Gandolfini (Family Day): in Emilia Romagna suicidio assistito in 42 giorni, follia che porta abbandono terapeutico  di malati, anziani e disabili

“Con una semplice delibera regionale, l’Emilia Romagna vuole introdurre il suicidio assistito nel suo sistema sanitario, con una domanda di morte che sarà valutata in soli 42 giorni. Su un tema così cruciale per l’integrità della persona umana la giunta di centro-sinistra non reputa necessario nemmeno un confronto in Consiglio Regionale, ovvero nell’aula dove in […]

di Redazione

Il Family Day è nato dall’amore sincero per la famiglia e per la vita ed è sbocciato mostrando decine di migliaia di famiglie disposte a manifestare e a combattere per la loro dignità ed esistenza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno pari dignità, non ci sono sconti a questo fondamento della vita civile. La famiglia fondata sull’amore tra uomo e donna che si donano generando il frutto del loro amore che sono i figli, è il secondo fondamento che ha realizzato quella varietà, bellezza e ricchezza di popoli e nazioni che oggi popolano il nostro pianeta.

12 Febbraio 2024

“Con una semplice delibera regionale, l’Emilia Romagna vuole introdurre il suicidio assistito nel suo sistema sanitario, con una domanda di morte che sarà valutata in soli 42 giorni. Su un tema così cruciale per l’integrità della persona umana la giunta di centro-sinistra non reputa necessario nemmeno un confronto in Consiglio Regionale, ovvero nell’aula dove in una democrazia prende corpo la pluralità delle sensibilità di un popolo” così Massimo Gandolfini, neurochirurgo e presidente del Family Day. 

“Ricordiamo che il suicidio assistito è una scorciatoia che giustifica disinvestimento nella cura e nell’assistenza della persona malata e che parte da casi limite ma conduce sempre ad una deriva in cui si eliminano gli anziani, i disabili e tutti gli improduttivi, come è successo in tutti i Paesi Occidentali che lo hanno legalizzato, dove i numeri delle persone che vi hanno fatto richiesta è decuplicato nel giro di pochi anni”. 

“Ormai è stata adottata una visione mortifera che vuole concedere la morte anche a persone stabilizzate che non sono in una fase terminale della malattia e che non sono tenute in vita da sostegni vitali. Da medico chirurgo posso dire che in Italia non esiste accanimento terapeutico ma il rischio è l’opposto, ovvero una caduta verso l’abbandono terapeutico che trova una via d’uscita in quella che viene presentata come la ‘dolce morte’ ma altro non è che l’eliminazione di malati e disabili. La delibera dell’Emilia Romagna crea inoltre un caos normativo che rischia di alimentare un turismo della morte verso le regioni che consentono la pratica del suicidio assistito. Per questo chiediamo un intervento urgente del Ministero della Salute”.

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