo di governo, richiede quantomeno una certa esperienza. E’ stata, quella in corso, una legislatura non facile (fra gli altri, tempesta Vaia, Covid, questione orso, con il sacrificio di un essere umano, valore incommensurabile!), ma con parecchi segnali anche positivi.

Penso all’impinguamento consistente delle politiche familiari (dote finanziaria per chi vuole metter su famiglia e casa, concreti sostegni alle famiglie numerose, aumentate del 30% negli ultimissimi anni grazie anche a detti sostegni, ecc.). Penso al coraggioso diniego del patrocinio al Dolomiti pride, non certo per questioni ideologiche (ogni persona ha eguale dignità anche indipendentemente dal proprio orientamento sessuale) ma, coerentemente con la cennata cultura, per la contrarietà alla pratica dell’utero in affitto, che mercifica la figura femminile e rende il figlio oggetto di commercio. Proprio in questi giorni FdI e Lega nel Lazio stanno facendo insieme la stessa cosa.

Mi parrebbe altresì assai dannoso cambiare candidato Governatore a pochissimi mesi dal voto, chi oggi è all’opposizione non aspetta altro. Assai positivo invece il mettersi attorno a un tavolo, come si è ripreso a fare, e calibrare gli incarichi alla luce del consenso. Ma soprattutto tener presente che, laddove si è messa al centro la cultura dell’umano, la politica, e con essa la società, ha vissuto una benefica fioritura! Tantopiù lo sarebbe nell’attuale temperie nichilista. Purchè si antepongano i programmi alle alleanze e si misurino queste su quelli.

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