“Le parole del Santo Padre rivolte al Corpo Diplomatico sono un compendio di sapienza divina e saggezza umana che riempiono di speranza tutti gli uomini di buona volontà” dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Family Day.
“L’ affermazione del valore della vita come principio sacro e inviolabile per credenti e non credenti, è il fondamento di ogni società civile. La difesa e il servizio alle vite fragili, dall’ embrione al malato terminale, dal profugo al disabile, è il dovere primario di uno Stato che si fonda sul valore inalienabile di ogni persona umana, senza eccezione alcuna” prosegue Gandolfini.
“Un valore speciale acquistano oggi le parole del Papa mentre è vivo il dibattito su fine vita, con il rischio di legalizzazione di norme a favore del suicidio assistito che alimentano la cultura della morte e dello scarto. Il Santo Padre, mentre condanna chiaramente ogni opzione contro la vita, indica anche la via da percorrere per aiutare chi soffre e vive in condizioni di dolore, fino alla disperazione: la via è l’amore, la condivisione, la vera solidarietà, la compassione, il “vivere con”, accompagnando, servendo con cura e dedizione. Ogni richiesta di morte è un grido disperato di dolore, che invoca aiuto. L’ appello alla coscienza è un passaggio fondamentale per decidere da che parte stare: dalla parte di chi per eliminare la sofferenza propone l’eliminazione del sofferente, o dalla parte di chi è impegnato ad accompagnare il sofferente alla morte naturale. È un appello rivolto ad ognuno di noi, ma in modo particolare a chi ha responsabilità nel formulare provvedimenti legislativi. È un appello ai nostri uomini politici, ai parlamentari, in particolare se cristiani: ci sono principi irrinunciabili, indisponibili alle logiche di vantaggio di partito o elettorali e la difesa della vita è certamente la madre di ogni altro principio e valore. Per tutti noi del Family Day è un meraviglioso incoraggiamento a proseguire con coraggio, lealtà e sacrificio in questa missione. Grazie con tutto il cuore Santo Padre ” conclude Gandolfini



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