Il programma del campo largo: educazione gender ai bimbi

Lanciamo un forte appello a non sostenere con il proprio voto liste, candidati e programmi che promuovono la dissoluzione di principi fondamentali – come la difesa della vita e della famiglia naturale – su cui si è sempre costruita, e si potrà continuare a costruire, una società che sia veramente civile.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

1 Giugno 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Al di là di facili slogan, di carattere fortemente populistico, del tipo “vorrei una Perugia che torni ad avere una enorme voglia di esistere, che sappia rendere la sua anima viva, progettata ed attrattiva …”, se andiamo a leggere che cosa c’è scritto nel programma elettorale della candidata sindaco del campo largo chiamato “Alleanza per la Vittoria” (PD, M5S, Alleanza Verdi & Sinistra, Demos, Civici Umbri, Pensa Perugia), supportata da Azione, +Europa, Socialisti per Perugia, vengono i brividi, soprattutto pensando al bene dei nostri più piccoli, figli e nipoti. Quel testo è il “vademecum” di un programma di indottrinamento, in ogni ambito di competenza comunale, secondo i canoni dell’ideologia Gender, più volte condannata a chiare lettere da Papa Francesco, che non ha esitato a definirla “uno sbaglio della mente umana”. Si citano “progetti e campagne di sensibilizzazione sul pluralismo delle realtà familiari in tutte le scuole di competenza comunale con iniziative di formazione e di aggiornamento rivolte a docenti, studenti, genitori e personale ATA … rafforzare ed adeguare i consultori pubblici, nella capacità di offrire sostegno a percorsi di affermazione di genere e interruzione volontaria di gravidanza”.

Tradotto in termini molto concreti, ciò significa che i bambini degli asili nido e delle scuole dell’infanzia (0-6 anni!!) – dato che sono queste le scuole di competenza comunale – verranno indottrinati alla confusione della fluidità delle identità di genere e degli orientamenti sessuali, in contrasto con la propria naturale identità di femmina o maschio! Significa esporre i piccoli a tematiche come aborto, contraccezione, gravidanze indesiderate, orientamento sessuale e correlati, in un momento della loro vita innocente in cui non hanno le competenze cognitive necessarie per affrontare temi di così grave portata etica, e che vanno affrontati, solo ed esclusivamente, da chi ha il “diritto e dovere” di farlo: i loro genitori! Certamente, non l’amministrazione comunale! Significa anche educarli in opposizione al dettato della nostra Costituzione, che definisce la famiglia “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29), ove sono ben definiti i ruoli di papà, mamma e figli. Significa promuovere ad ogni livello, tramite i consultori patrocinati dal Comune, il concetto di “identità alias” – identità di genere non conforme con l’identità sessuata – con le pratiche a rischio ad essa collegate, come il cambio di sesso, che numerosi Stati, europei e non, stanno rivedendo alla luce di eventi drammatici, soprattutto fra gli adolescenti e i giovanissimi. Senza dimenticare che secondo quel programma i dipendenti comunali sarebbero obbligati a frequentare simili corsi, con il rischio di perdere avanzamenti di carriera, in caso di rifiuto.

Tutte le persone hanno pari dignità (ce lo ha ripetuto, poche settimane fa, il Santo Padre con un documento ad hoc) e tutte le persone – a prescindere da ogni caratteristica personale o sociale (art.3 della Costituzione) – vanno rispettate, sempre e dovunque! Ma questo principio di altissimo valore civile e sociale, non deve diventare il pretesto per introdurre ideologie in totale contrasto con la tradizione e la storia del nostro popolo. In particolare con la tradizione cristiana.
Ne consegue un forte appello a non sostenere con il proprio voto liste, candidati e programmi che promuovono la dissoluzione di principi fondamentali – come la difesa della vita e della famiglia naturale – su cui si è sempre costruita, e si potrà continuare a costruire, una società che sia veramente civile. Ciò vale per le amministrative di Perugia, ma certamente molto di più per le prossime elezioni europee.

Non passa giorno che non veniamo investiti da progetti, dichiarazioni, raccomandazioni o altro, in cui il sapore dell’antiumano è terribilmente pesante. Poche settimane fa, l’assurdo del “diritto di aborto” nella Carta dei Diritti dell’Uomo, poi la propaganda gender travestita da “diritti” delle persone LGBTQ+ e ieri la notizia che il Consiglio UE ha approvato una legge in cui embrioni e feti vengono definiti “sostanze di origine umana”, equiparando la vita umana a qualsiasi tessuto, cellula, sangue, utilizzabili come si vuole a fini medici. E’ come dire che un feto, con il suo cuore che batte, i suoi organi ben disegnati, visibili e funzionanti, ha lo stesso valore di un prelievo di sangue o di un pezzetto di pelle. Questa è l’Europa di burocrati e banchieri, che abbiamo il dovere di cambiare.

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