Il nostro pianeta, la nostra salute – intervista al Prof. Luigi Mariani

Nonostante il rilevantissimo incremento della popolazione mondiale, il numero di morti per catastrofi naturali è calata in modo strepitoso passando dai 98.000 del 1970 ai 46.000 del 2010, il che sui media purtroppo non traspare mai.

di Luigi Mariani

Agronomo libero professionista con lunga esperienza nella modellazione matematica dell’agroecosistema. Direttore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e vicepresidente della Società Agraria di Lombardia, insegna Agronomia all’Università degli studi di Brescia e Storia dell’Agricoltura all’Università degli Studi di Milano.

7 Aprile 2022

Il 7 aprile è la giornata mondiale dell’OMS ed il tema della giornata di quest’anno è
IL NOSTRO PIANETA, LA NOSTRA SALUTE

Lei è in grado di immaginare un mondo in cui aria, acqua e cibo puliti siano a disposizione di tutti?
Penso che nei paesi sviluppati siamo più vicini oggi a questo obiettivo di quanto lo siamo mai stati in passato ed al riguardo provo qui di seguito ad elencare alcuni dati:
– abbiamo debellato le malattie più terribili (peste, malaria, tubercolosi, vaiolo, ecc.);
– abbiamo minimizzato il numero di persone al di sotto della soglia di sicurezza alimentare;
– la vita media è a livelli mai visti e la qualità stessa della vita degli anziani è oggi di molto superiore a quella che si aveva in passato;
– gli inquinanti in aria sono su livelli molto più tranquillizzanti di quanto lo fossero 50 anni fa;
– acqua e cibo sono molto più sicuri oggi di quanto lo siano mai stati in passato.
– le stesse abitazioni hanno requisiti di salubrità che in passato non sono mai stati presenti (si pensi solo al riscaldamento esteso a tutte le stanze o al condizionamento).
Il problema è come estendere ai paesi in via di sviluppo tali vantaggi e questo lo si può fare intervenendo nei contesti rurali (agricolture di sussistenza a produttività scarsissima) ed urbani (spesso enormi baraccopoli che si sviluppano per chilometri intorno ai centri urbani).

Davvero il cibo è più sicuro? Che ci dice dei Pesticidi?
Vede, il cittadino è spesso terrorizzato dal fatto che il cibo possa avvelenarlo e questa tesi è spesso cavalcata dai media e dal marketing. Dal punto di vista agronomico posso dire che nei paesi sviluppati gli imprenditori agricoli professionali usano gli adeguati mezzi tecnici e tra questi i fitofarmaci (quelli che spregiativamente sono indicati come pesticidi) in modo corretto e rispettando i tempi di carenza indicati nelle istruzioni. Rispettare i tempi di carenza significa interrompere i trattamenti fitosanitari ad una distanza dalla raccolta tale da ottenere residui di fitofarmaci nei prodotti inferiori alle soglie stabilite per legge. Tali soglie sono oltremodo prudenziali in quanto i residui massimi ammessi possono dar luogo a dosi giornaliere massime (Maximum Daily Intake, caso mai qualcuno volesse approfondire l’argomento) pari a un centesimo della dose risultata innocua nelle sperimentazioni eseguite su animali. Oggi poi la tendenza è quella di avere prodotti “a residuo zero”.
Che i nostri imprenditori agricoli siano professionali lo dimostra poi il fatto che dalle analisi svolte annualmente a livello europeo dall’EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare) su migliaia di campioni di prodotti alimentari emerge che il 98% di questi presenta limiti entro le soglie di legge e anche il 2% che supera tali limiti li supera di molto poco nella gran parte dei casi. In sostanza siamo in una quadro di estrema sicurezza.

Ma questo è davvero il migliore dei mondi possibili?
Non bisogna fare come il filosofo Panglosse del Candide di Voltaire, per il quale questo era il migliore dei mondi possibili (per lo meno fintanto che l’esperienza non fa convincere del contrario lui stesso e il protagonista Candide). Dico invece che occorre vedere anche il bicchiere mezzo pieno, anche perché prendendo spunto dai contenuti del bicchiere mezzo pieno si possono stimolare le energie, specie quella dei giovani che di energie ne hanno da vendere e troppo spesso le sprecano tirando a campare. Al riguardo faccio il seguente esempio: nonostante il rilevantissimo incremento della popolazione mondiale, il numero di morti per catastrofi naturali è calata in modo strepitoso passando dai 98.000 del 1970 ai 46.000 del 2010, il che sui media purtroppo non traspare mai. Viceversa se trasparisse potemmo riflettere sulle ragioni di ciò, che a mio avviso stanno in migliori sistemi di protezione civile, migliori condizioni di vita e maggiore cultura. Da ciò si potrebbero trarre tanti spunti per migliorare ulteriormente. Non parlando invece di questi successi si tende a mantenere nei cittadini un cappa di pessimismo che non giova ad ulteriori miglioramenti futuri.
Il pessimismo e il catastrofismo sono fini a se stessi o sottendono altre derive ideologiche?
In molti casi penso siano fini a se stessi, nel senso che si tratta di archetipi profondamente radicati nel genere umano. Tuttavia a soffiare sul fuoco del catastrofismo vi è spesso l’ideologia neo-malthusiana che apre le porte al contenimento “ope legis” delle nascite e alla “decrescita infelice” delle economie.

Cosa si intende per salute del pianeta?
Il concetto è a mio avviso troppo vago per essere utile in termini operativi. Cosa vuol dire salute? Una giungla infestata dalle più terribili malattie tropicali è espressione di salute del pianeta? Per i componenti di quell’ecosistema si, ma per l’uomo no, per cui dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per salute e cercare possibili compatibilità. Da questo punto di vista il troppo abusato concetto di sostenibilità (nei sui aspetti ambientali, economici e sociali) può essere senza dubbio utile per contemperare la “salute” del pianeta e quella dell’umanità.

©Riproduzione riservata

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Resta aggiornato con tutte le iniziative e gli articoli in difesa della vita e della famiglia.


    Acconsento al trattamento dei dati secondo la Privacy Policy

    Ti potrebbe interessare..

    Grazie donna!

    Grazie donna!

    Il 25 novembre, è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un fenomeno di violenza che vede morire una donna ogni tre giorni solo in Italia

    Giornata contro la violenza sulle donne

    Giornata contro la violenza sulle donne

    La sensibilizzazione sociale contro ogni forma di violenza contro le donne ha raggiunto oggi una ampia diffusione, purtroppo ancora poco efficace perché discriminazioni e soprusi restano un dato inquietante e irriducibile della cronaca quotidiana.

    PRIMA I BAMBINI

    PRIMA I BAMBINI

    I bambini sono i veri protagonisti del proprio percorso educativo e che il compito dell’educatore è quello di aiutarli ad essere se stessi, a far emergere, maieuticamente, il prezioso tesoro che hanno dentro di sé.

    Share This

    Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!

    Altre persone potrebbero trovarlo utile.