Eutanasia: la motivazione del “male minore” non rispetta la vita delle persone fragili.

Il compromesso, infatti, non può essere il DNA del cattolicesimo in politica, tanto più sapendo bene che la prassi giurisprudenziale e amministrativa sposterà l’asticella sempre più in basso.

di Gian Luigi Gigli

Professore ordinario di Neurologia nell’Università di Udine. Ha fatto parte del Pontificio Consiglio per la Pastorale Sanitaria e della Pontificia Accademia per la Vita, è stato Presidente del Movimento per la Vita. Parlamentare nella XVII Legislatura.

9 Febbraio 2022

Il 9 febbraio 2009, Eluana Englaro moriva a Udine per sospensione di nutrizione e idratazione. I protagonisti di una vicenda giudiziaria controversa furono trasformati negli eroi civili di un’impresa epica.

Da epilogo eccezionale per un evento tragico, nel dicembre 2017, la possibilità di sospensione su richiesta i sostegni vitali diventò legge (L. 219). Dopo 4 altri anni di triangolazioni tra radicali, magistratura e sinistra parlamentare, è proprio facendo leva sulla L. 219/17 che l’Italia si trova oggi pericolosamente vicina alla legalizzazione della morte volontaria medicalmente assistita. Come per la 219, i cattolici del PD e alcuni influenti uomini di chiesa ne sollecitano l’approvazione, con la motivazione del male minore. Tuttavia, la complessità della clinica dovrebbe mettere in guardia da generalizzazioni mediatiche e legislative tendenti a risolvere “casi pietosi”.

Dal canto suo, la progressiva deriva verificatasi negli anni dovrebbe bastare per aprire gli occhi sulle conseguenze, salvo che non si sia complici. Ciò che si sta determinando in Parlamento, e che va oltre le stesse richieste della Corte Costituzionale, non può trovare giustificazione nella paura di essere sconfitti in un referendum palesemente incostituzionale.
Il compromesso, infatti, non può essere il DNA del cattolicesimo in politica, tanto più sapendo bene che la prassi giurisprudenziale e amministrativa sposterà l’asticella sempre più in basso.

Bisognerebbe invece superare la frattura tra chi cerca disperatamente una mediazione senz’anima e chi vuole la contrapposizione fine a sé stessa. Solo così potremo evitare di abbandonare i primi al tradimento dei valori e di consegnare i secondi a ideologie che non rispettano la vita di tutti i soggetti fragili.

Nella Giornata per gli Stati Vegetativi, riflettendo su quanto accaduto dal 2009, rinnoviamo il nostro impegno a lottare per evitare la devastazione del diritto e la desertificazione dell’etica medica e per sviluppare politiche di tutela delle vite più fragili e di solidarietà con le tante famiglie che se ne fanno carico con amore. Sono esse i veri eroi civili di questo paese.

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