Finalmente una voce chiara. Le droghe (tutte) bruciano il cervello

BASTA DISTINZIONI!

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

30 Giugno 2023

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Finalmente, dopo oltre dieci anni di totale silenzio, si è celebrata la Giornata Mondiale contro la droga, con l’ufficialità istituzionale che un evento del genere richiede. Lo ha voluto fortemente il Sottosegretario Alfredo Mantovano: era dal governo Berlusconi, 2011, che non si sentiva la voce chiara e decisa del Presidente del Consiglio alzarsi senza equivoci contro la droga, contro ogni tipo di droga, dichiarando una lotta senza quartiere contro ogni tipo di dipendenza. Lo ha fatto Giorgia Meloni, con lucidità e coraggio, lanciando un appello a tutte le forze “sane e oneste” del nostro Paese perché si costruiscano, insieme, progetti, percorsi ed iniziative che abbiano al centro il valore della “persona” e, in particolare, della persona fragile e debole – come sono i giovani in generale, i tossicodipendenti, le famiglie ferite – aiutando a non cadere o a uscire dal buco nero della droga.

Non a caso la Premier ha citato proprio Papa Francesco e la “cultura dello scarto”, tante volte fortemente stigmatizzata dal Papa, indicando che ogni persona ha valore e non può essere gettata o abbandonata fra le braccia della droga. Informazione con contenuti veramente scientifici, formazione culturale, prevenzione, cura, recupero, riabilitazione, sono le parole d’ordine con le quali costruire una nuova stagione di politiche antidroga: si deve passare da una politica di gestione del disagio e dell’emergenza, ad una politica di fermo contrasto alla droga e, al contempo, di ascolto del disagio che può spingere a drogarsi, dando risposte concrete in ordine ai bisogni che emergono.

Due esperti tossicologi americani, descrivendo gli effetti drammaticamente distruttivi che la legalizzazione della cannabis ha prodotto negli USA, hanno ribadito un concetto che deve diventare una pietra miliare, per chiunque ha a cuore il bene dei giovani, in particolare: tutte le droghe sono droghe, sono stupefacenti, sono sostanze che “bruciano” il cervello; solo un’ideologia disumana e totalmente priva di scientificità può proporre assurde distinzioni fra droghe leggere e droghe pesanti. L’esperienza mondiale ci dice che la cannabis, la marijuana – sostanza di cui qualche sconsiderato, magari in malafede, chiede la legalizzazione ancora oggi – non è altro che la porta d’ingresso nel tunnel della tossicodipendenza. Quattro giovani, in corso di recupero presso comunità terapeutiche, hanno raccontato la loro dolorosa esperienza di come dal “mi faccio una canna e smetto quando voglio” sono passati alla schiavitù della sostanza che ha devastato le vite loro e delle loro famiglie. E quante lacrime e sangue è costata la riabilitazione!

“La droga è una malattia” che va combattuta, prevenuta e curata e le scelte politico/sociali di uno stato davvero civile non possono che avere un solo traguardo: una società “droga free”. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, Roberto Mancini, Ct della nostra Nazionale, Arianna Fontana, plurimedagliata olimpica, Max Giusti, attore – anche raccontando esperienze personali – hanno lanciato l’appello del mondo sportivo e dello spettacolo al contrasto alla droga.

Oggi, sono censite più di cento sostanze stupefacenti presenti sul mercato, l’età della prima assunzione in Italia si è drammaticamente abbassata a 13/14 anni, sono circa 26.000 i giovani che sono morti per overdose dal 1973 al 2022 (una media di 550/600 all’anno), il contenuto di THC (la sostanza attiva e velenosa) in una “canna” di oggi è 5 volte maggiore rispetto a dieci anni fa; negli USA – che vantano politiche molto liberal nell’uso di droghe – nel solo 2021, i morti per overdose sono stati 107.000, con un incremento del 14,9% rispetto al 2020: sono solo alcune delle tinte fosche che descrivono la tragedia, umana e sociale, della droga.

Come ha concluso Mantovano, la strada maestra è quella di una ferma e drastica rivoluzione culturale, globale e permanente, che escluda ogni tipo di “normalizzazione” della tragedia droga, dalla cannabis all’eroina.

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