Pubblichiamo per gentile concessione del giornale online “IlPiacenza.it”
La notte fra il 29 e 30 agosto scorso, un giovane di 27 anni ruba un’auto della Polizia, viene rincorso fino a Piacenza, dove si schianta contro un pilastro della sede Inps di Piazza Cavalli e viene arrestato. Potremmo definirlo uno dei tanti eventi di “ordinaria follia” che la cronaca ci regala ogni giorno, ma a renderlo meritevole di una certa attenzione è la dichiarazione del papà del giovane: “Chiedo scusa alla Polizia e agli agenti per quello che mio figlio ha fatto, ma lui non era più in sé; da mesi non è più quello che era, la sua colpa consiste in un suo problema psichico e nel fatto che è caduto in pessime compagnie che gli hanno venduto cocaina”. Oltre alla compassione che queste semplici e sofferte parole evocano in ciascuno di noi, abbiamo il dovere soffermarci su un aspetto di grande e grave disagio sociale che sta tragicamente investendo le nostre famiglie: la devastante diffusione della droga, soprattutto fra i giovani.
Nella relazione che il Dipartimento Politiche Antidroga del Governo ha presentato al Parlamento nel giugno scorso, i numeri disegnano un quadro impressionante: nel 2023 nostro Paese, 680mila studenti fra i 15 e i 19 anni (pari al 28% della popolazione studentesca) ha consumato almeno una volta una sostanza stupefacente e, di questi, 120mila hanno consumato almeno 20 volte cannabis (il 2,8% ha dichiarato di usare cannabis 20 o più volte al mese) e 10 o più volte altre sostanze psicotrope. La droga più utilizzata al mondo è la mariyuana (cannabis): circa 200 milioni di persone, 5 milioni in Italia, con un mercato che vale 30 miliardi di euro (2,5% del PIL nazionale). Seguono cannabinoidi sintetici, oppiacei, cocaina, LSD e allucinogeni, amfetamine, ketamina, catinoni di sintesi e anabolizzanti. Il 65% degli studenti ha usato cannabis per la prima volta a 14/15 anni. Un altro dato allarmante è l’età di coloro che vengono definiti “consumatori a rischio”, cioè che presentano un alto tasso di probabilità di transitare dalla cannabis ad altre droghe più devastanti (dal 9 al 20%): 19 anni per i maschi e 15 anni per le femmine! In generale, il 26% dei consumatori di cannabis passa a cocaina e il 30% ad amfetamine. Il Sistema Nazionale di allerta Precoce ha identificato, nel 2023, 70 nuove sostanze psicoattive, soprattutto cannabinoidi sintetici, amfetamine, catinoni. Anche il fentanyl – oppioide di sintesi, droga devastante e con altissima possibilità di mortalità anche alla prima dose – si è affacciata sul mercato dello spaccio italiano: negli USA ha già provocato, in un solo anno, tre volte il numero di morti della guerra in Vietnam! Un altro dato che non deve passare sotto silenzio è che nel 40% degli adolescenti consumatori di cannabis, si strutturano disturbi – anche gravissimi, come la schizofrenia – della salute mentale, oltre ad un calo del Quoziente Intellettivo (QI) di 8-9 punti.
Il caso di cronaca da cui siamo partiti è un tipico esempio di drammatica sommatoria fra disturbi psichici ed effetti delle droghe. In tutto il mondo, nelle nazioni che hanno adottato leggi permissive nei confronti del consumo di droghe (ad esempio, la legalizzazione della cannabis) il numero di incidenti stradali e di accessi al Pronto Soccorso “droga-correlati” sono sensibilmente aumentati. Purtroppo, sta prendendo sempre più piede la cosiddetta “cocaetilene”: una mistura di cocaina + alcool, 30 volte più potente della sola cocaina, con un tempo di smaltimento lunghissimo (anche più di cento giorni dall’ultima assunzione!). Senza dimenticare la diffusione, nei locali della movida, di GHB e GBL, le droghe dello stupro, che si possono facilmente nascondere dentro ogni bevanda, soprattutto alcoolica, senza che la “vittima” nemmeno se ne accorga.
Posso assicurare che il nostro impegno per contrastare ogni tipo di droga, è totale e rigoroso: non esistono “droghe leggere”; le sostanze psicoattive sono tutte dannose per il nostro cervello ed è dovere di una società civile proteggere tutti i cittadini e, in particolare, i più giovani e fragili, dagli effetti devastanti legati al consumo di ogni stupefacente. Con convinzione assoluta, abbiamo scelto di muoverci nella direzione che un grande “martire della legalità” come il giudice Paolo Borsellino, indicò parlando ad una grande platea di giovani: “Non si riflette che la legalizzazione del consumo di droga non elimina affatto il mercato clandestino, anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prima ad essere investite dal mercato clandestino… Mi sembra da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe il traffico clandestino e si leverebbero così le unghie all’artiglio della mafia” (Bassano del Grappa, 1980).
Non si tratta di proibizionismo: è una questione di salute pubblica e ancor prima di “buon senso”, per chi ha davvero a cuore la salute dei nostri giovani.
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