L’ Amore di una mamma

Sono diventata mamma per la prima volta a 29 anni. Mio marito Francesco ed io non ce lo aspettavamo, non lo avevamo pianificato. Eravamo sposati da quasi un anno e, un po’ ingenuamente, pensavamo di “avere ancora tempo” per le nostre cose prima di aprirci alla vita. Se ci ripenso adesso mi viene da sorridere, […]

31 Maggio 2024

Sono diventata mamma per la prima volta a 29 anni. Mio marito Francesco ed io non ce lo aspettavamo, non lo avevamo pianificato. Eravamo sposati da quasi un anno e, un po’ ingenuamente, pensavamo di “avere ancora tempo” per le nostre cose prima di aprirci alla vita. Se ci ripenso adesso mi viene da sorridere, come se un figlio togliesse veramente il tempo di dedicarsi alle proprie attività. E invece noi, meticolosi nel seguire la strada dei metodi naturali rispettando le nostre scadenze, non avevamo fatto i conti con le scadenze di Qualcun altro. Dopo un primo momento di incredulità, abbiamo iniziato a scrollarci di dosso le nostre credenze e convinzioni e, colmi di gioia e riconoscenza, abbiamo abbracciato quella vita che, piccola, si stava facendo spazio dentro di me. Abbiamo cominciato a pregare chiedendo al buon Dio di aiutarci a compiere la Sua volontà e di accompagnarci in questo viaggio che, con un po’ di timore, stavamo intraprendendo. Non posso dire che non siamo stati ascoltati: Angelo è nato in Cielo il 10 maggio 2022, poco più di due mesi dopo quel test di gravidanza positivo. Mentirei se dicessi che sia stata una passeggiata. Ho ancora bene in mente quegli attimi, quella corsa in ospedale e quelle parole della ginecologa di turno che, con voce affranta, mi comunica che il cuore del nostro bambino ha smesso di battere. Ad essere sincera, è il dolore più grande che, fino ad ora, io abbia mai provato. Ma il Signore ti sorprende sempre con qualcosa di inaspettato.

Mentre ero sul divano con gli occhi gonfi di lacrime, a chiedermi perché darmi una cosa così bella per poi togliermela subito, mi sono tornate in mente le parole dell’amica Chiara Corbella e ho capito. Qual è il compito di noi genitori, se non quello di custodire e prenderci cura delle creature che il buon Dio ci affida? E, se Lui è la nostra mèta e ciò a cui dobbiamo ambire è la nostra santificazione, dovevo solo che gioire del fatto che il nostro bambino avesse accelerato i tempi, sorpassando tutti e volando dritto verso la destinazione finale. Santa letizia! Nonostante fossimo stati genitori per poco tempo, Francesco ed io eravamo riusciti nel compito che ci era stato affidato. Da qui, la consapevolezza del mio ruolo di madre: essere il mezzo (fisico) tramite cui Dio compie a pieno la Sua opera creatrice. Che cosa grande! E che immensa consolazione! Vivere quel momento con questa presa di coscienza è stata una vera e propria Grazia. Ho subito condiviso il tutto con mio marito, il quale, a sua volta, era giunto anche ad ulteriori conclusioni. Non era vero che non eravamo pronti per diventare genitori, non era vero proprio per niente! La felicità che avevamo provato durante quelle settimane ne era la riprova. Erano le nostre limitate convinzioni da esseri umani a portarci a credere il contrario. E, se Dio scrive dritto sulle righe storte, le nostre righe erano proprio sghembe! Non capivamo niente e al tempo stesso era tutto così chiaro. Il nostro bambino è stato benedetto e seppellito qualche settimana dopo, da un amico sacerdote, con il nome greco di Angelo, ovvero άγγελος (pronuncia ánghelos), che significa “messaggero”. È stato Francesco a sceglierlo, proprio per ricordarci che si è trattato di un vero e proprio messaggero per darci una scossa: “hey, mamma e papà, che cosa state aspettando ad aprirvi alla vita?”. È proprio vero che Dio fa nuove tutte le cose: da una situazione potenzialmente estremamente dolorosa era germogliato un piccolo fiore di speranza e di consolazione, il quale ci ha aiutato a vivere quegli attimi con profonda fede e totale affidamento. Durante i mesi successivi abbiamo continuato ad annaffiare quel fiore, fino a che non è sbocciato del tutto. Il 6 ottobre, cinque mesi dopo Angelo, ho scoperto l’esistenza di Margherita. L’immensa gioia che abbiamo provato Francesco ed io è stata indescrivibile: ci era stata affidata una nuova creatura e, nonostante non ci sentissimo all’altezza, abbiamo fin da subito accolto con entusiasmo questa nuova vita.

La piccola Meg è nata il 14 giugno 2023, una giornata fin troppo calda anche per il freddo Lussemburgo (dove abbiamo vissuto fino a dicembre dello stesso anno). Oggi è una meravigliosa bambina di quasi un anno, con gli occhi grandi e curiosi come quelli del suo papà, una voce da soprano come quella della sua mamma, ed un simpatico ciuffetto di capelli biondi che la rende molto divertente. Ogni giorno con lei è una scoperta ed una sfida continua. Spesso Francesco ed io ci interroghiamo sul metodo educativo più appropriato da utilizzare. In un’epoca, come la nostra, pregna di teorie pedagogiche più svariate è molto facile andare in confusione e, in un certo senso, perdere di vista l’obiettivo. Non sto mettendo in dubbio la bontà e l’utilità di determinati insegnamenti. È certamente molto importante porre dei limiti e definire delle regole: se continua ad addormentarsi attaccata al seno non imparerà a prendere sonno in modo corretto; se ad ogni “caduta” per perdita di equilibrio corriamo in suo soccorso non imparerà a rialzarsi da sola (quanto ti servirà nella vita, figlia mia!); se ogni singola volta che urla (il riferimento al soprano poco sopra non è un caso) trova un tentativo di cieca consolazione da parte nostra, senza aver cercato di capire il motivo di tanta disperazione, non imparerà ad esprimere i propri disagi in maniera corretta, e qualsiasi cosa le accadrà la leggerà come un’immane catastrofe.

Tuttavia, al di là delle regole da manuale del buon pedagogista, cosa significa essere genitori oggi? Credo che noi genitori abbiamo una grossa responsabilità, ma che il lavoro diventa meno pesante quando ci ricordiamo che non siamo soli e che abbiamo un Padre ed una Madre che sono genitori insieme a noi (quanto è facile, invece, dimenticarsene!). Francesco ed io siamo solamente all’inizio di questa avventura, ma abbiamo molto chiaro ciò che desideriamo trasmettere a Margherita, e agli altri figli che il buon Dio vorrà donarci. Anzitutto, che “siamo nel mondo ma non del mondo”. Non c’è niente da fare, chi sceglie Gesù, non è più del mondo: fa scelte diverse, che, spesso, risultano incomprensibili e sbagliate. La vera sfida è mostrare quanto le nostre decisioni così strane celino, invece, una realtà estremamente più bella ed appagante di quella che il mondo proporrebbe. Vivere nel mondo senza essere del mondo significa essere consapevoli di una Verità depositata nei nostri cuori, che dobbiamo cercare di proteggere e difendere ad ogni costo, anche e, soprattutto, quando a scuola (o in qualsiasi altra circostanza) cercheranno di farci credere il contrario. Bisogna essere dei veri combattenti in Cristo, avere le spalle belle larghe, perseverare nella preghiera, e circondarci di altrettanti validi combattenti. Penso che sia un arduo compito riuscire a trasmettere questo messaggio, ma ho la certezza di un Padre ed una Madre che mi guidano in ogni situazione, così come di un marito in prima linea nell’esercito di Cristo.

Il secondo, grande, insegnamento che desideriamo trasmettere a Margherita ha a che fare con l’amore. Pardon, l’Amore. Ci sarà sicuramente tempo per i primi batticuore e le prime lacrime da asciugare (spero non troppe!), ma sto parlando di un altro tipo di Amore. Per spiegarlo devo, ancora una volta, fare riferimento alla mia amica del Cielo, Chiara Corbella. Prima di lasciare questa terra, aveva scritto una lettera a suo figlio Francesco, in occasione del suo primo compleanno:

“Per quel poco che ho capito in questi anni posso solo dirti che l’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio. Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti a imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono. Sei speciale e hai una missione grande. Il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire se gli aprirai il cuore. Fidati, ne vale la pena!”.

Ancora oggi, nonostante abbia letto i libri su di lei a più riprese, non posso fare a meno di commuovermi di fronte alle sue parole. Amare davvero è la cosa più grande che possiamo trasmettere ai nostri figli. Aprire, anzi, spalancare le porte a Cristo (semi-citazione dell’immenso San Giovanni Paolo II), è l’insegnamento più coraggioso che possiamo dargli. Il mio desiderio, come quello di mio marito, è che Margherita cresca proprio con questa consapevolezza, ovvero quanto sia importante l’amore nelle nostre esistenze, sia come principio fondamentale della nostra nascita e della nostra esistenza quotidiana, sia come aspetto cruciale nel nostro rapporto con Dio e nell’esperienza della vita eterna. Di conseguenza, ogni azione, ogni scelta ed ogni valore, sono guidati dalla certezza che c’è qualcosa di più grande e più duraturo dell’esperienza terrena. Come dice Chiara, siamo nati e non moriremo mai più. Ed è proprio alla luce di questa frase che auguro a Margherita di sbocciare ogni giorno che passa sempre di più, di vivere il dono della vita riconoscendo in qualsiasi momento la Verità instillata nel suo cuore, e di combattere in Cristo e con Cristo ogni sua battaglia quotidiana.

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