Il mito della sovrapopolazione

Le capacità della nostra mente di trovare strade sempre nuove, di elaborare mezzi tecnici sempre più utili ed affidabili ci autorizzano ad essere prudentemente ottimisti. Pubblichiamo l'articolo tratto dal quotidiano "La Verità" per gentile concessione.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

2 Febbraio 2022

L’articolo di Marcello Veneziani, persona di grande cultura, che mi onoro di considerare un amico, condividendo gran parte delle sue riflessioni, in tema di allarme demografico per sovrapopolazione mondiale, mi ha spinto a cercare di approfondire la delicatissima questione della cosiddetta “limitazione delle nascite”.

Prescindo dalla mia personale appartenenza religiosa che mi rende profondamente convinto che ogni nuova vita è un grande e prezioso dono di Dio, vorrei esporre ed analizzare i fatti utilizzando argomentazioni esclusivamente razionali e tecniche, partendo da dati certi e verificabili. Dunque, quante persone possono vivere sul nostro pianeta?

Il punto di partenza è la conoscenza e la valutazione delle terre coltivate (e coltivabili) valutandone la capacità di produrre “alimentazione”. I tecnici parlano di “superficie agricola utilizzata” (SAU), intendendo seminagioni, alberi da frutto, terreni destinati a pascolo, coltivazioni agrarie diverse, prati permanenti. Chiaramente sono escluse le aree occupate da fabbricati, ma anche quelle destinate a bosco libero o a bosco da legna.

Dunque, la superficie agricola totale (SAT) è data dalla somma della SAU (quella già utilizzata) più quella non ancora utilizzata. Ora, la superficie totale delle terre emerse è di circa 15 miliardi di ettari e la SAU è circa un terzo del totale, cioè 5 miliardi di ettari, e di questi 1,5 miliardi di ettari sono di terre arabili. Si aggiunga che – ad oggi – sono 140 milioni gli ettari destinati a coltivazioni permanenti (frutteti, vigneti, thè, caffè ..). A questi dati, va collegato un altro importante parametro: la cosiddetta “resa agricola” che in poche e semplici parole significa la capacità “produttiva” in termini alimentari del terreno.

Per evitare calcoli troppo complessi, possiamo riferirci alle due coltivazioni più diffuse: mais e frumento. Ogni Kg di frumento vale circa 3.390 calorie, e ogni persona adulta richiede mediamente (naturalmente con tutte le possibili variabili) 3000 calorie al giorno (cioè, 1 milione e centomila calorie in un anno). Oggi, siamo in grado di produrre circa 10 miliardi di tonnellate di frumento all’anno.

Moltiplicando la quantità di calorie per tonnellata di frumento (3.390.000 calorie) e tenendo conto che con circa 3000 calorie al giorno possiamo adeguatamente nutrire una persona, risulta che – ad oggi – il nostro pianeta è in grado di mantenere 30 miliardi di umani.

Va precisato che i dati riportati sono calcolati ad OGGI, cioè in base allo sviluppo scientifico, tecnologico, strumentale e sociale che caratterizza il nostro mondo attuale, e la storia dell’uomo ci insegna quante impensabili ed inaspettate risorse l’”homo sapiens sapiens” sia in grado di mettere in atto, soprattutto quando si trova in condizioni di necessità. Del resto, è sufficiente farsi un giretto per il nostro bel Paese per vedere quanti miracoli “agroalimentari” siamo stati capaci di costruire in poco più di cento anni, così che al tempo dell’Unità d’Italia ancora si moriva di fame, ed oggi – purtroppo – si muore di sovralimentazione!

Le capacità della nostra mente di trovare strade sempre nuove, di elaborare mezzi tecnici sempre più utili ed affidabili (chi, solo 30 anni fa, avrebbe mai pensato che saremmo stati in grado di produrre pomodori, zucchini, pesche o olive resistenti alle muffe o ai batteri!) ci autorizzano ad essere prudentemente ottimisti: con i piedi in terra, possiamo essere convinti che il pianeta ha in riserbo per noi ancora tantissime risorse, che ci consentono di continuare a credere che ogni nuova vita è sempre, ma proprio sempre, una ricchezza. E, per chi è credente come me, è segno che Dio non si è stancato dell’umanità, nonostante tutti i crimini contro la vita di cui è costellata la nostra società. Ma questa è un’altra storia …

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