Gli italiani hanno respinto l’assalto dei falsi diritti

La schiacciante vittoria elettorale del centrodestra, e in particolare del partito di Giorgia Meloni, suscita giustamente molteplici considerazioni e interpretazioni. Il mondo pro-family è come un fiume carsico, un fiume di votanti e di voti, nascosto, che fa poco clamore e che non viene invitato nei salotti bene, da Porta a Porta a Tg2 Post, ma che scorre tanto silenzioso quanto gonfio d’acqua.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

28 Settembre 2022

Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

La schiacciante vittoria elettorale del centrodestra, e in particolare del partito di Giorgia Meloni, suscita giustamente molteplici considerazioni e interpretazioni. Tra politici e politologi siamo subissati di letture diverse, con opinioni anche molto interessanti e argute, certamente non prive di oggettivi fondamenti.

Su una lettura, a mio parere, è calato il silenzio assoluto, con la sensazione che “è meglio non parlarne”, quasi sia un argomento tanto scottante che è più semplice neppure sfiorarlo. Si ha la sensazione che si potrebbero smuovere grandi potentati economici, che hanno in mano il potere della comunicazione e, quindi, della persuasione occulta di interi popoli, pronti a schiacciare chiunque osi non allinearsi a quel pensiero unico.

Mi riferisco ai temi politici “eticamente sensibili” che, pure, hanno occupato uno spazio non proprio indifferente nel dibattito pre-elettorale. Ovviamente, a questi collegato, c’è il ruolo giocato dal mondo della difesa della vita, della famiglia naturale e della libertà educativa. Questo mondo è come un fiume carsico, un fiume di votanti e di voti, nascosto, che fa poco clamore e che non viene invitato nei salotti bene, da Porta a Porta a Tg2 Post, ma che scorre tanto silenzioso quanto gonfio d’acqua. Con i pochi e umili mezzi a disposizione, dal passaparola al contagio interpersonale, alle conferenze “alla buona” dedicate sui territori, ai social usufruibili, quelle acque hanno raggiunto milioni di persone, e hanno dato il loro frutto.

I principi fondamentali – vita, famiglia e libertà educativa – stanno alla base della nostra civiltà e devono essere rispettati e promossi, prima di ogni altro aspetto della vita del nostro Paese. Nessuno ha in mano i numeri per poter sostenere o smantellare la correttezza di questa lettura, ma un dato è inconfutabile: il fronte dei cosiddetti “diritti civili” – quello del diritto di aborto, della morte volontaria medicalmente assistita, della droga libera, dell’utero in affitto; quello della ricetta Speranza con la pillola abortiva a portata di mano e della ricetta Zan/Boldrini/Cirinnà di educazione gender nelle scuole – è stato pesantemente sconfitto.

E non è servito neppure il tentativo di evocare il defunto regime fascista per arruolare consensi. E’ una lezione per l’intero mondo politico: il comune sentire degli italiani, quando è posto con verità di fronte al disastro dei “diritti civili” così coniugati, non ha dubbi a schierarsi a favore di chi vuole contrastarli o, quantomeno, di non promuoverli. Si deve dare atto che lo schieramento del centrosinistra, su questi temi veramente compatto, non ha fatto mistero delle proprie intenzioni di governo: le abbiamo registrate e con democratica correttezza abbiamo scelto di votare chi ha dichiarato opposizione.

La stessa Lega, che in passato aveva accolto positivamente gli appelli del mondo prolife e profamily, in tempi recenti ha mostrato tentennamenti preoccupanti, provocando l’inevitabile reazione dello spostamento di consensi verso Giorgia Meloni e verso Silvio Berlusconi che, pur in mezzo a non poche contraddizioni, ha sempre affermato di voler sostenere i “valori cristiani” che stanno alla base della nostra storia nazionale. Ora abbiamo di fronte cinque anni di governo di centrodestra, che verrà monitorato e valutato sulla base di un minimo e di un massimo denominatore comune: il minimo, non toccare i temi etici fondanti il bene comune del nostro Paese; il massimo, promuovere leggi a misura di famiglia (quoziente familiare, assegno universale adeguato al carico familiare, compatibilità famiglia-lavoro), della vita (incentivi alle nascite, reddito di maternità, contributi figurativi) e della libertà educativa (costo standard, parità scuola pubblica e paritaria, con parità di trattamento per gli insegnanti).

Non è il “paese dei sogni”; è il paese della sussidiarietà concreta ed operosa, il paese del bene comune, il paese che mette al centro la vita e non la morte. Guarda caso, è proprio quanto sta accadendo in Ungheria, con quel pericoloso soggetto di Viktor Orban che – democraticamente eletto – ha pensato che lo “stato di diritto” è quello che sostiene la vita e la famiglia naturale. E da quelle parti l’inverno demografico è ormai alle spalle.

 

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