EUTANASIA: Misura per far quadrar le spese. Intervista a Gian Paolo Conter, geriatra palliativista.

Il problema non è l’accanimento terapeutico ma l’abbandono terapeutico.

di Gian Paolo Conter

specialista in Gerontologia e Geriatria, Palliativista e Bioeticista ( master in Boetica Università Cattolica del Sacro Cuore 2003; master in Bioetica Università degli Studi di Padova 2004)

10 Giugno 2022

Conter (geriatra palliativista): eutanasia misura per far quadrare le spese, nessun paziente seguito chiede la morte.

“Non ho mai trovato un paziente contornato dall’amore della famiglia e seguito con le adeguate cure mediche che abbia chiesto la morte”. Nella chiaccherata con il Family Day, Gian Paolo Conter, geriatra palliativista domiciliare, offre uno spaccato sul fine vita che smentisce la narrazione a senso unico che spinge i disegni di legge su eutanasia e suicidio assistito.

Dott. Conter cosa pensa di questa deriva mortifera, potrebbe cambiare la sua professione?

Anzitutto voglio dire che purtroppo la legge sulla medicina palliativa non è mai stata finanziata, viene quindi negato il diritto alle cure per alleviare il dolore. Dobbiamo poi considerare che la pandemia ha messo in luce gli effetti di tutti i tagli alla sanità che sono stati fatti in questi ultimi 20 anni. Quindi noi geriatri facciamo quello che possiamo, aiutiamo molto con la relazione, prendiamo in carica il paziente oncologico con una prognosi a pochi mesi. Noi aiutiamo anche la famiglia e l’accompagniamo in tutta la fase del fine vita del loro caro.

Quindi secondo Lei le iniziative legislative che vogliono introdurre il suicidio assistito non rispondono ad un’esigenza dei pazienti ma agli obiettivi di risparmio della sanità pubblica?

Di tutti i pazienti che ho incontrato nessuno mi ha mai fatto un discorso del genere, vogliono tutti guarire. Molte volte le situazioni di fine vita durano molto ma questo non li induce a chiedere la morte. I pazienti aspettano le nostre visite con speranza. Ci chiamano anche di notte. C’è voglia di vivere e non di farla finita.

Quanto è importante la famiglia?

La famiglia è sempre fondamentale. Dove c’è la famiglia va tutto meglio. Molto meglio aiutare la famiglia con ogni tipo di sostegno di welfare per la cura dei malati piuttosto che consentire ai parenti di dare la morte al loro famigliare fragile.

C’è il rischio di alimentare l’abbandono terapeutico?

Certamente. Il problema non è l’accanimento terapeutico ma l’abbandono terapeutico. Dopo il Covid, i medici di base, oberati da una burocrazia incredibile, non hanno tempo di muoversi dai loro ambulatori; molti di loro danno il mio numero agli anziani. La scarsità di medici è un altro problema rilevate; ci siamo esaltati per il loro impegno durante la pandemia, ma già ci siamo scordati di questa emergenza. Qui nel bresciano le RSA fanno fatica a trovare medici e infermieri. In questo contesto è facile che emergano situazioni di abbandono terapeutico. Dirò di più: molti anziani entrati in ospedale covid negativi ne sono usciti morti a causa del virus. L’anziano non dovrebbe andare in ospedale per poi rimanere solo senza nemmeno le visite dei familiari. Alcuni di loro andavano in delirio e per calmarli venivano sedati; è una prassi che può aver causato gravissime conseguenze.

Lei sta facendo affermazioni molto forti…

Non dico che ci sia una responsabilità dei personale medico-sanitario, la gestione di questi malati anziani è molto difficile. Tuttavia, la sedazione di un anziano andrebbe fatta solo quando è già compromesso. L’anziano ha bisogno di qualcuno che lo tocchi, lo accarezzi. Ci vuole personale che lo assista nelle sue disautonomie.

Cosa chiede allo Stato?

È stata fatta la politica sul numero chiuso alle facoltà di medicina, si entra con i quiz, all’americana. Tuttavia, molti fanno il medico, ma non hanno nelle corde la missionarietà di questa professione. Noi dobbiamo valutare quelli che escono dalle facoltà anche attraverso altri criteri. In ogni caso bisogna formare più studenti, non abbiamo ancora i numeri necessari per far fronte alla richiesta di personale sanitario specializzato. Un paziente senziente ha bisogno di un grande supporto psicologico; infermieri e medici devono essere formati alla relazione. Ho visto troppi anziani andati in “picchiata” perché lasciati soli. L’uomo è un essere votato alla relazione. Quando la famiglia regge e magari è supportata da un assegno di accompagno, allora offriamo una grande boccata d’ossigeno al paziente e ai suoi famigliari. Se lo Stato opera in questo modo nessuno sentirà mai il bisogno di chiedere l’eutanasia.

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