ESPRESSIONI E DISCORSI D’ODIO

La difesa dalle discriminazioni delle minoranze passa dalla formazione di una nuova mentalità, veicolata dai soggetti che comunicano al grande pubblico, e non dal Codice penale (come avrebbe voluto il p.d.l. Zan).

di Paolo Maria Floris

Laureato in Scienze Politiche presso l’Università “La Sapienza” ed in Filosofia presso l’Università “Gregoriana” , è attualmente in pensione dopo aver prestato servizio presso Enti locali e Ministeri ed aver ricoperto, come ultimo incarico, il ruolo di Segretario Generale del Comune di Castel Gandolfo. Ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’ Ufficio Finanza locale dell’ANCI Nazionale. E’ stato Presidente del Forum delle Famiglie del Lazio. E’ stato consigliere, durante la XVI Legislatura, nello staff del V. Presidente della Camera. E’ stato docente nei Corsi di formazione della Scuola Superiore dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno, dell’Ist. “Tagliacarne” dell’Unioncamere, dell’Università di Teramo. E’ attualmente membro del Direttivo dell’Associazione “Laudato si’ “ ( organizzatrice di “LAB.ORA” Corsi di Formazione sulla Dottrina sociale su tutto il territorio nazionale), dell’Organo di Amministrazione-Consiglio Direttivo dell’ “Associazione Family Day APS” e Segretario Generale dell’ACAF, Associazione Culturale per l’Alta Formazione, fondata e presieduta fino alla scomparsa da Ettore Bernabei.

18 Giugno 2022

L’attualità del tema relativo alle “espressioni e ai discorsi d’odio” si segnala con evidenza all’ orecchio e all’occhio di chi è abituato a frequentare i “social” e anche a chi segue i tanti talk-show televisivi, ormai divenuti in buona parte luoghi di scontro tra diverse “tifoserie” invece che aree di ricerca delle modalità di una pacifica convivenza sociale.

Il principale problema si presenta dunque sul piano dell’uso del linguaggio come “arma” per screditare l’avversario politico e/o culturale; inoltre il veicolare tale linguaggio nei servizi media audiovisivi e radiofonici genera la domanda su come intervenire da parte dell’Autorità pubblica.
In questa ottica l’ AGCOM -Autorità per le garanzie nelle comunicazioni- già nel 2019 ha approvato un “Regolamento recante disposizioni in materia di rispetto della dignità umana e del principio di non discriminazione e di contrasto all’hate speech” ; tale Regolamento specifica che per “espressioni o discorso d’odio ( hate speech ) si intende l’utilizzo di contenuti od espressioni suscettibili di diffondere, propagandare o fomentare l’odio e la discriminazione e istigare alla violenza nei confronti di un determinato insieme di persone “target”, attraverso stereotipi relativi a caratteristiche di gruppo, etniche, di del provenienza territoriale, di credo religioso, d’identità di genere, di orientamento sessuale, di disabilità, di condizioni personali e sociali, attraverso la diffusione e la distribuzione di scritti, immagini o altro materiale, anche mediante la rete internet, i social network o altre piattaforme telematiche.”

Sono previsti procedimenti sanzionatori per chi viola tali principi di riferimento, peraltro nuovamente sottolineati nell’art. 30 del D.Lgsl. 208/2021 ( Testo unico dei servizi di media audiovisivi ).
Tali interventi, considerata la delicatezza della materia che rischia costantemente di creare norme contrarie alla libertà di opinione e alla libertà di informazione, sono la conferma che la difesa dalle discriminazioni delle minoranze passa dalla formazione di una nuova mentalità, veicolata dai soggetti che comunicano al grande pubblico, e non dal Codice penale ( come avrebbe voluto il p.d.l. Zan ).

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