In famiglia s’impara l’amore.

Il figlio, quanto il genitore od il nipote che ci vive accanto sono persone bisognose primariamente di essere amate senza se e senza ma.

di Francesco Mazzarella

Francesco Mazzarella: nato nel 1972, napoletano, sposato con Daniela, padre di 5 figli. Formato spiritualmente nel cammino neocatecumenale, Avvocato civilista e Consulente familiare. Già Segretario nazionale Aiccef, (Associazione nazionale consulenti della coppia e della famiglia). Co-referente nazionale commissione scuola family Day.

20 Luglio 2023

Non viviamo una semplice epoca di cambiamenti, bensì un vero e proprio cambiamento d’epoca; ciò non può non riflettersi anche all’interno delle relazioni familiari (*1).
In una società liquida, dove i principi comuni su cui fondare l’edificio di una societas realmente umana e che aspiri all’autentico bene comune, anche le relazioni familiari sono state investite nel processo di liquidazione dell’amore, figlia del nostro tempo (*2).

Se guardiamo con attenzione alle dinamiche relazionali all’interno di ogni nucleo familiare, possiamo accorgerci che, sempre in maniera più accentuata, si è ingenerata una vera e propria frattura intergenerazionale, dove la comunicazione tra genitori e figli, ma anche tra nonni e nipoti, sembra malata di una sorta di incomunicabilità affettiva nella quale, a fare le spese, sono soprattutto i soggetti più fragili.
Difatti, quando si attraversa una crisi di relazione, non si tratta solamente di non riuscire a trasmettere dei principi e dei valori morali, cosa questa necessaria ma non essenzialmente primaria nella comunicazione familiare, ma soprattutto si priva il figlio, a qualunque età appartenga, del primordiale alfabeto affettivo che lo stesso dovrà sviluppare per poter edificare nuove relazioni umane, a sua volta capaci di costruire nuove famiglie.

Le cronache odierne, sempre più spesso, ci imbattono in figli soli, ma anche, senza che ciò ci sorprenda più di tanto, in genitori soli, dove, proprio in virtù di un’analfabetizzazione emotiva originaria, il compito educativo viene facilmente ridotto ad una serie di regole per vivere, non preoccupandoci – o non riuscendoci ad occupare – dell’altruità intesa nella sua intima essenza di persona quale essere in relazione. Prendersi cura della relazione affettiva con i propri genitori o con i propri figli, assurge alla primaria emergenza educativa che, volente o nolente, non può che affrontarsi all’interno del nucleo familiare come una presa di coscienza dell’altro quale persona diversa da sé, fondata ad immagine dell’amore e bisognoso egli stesso dell’alfabeto emotivo primordiale per poter imparare a stare con l’altro.

Se è vero che questa è la condizione in cui versa la famiglia contemporanea, è anche vero che la famiglia stessa non può aspettarsi una salvezza che viene dall’esterno.
Nel silenzio della sera, o nella penombra del mattino, la coscienza di ciascuno è chiamata a rendersi conto che il figlio, quanto il genitore od il nipote che ci vive accanto sono persone bisognose primariamente di essere amate senza se e senza ma, e che questo bisogno si può codificare all’interno della famiglia solo recuperando una vera ed autentica relazione intergenerazionale. L’incontro con l’altro è primariamente – non solo – incontro tra stati emotivi, dove gli affetti fluiscono dall’uno all’altro e costituiscono la base relazionale dove poter far confluire, poi, l’etica, la morale, la Verità (*3).

Chi intende bypassare la relazione primaria degli affetti, ritenendo di poter comunque portare a compimento il proprio compito educativo, è sostanzialmente – anche se inconsapevolmente – bisognoso di recuperare innanzitutto il contatto con il proprio mondo emotivo.
Solo partendo dal contatto con sé, inizia il viaggio verso l’altro il quale, vedendosi visto ed “amato” dall’amore, impara ad amare.

(*1) Papa Francesco, Discorso tenuto nella Cattedrale di Firenze ai delegati del V Convegno nazionale della Chiesa italiana, 17 novembre 2015.
(*2) Cfr. Zygmunt Bauman “Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi”, Roma-Bari, Laterza, 2004
(*3) Circa il rapporto tra sviluppo morale ed emozioni empatiche, Hoffman, M.L. (2008). “Empatia e sviluppo morale.” Bologna, Il Mulino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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