Il referendum sulla cannabis legale vuole sdoganare la droga dello stupro

Per gentile concessione del quotiano “La Verità” “Il lupo perde il pelo ma non il vizio” recita il notissimo proverbio popolare. Il movimento radicale da anni è inequivocabilmente coerente con questo adagio: sposata la strategia della menzogna presentata come verità indiscutibile, dal 1970 ad oggi si propongono raccolta firme e referendum popolari, diffondendo slogan e […]

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

15 Novembre 2021

Per gentile concessione del quotiano “La Verità”

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio” recita il notissimo proverbio popolare. Il movimento radicale da anni è inequivocabilmente coerente con questo adagio: sposata la strategia della menzogna presentata come verità indiscutibile, dal 1970 ad oggi si propongono raccolta firme e referendum popolari, diffondendo slogan e notizie che sono l’opposto della verità storica. Non possiamo dimenticare il referendum pro-aborto, veicolato con la menzogna del milione di donne costrette all’aborto clandestino e vittime delle mammane, e oggi la strategia si ripete: sono sul piatto due proposte di referendum, entrambe basate su informazioni false. Il primo riguarda la depenalizzazione dell’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), venduto come una scelta di libertà, sotto lo slogan “Liberi fino alla fine” ed è evidente come la libertà di farsi assassinare è di una tale assurdità che solo pensarlo è indice di una mente malata. Il secondo riguarda la liberalizzazione della cannabis, definita – sempre falsamente – “droga leggera”. Aggiungendo il carico da novanta della solita statistica, inesistente e bugiarda, di migliaia di giovani in carcere per aver fumato uno spinello. Proprio la cronaca recente ha platealmente smentito questa falsità, dato che tutti abbiamo appreso che un noto personaggio, che fa uso personale di cocaina, non è penalmente perseguibile.

Cerchiamo di dire la verità, abbiamo il dovere di dire la verità, perché le bugie – grazie all’enfasi mediatica di un’informazione manipolata – passando di bocca in bocca, vengono magicamente trasformate in verità assolute, così che le menti e le coscienze dei cittadini perdono la bussola e, come è già acceduto, ciò che è male viene scelto convinti che si tratti di un “bene”. Certo sarebbe tutto più semplice se si chiamassero le cose con il loro nome: uccidere una persona è sempre e comunque un crimine; la droga è una “porcheria” dannosa e fa sempre e comunque male. Punto e basta. Ma così, purtroppo, non è e tocca, quindi, fare lo sforzo di ragionare per svelare la menzogna che ci viene propinata. Se dovesse passare il referendum sulla cannabis, si consentirà la coltivazione cosiddetta “domestica” non solo della cannabis (da cui si ricava la marijuana) ma anche delle piante e funghi (allucinogeni) da cui si estraggono cocaina, eroina, morfina. La proposta referendaria è che si cancelli la “reclusione da due a sei anni”, della normativa vigente, per chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri “ le sostanze stupefacenti o psicotrope delle Tabelle II e IV del testo unico sulla droga (DPR 309/90), mantenendo in vigore solo la sanzione pecuniaria.

Ora, onestà vuole, che la gente sia correttamente informata: nella Tabella IV sono comprese due sostanze – GHB e GBL (vi risparmio le definizioni chimiche) – che vanno sotto il nome di “droghe dello stupro”, cioè in grado di obnubilare a tal punto la coscienza e vigilanza del soggetto da renderlo facile preda (addirittura “consenziente”, quando in condizioni di lucidità non lo sarebbe mai stato/a!) di abusi sessuali. E non è per nulla una novità, dato che solo pochi mesi fa giornali e televisione ci hanno informato di un maxi-arresto di trenta criminali che ne curavano lo spaccio. Si tratta di droghe terribili e pericolosissime: sono inodori, incolori e si sciolgono in acqua e si potenziano con l’assunzione di alcoolici; aumentano patologicamente il senso di fiducia; provocano riduzione delle difese inibitorie, danno stordimento, sedazione e amnesia. La vittima diviene un “oggetto” nelle mani di un predatore. E’ civiltà questa? Si può definire “civile” un Paese che legalizza uno scempio del genere? Che cosa aggiunge al benessere della nostra società l’introduzione legale di porcherie tossiche e mortifere?

Oggi, in Italia, i morti per “overdose” sono circa 300/400 all’anno, cioè 1 ogni 200.000 abitanti; negli USA, ove la cannabis è legalizzata da qualche anno, i morti sono 91.000, cioè 1 ogni 3.600 abitanti. La cannabis è una porta aperta verso la dipendenza da droghe sempre più pesanti e non si vede proprio una buona ragione per incrementarne l’uso! Il “modernista” di turno, l’opinion leader di moda, il pensatore “a la page” oppone l’argomento che si tratta di combattere il mercato nero, criminale, sottraendo cospicui guadagni alle mafie. Ancora una bugia: non esiste un solo paese al mondo in cui si sia documentato un calo del mercato criminale a seguito della legalizzazione della cannabis. Senza dimenticare “gente” che alla lotta alla droga ha dedicato l’intera vita, da don Pierino Gelmini a don Oreste Benzi, da San Patrignano a illustri magistrati, come Paolo Borsellino e Nicola Gratteri, che in interventi nelle scuole e nelle università, hanno sempre dichiarato che la legalizzazione della cannabis è una sofferenza in più per giovani e famiglie e non è altro che un bel regalo fatto alle mafie.

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