DUE MAMME A CONFRONTO. Due mamme che hanno dato la vita.

Una mamma del Centro Aiuto alla Vita e una mamma che sceglie la vita.

di Redazione

Il Family Day è nato dall’amore sincero per la famiglia e per la vita ed è sbocciato mostrando decine di migliaia di famiglie disposte a manifestare e a combattere per la loro dignità ed esistenza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno pari dignità, non ci sono sconti a questo fondamento della vita civile. La famiglia fondata sull’amore tra uomo e donna che si donano generando il frutto del loro amore che sono i figli, è il secondo fondamento che ha realizzato quella varietà, bellezza e ricchezza di popoli e nazioni che oggi popolano il nostro pianeta.

8 Maggio 2022

Ogni mamma è unica. Si diventa madri seguendo percorsi differenti: ciascuna ha il proprio. Alcuni vengono vissuti con serenità, altri sono tortuosi, persino tormentati.
L’augurio del Family Day per la festa della mamma è per ciascuna di loro, con pensiero particolare
per le mamme che per stringere tra le braccia il proprio figlio hanno dovuto sfoderare un supplemento di coraggio e per chi le ha sapute accompagnare tenendole delicatamente, ma saldamente, per la mano mentre attraversavano e superavano le difficoltà.
Abbiamo chiesto a due donne di rispondere ad alcune domande.
Valeria è una mamma e “moltiplica” la sua maternità avendo cura delle donne che si incontra nel Centro di Aiuto alla Vita di cui è volontaria, percorrendo al loro fianco la strada che le porta alla nascita del loro bambini.
Maria è una donna che, anche grazie all’incontro con Valeria, ha trovato la forza di diventare mamma.
Offriamo questo fiore a tutte le mamme con l’augurio di essere sempre un abbraccio accogliente.

INTERVISTA

Ciao Valeria, vuoi presentarti?
VALERIA: Sono sposata e madre di 4 figli.
Sono volontaria nel Movimento per la vita da 13 anni.
Ho iniziato quasi per caso grazie a un amico che mi ha coinvolta in ciò che stava facendo e ho continuato con grande passione e sempre maggior coinvolgimento.
Ogni volta che incontro una donna, le circostanze che è chiamata a vivere, le sue fragilità e le sue risorse, la sua storia con la trama di relazioni positive e negative che le permettono o le impediscono di esprimere ciò che è, mi sento chiamata a rimettermi in gioco completamente.
Di fronte a una donna che mi chiede aiuto non ho risposte preconfezionate.
Lascio che ciò che sono venga provocato dalla nuova relazione. Ascolto, cerco di andare al fondo delle domande che mi vengono poste, di ciò che ci sta dietro, di ciò che in ultima analisi assomiglia a ciò che nel fondo del mio cuore chiedo io stessa alla vita.

Maria, cosa dici di te?
Sono contenta della mia vita e anche di aver dato la vita; averla scelta.
Ho avuto il primo figlio a 18 anni, da sola, senza avere al mio fianco un compagno.
Ora, a distanza di 11 anni, il mio primo figlio si è fatto grande, mi sono sposata e ho avuto un secondo bambino. Mio marito vuole bene al mio primo figlio anche se non è il padre biologico. Quando ero tanto giovane pensavo che la mia vita sarebbe stata rovinata dalla gravidanza e che non mi avrebbe più voluta nessuno con un figlio. In realtà non è stato così: un figlio non è un ostacolo, ma anzi un punto di forza.

Quando hai incontrato la tua prima mamma?
VALERIA: 13 anni fa. Quello che ora è il nostro presidente, mi chiese di sostituirlo nel colloquio con una mamma che stava decidendo se abortire o meno. Sapeva che le “questioni della difesa vita” mi stavano molto a cuore, ma non trovavo mai il coraggio di “lanciarmi”.
Mi disse: “Non devi preoccuparti. Vai con Agnese. Non sei obbligata a dire nulla. Tu ascolti e , se ti viene desiderio di dire qualcosa, con semplicità lo dici ”

Quando hai incontrato per la prima volta la tua volontaria?
MARIA: Ho incontrato la mia volontaria quando avevo 18 anni e andavo ancora a scuola

Come ti sei sentita il minuto prima di incontrare la tua prima mamma?
VALERIA: Assolutamente inadeguata.

Come ti sentivi il minuto prima di incontrare per la prima volta la tua volontaria?
MARIA: Mi sentivo agitata, confusa. Dentro di me sentivo un’irrequietezza: volevo abortire perché tutti mi dicevano di farlo, ma allo stesso tempo non volevo abortire perché mi sentivo male.

Cosa speravi e cosa temevi?
VALERIA: Speravo di riuscire a convincerla che ciò che aveva in pancia non erano poche cellule insignificanti, ma era suo figlio. Temevo di non riuscire a spiegarmi, di non riuscire a trasmettere ciò in cui credevo.
Cosa speravi e cosa temevi?
MARIA: Speravo in qualcosa di grande e temevo di non essere aiutata e di dover abortire.

È andata come pensavi?
VALERIA: No. Proprio in quel primo incontro capii che era tutt’altro ciò di cui c’era bisogno.
Praticamente nulla da spiegare.
La donna venne al colloquio con 2 altri figli di 2 e 3 anni.
Agnese le chiese come stesse e quale fosse la sua più grossa preoccupazione.
Sorprendentemente, almeno per me, disse: “So benissimo che quello che ho in pancia è mio figlio proprio come lo sono questi due, ma io non ce la faccio” e si mise a piangere.
C’era bisogno solo della nostra disponibilità ad ascoltare perché potesse sentire di avere il diritto di lasciare emergere dal profondo ciò che sentiva così com’era per poterlo guardare senza censure, giudicare da sé e decidere come voler agire al riguardo. Trovare la forza di chiedere aiuto e assaporare la gioia del non sentirsi sola.
Quella mamma decise poi di proseguire la gravidanza.

È andata come pensavi?
MARIA: No. Pensavo che non ce l’avrei fatta a non abortire. E invece ce l’ho fatta ed è nato.

Cosa hai visto nei suoi occhi?
VALERIA: Tormento, sofferenza all’inizio.
Poi affidamento, allentamento della tensione

Cosa hai visto nei suoi occhi?
MARIA: Nei suoi occhi ho visto tanto amore

Dicci una cosa che ti colpisce nei colloqui
VALERIA: La cosa più sorprendente è che non c’è mai nulla di scontato.
Le storie si assomigliano apparentemente molto fra di loro eppure c’è un’appropriazione dell’essenza della maternità assolutamente personale che deve scattare perché ciascuna donna possa decidere di accogliere la vita iniziata in lei.

Dicci una cosa che ti ha colpito nei colloqui
MARIA: La volontaria che ho incontrato è stata disponibile, mi sentivo appoggiata.
E’ stata rispettosa, non invadente e ha rispettato i miei tempi.
Mia mamma voleva abortissi, perché come me era spaventata, ma grazie al supporto di questa volontaria si è sentita anche lei appoggiata e non sola.
Ogni tanto mia mamma mi dice che ho tenuto il bambino perché mi ha convinta la volontaria,
ma io rispondo che non è assolutamente così!
Ho scelto io e sono contenta di aver scelto così. Diciamo che senza il suo aiuto non avrei potuto scegliere la vita, la ringrazio del supporto. Questa associazione non obbliga le persone, ma, dando gli aiuti morali ed economici, dà la POSSIBILITÀ di scegliere!!

Cosa provi quando guardi le mamme che hai affiancato insieme ai loro bambini?
VALERIA: Una gioia indescrivibile. Sento che sono fatti l’uno per l’altra. Che per capire se una cosa fa davvero bene all’uno bisogna capire se fa bene anche all’altro.

Maria cosa pensi quando guardi tuo figlio?
MARIA: Quando guardo mio figlio penso che è stata la scelta più bella che io potessi fare

Cosa diresti a una donna che attende un bimbo ed è spaventata?
VALERIA: Non avere paura. Non lasciarti schiacciare da mille paure. Affrontiamone una alla volta.

Cosa diresti a una donna che attende un bimbo ed è spaventata?
MARIA: Cercherei di incoraggiarla dicendole di pensare al suo bambino. Sarà lui a darle la forza anche se ora è sola e spaventata. Sicuramente le persone dell’associazione la potranno aiutare.

Il tuo messaggio per la festa della mamma?
VALERIA: Ogni volta che hai paura e ti senti debole, non vergognarti, non nasconderti.
Chiedi aiuto. Scoprirai in te un coraggio e una forza che non credevi di avere.
Non per niente nella storia dell’umanità l’invocazione ultima, anche di uomini forti e valorosi , di fronte alla morte è “mamma”.

Il tuo messaggio per la festa della mamma?
MARIA: Faccio un augurio a tutte le mamme

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