Giornata internazionale dell’uomo – Riflessione di Roberto Marchesini

Se crediamo che essere uomo e donna abbia un senso, quale è questo senso? Qual è la vocazione specifica dell’uomo? Quali sono i compiti che Dio ha affidato, in modo particolare, all’uomo? Nella giornata internazionale dell’uomo la riflessione di Roberto Marchesini, che alla “questione maschile” ha dedicato pagine illuminanti.

di Roberto Marchesini

Roberto Marchesini è nato a Rho (MI) nel 1971; è felicemente sposato. Nel 1999 si laurea in psicologia presso l’Università di Padova; nel 2006 consegue la specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia. Lavora a Milano come psicologo e psicoterapeuta; tiene numerose conferenze in Italia e all’estero. Ha pubblicato articoli per Il Timone Cristianità, Il Domenicale, Il Settimanale di Padre Pio, Studi Cattolici, Famiglia Oggi, Radici Cristiane, Notizie Pro Vita, Tempi, Noi genitori e figli, Divus Thomas, SOS Ragazzi, Punto Famiglia; è editorialista de La Nuova Bussola Quotidiana.

19 Novembre 2022

Se crediamo che essere uomo e donna abbia un senso, quale è questo senso? Qual è la vocazione specifica dell’uomo? Quali sono i compiti che Dio ha affidato, in modo particolare, all’uomo? A quanto pare, principalmente due.

Il primo è il lavoro che, in conseguenza della condanna biblica è sinonimo di fatica: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane» (Gn 3, 19). Non a caso, in francese e nei dialetti italiani meridionali, il lavoro si chiama «travaglio», cioè affanno, dolore, sofferenza. A quanto pare, l’uomo ha assunto su di sé questa condanna: si sente particolarmente responsabile del sostentamento della famiglia. Egli sente, intimamente e profondamente, che il lavoro è suo compito, nonostante la società moderna faccia di tutto per levargli l’impaccio.

Contrariamente alla donna, l’uomo non ha il diritto di scegliere se lavorare o restare a casa. L’uomo ha il dovere di lavorare, non ha facoltà di scegliere se farlo o meno. Contrariamente a quanto avviene alla donna, se un uomo perde il lavoro, la sua vita è finita: si sente inutile, senza uno scopo né un senso. È ancora peggio se l’uomo si trova nella situazione di farsi mantenere dalla moglie o dai figli: è quasi impossibile che, oltre che inutile, non si senta anche un peso e non si senta oppresso dalla vergogna. Se diamo un’occhiata al grafico dei suicidi in qualunque paese occidentale, suddiviso per sesso ed età, notiamo che i suicidi sono bassissimi durante l’infanzia e crescono un pochino durante l’adolescenza. Fino a questo punto non ci sono differenze tra la linea dei maschi e quella delle femmine: procedono di pari passo. Poi entriamo nell’età adulta, durante il periodo lavorativo: i suicidi crescono. Tuttavia, crescono più per gli uomini che per le donne. Evidentemente, nonostante ciò che affermano i media, questo mondo è meno favorevole agli uomini che alle donne. Ma proseguiamo ancora, spostando il nostro sguardo verso destra, dopo i settant’anni: mentre la curva dei suicidi femminili resta più o meno costante, quella dei suicidi maschili ha una vera e propria impennata.

Quella fascia d’età corrisponde all’età della pensione, nella quale l’uomo non lavora più. Mentre sono le relazioni a dare un senso alla vita del lavoro della donna, per l’uomo questo compito è svolto dal lavoro.

Il secondo compito è quello di proteggere la famiglia. È questo che Dio chiede a Giosuè al momento di entrare nella Terra promessa: «Sii forte e coraggioso». Nel primo capitolo del libro di Giosuè, questa frase ricorre ben quattro volte: le prime tre pronunciate direttamente da Dio; la quarta dal popolo, anch’esso rivolto a Giosuè. Giosuè è a capo del popolo, come il padre è a capo della famiglia. Anche a lui è richiesto di essere forte e coraggioso. Si tratta di far crescere la virtù della fortezza che, in italiano corrente, si chiama coraggio. Anche in questo caso, l’imperativo divino è stato assunto seriamente dall’uomo, dagli uomini di ogni epoca e terra. Non a caso, la virtù della fortezza è direttamente connessa all’autostima maschile. Se un uomo non si sente forte e coraggioso, si sente inutile, di peso.

Dio ha quindi affidato all’uomo un pesante fardello. Come possiamo aiutarlo a portarlo? Nella nostra società c’è l’idea che la virilità sia un pacchetto dato dalla nascita, a chi più grande, a chi più piccolo; comunque, di dimensioni prestabilite. Molti ritengono addirittura che l’uomo abbia una quantità eccessiva di virilità, per questo «tossica»; sarebbe pertanto giusto umiliare in ogni modo possibile e immaginabile l’uomo e la sua virilità, sempre e comunque in eccesso. In realtà, la virilità è un insieme di virtù, la più importante delle quali, come abbiamo visto, è la virtù della fortezza. Le virtù possono essere accresciute oppure ridotte semplicemente con l’esercizio. Ci sono molti modi per esercitare – e quindi accrescere – la virtù della fortezza, ad esempio lo sport. Lo sport è stato inventato nei periodi di pace per non perdere le virtù virili e cavalleresche. Insieme alla pratica sportiva, anche l’educazione familiare e buone letture possono aiutare i ragazzi a esercitare la virtù della fortezza. Per gli adulti, oltre allo sport, sono vivamente consigliate vere e buone amicizie maschili.

Aiutiamo come possiamo gli uomini a portare questo fardello, e cresciamo le nuove generazioni di uomini all’osservanza degli imperativi divini.

Roberto Marchesini è nato a Rho (MI) nel 1971; è felicemente sposato.

Nel 1999 si laurea in psicologia presso l’Università di Padova; nel 2006 consegue la specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
Lavora a Milano come psicologo e psicoterapeuta; tiene numerose conferenze in Italia e all’estero.

Ha pubblicato i seguenti volumi: Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici) (Fede & Cultura 2007); L’identità di genere (I quaderni del Timone 2007), Psicologia e cattolicesimo (D’Ettoris 2009), Quello che gli uomini non dicono. La crisi della virilità (Sugarco 2011); Il paese più straziato. Disturbi psichici dei soldati italiani della Prima Guerra Mondiale (D’Ettoris 2011); Martirio al Santuario (D’Ettoris 2011); Amore e sessualità. La teologia del corpo di Giovanni Paolo II (I quaderni del Timone 2011); La psicologia e san Tommaso d’Aquino (D’Ettoris 2013); Omosessualità e magistero della Chiesa (Sugarco 2013); Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo (Sugarco 2014, con Massimo Introvigne); Nebbia di piombo. Un’indagine nella Milano degli anni Settanta (Gondolin 2014) E vissero felici e contenti. Manuale di sopravvivenza per fidanzati e giovani sposi (Sugarco 2015); Aristotele, san Tommaso d’Aquino e la psicologia clinica (D’Ettoris 2015); Uomo, donna, famiglia e “gender” (I libri della Bussola 2016); La Rivoluzione nell’arte (D’Ettoris 2016); Omosessualità (Pro Manuscripto 2016) Codice cavalleresco per l’uomo del terzo millennio (Sugarco 2017); Le virtù. Il cammino del cavaliere (Sugarco 2019); Per la libertà, vostra e nostra. La Polonia raccontata agli italiani (D’Ettoris 2019); Le vie della psicologia. Storia e tendenze contemporanee (Sugarco 2020); Liberalismo e cattolicesimo. I mercanti nel tempio (Sugarco 2021); La vita è un bicchiere. Discorsi sulla vita, il lavoro e il buon bere (Sugarco 2022); Mio Dio, che ansia! (Il Timone 2022).

Ha pubblicato articoli per Il Timone Cristianità, Il Domenicale, Il Settimanale di Padre Pio, Studi Cattolici, Famiglia Oggi, Radici Cristiane, Notizie Pro Vita, Tempi, Noi genitori e figli, Divus Thomas, SOS Ragazzi, Punto Famiglia; è editorialista de La Nuova Bussola Quotidiana.

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