La Costituzione va rispettata tutta intera

La Costituzione impone anche la libertà di pensiero oltre che l'antifascismo. Recitare il rosario, difendere la vita e la famiglia sono diritti costituzionali.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

21 Ottobre 2022

Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

La Costituzione va rispettata tutta intera, dal primo all’ultimo articolo, evitando quella lettura “a macchia di leopardo” che fa rimarcare ciò che piace e tacere ciò che non aggrada.

E’ una considerazione che è quanto mai opportuna in questi giorni, in cui il “delirio” del rischio “fascismo” ha contagiato politici, tuttologi, giornali e tv, che hanno mal digerito la vittoria elettorale del centro destra. Lo spettro delirante del ritorno al fascismo, che la sinistra ha paventato lungo tutta la campagna elettorale, proponendolo come unico e qualificante argomento di contrapposizione al centrodestra, non ha reso frutto e gli italiani – con buon senso e senso della realtà – hanno pensato che, dopo dieci anni di governi mai eletti dal popolo, era ora di tornare alla democrazia reale e scegliere liberamente a chi dare fiducia per guidare il Paese.

Comunque sia, il delirio dell’imminente deriva fascista non ha ancora imparato la lezione e prosegue il suo sforzo di spaventare gli italiani che – da poveri ed insensati idioti – hanno scelto la strada sbagliata. Così, Ignazio La Russa è un pericoloso “figlio del ventennio”; Giorgia Meloni ha pericolose radici nel MSI post-fascista; Lorenzo Fontana, poi, con l’aggravante di recitare cinquanta Ave Maria al giorno, non può che essere un filo-Putin e, dunque, un guerrafondaio. In occasione dell’anniversario del tragico e criminale evento del rastrellamento nazi-fascista degli Ebrei nel Ghetto di Roma (a proposito, mia madre – anche lei appartenente a quel pericoloso gruppo di sovversivi dediti alle cinquanta Ave Marie al giorno! – ne fu una diretta testimone, e si oppose alla barbarie, insieme ad altre amiche, con l’unica arma disponibile, il Santo Rosario, appunto!), si è fatto giustamente appello alla nostra Costituzione, ricordando le sue rigorose radici antifasciste. Corretto, ineccepibile e doveroso: ribadire la ferma volontà che quella tragica storia non deve riprendere forma e vita nel nostro Paese.

Ciò detto, va ricordato a chi soffre di amnesia, che la Costituzione della Repubblica si fonda su principi di riconoscimento e difesa della vita, della persona, della famiglia naturale, della libertà di pensiero e opinione che sono le fondamenta della società democratica, veramente antifascista. Se è vero, come è vero, che dittature violente e derive autoritarie sono incompatibili con la Costituzione è altrettanto vero che matrimoni egualitari, indottrinamenti gender (nella scuola, nello sport, nella comunicazione, nella informazione), “diritto di aborto”, leggi bavaglio del tipo ddl Zan sono totalmente fuori dalla nostra Costituzione: i cosiddetti “diritti civili” non hanno cittadinanza fra i principi costituzionali.

Dunque, mentre si invoca a gran voce di stare tenacemente legati alle radici antifasciste del nostro Paese, ci auguriamo che si rimanga altrettanto strettamente legati alle tradizioni culturali e civili del nostro popolo, che ha sempre visto nella famiglia – mamma, papà e figli – il vero perno della società, evitando “colonizzazioni ideologiche” il cui scopo è la sovversione radicale delle strutture fondanti la società. Lo psicodramma dell’imminente dittatura fascista fa parte dell’usuale strategia di criminalizzazione dell’avversario politico: una sorta di “passepartout” capace di creare un clima di sospetto anche attorno a donne e uomini che nulla hanno a che fare con la storia di quel regime. Così, oggi, è “fascista” chiunque crede alla famiglia naturale, alla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale; chiunque ritiene che il diritto alla vita del bimbo nel grembo materno è un bene da tutelare, così come il rispetto della vita della persona debole e sofferente, da sottrarre alla disperazione della “morte medicalmente assistita”. Per non parlare dei valori della tradizione cristiana, che non vanno neppure menzionati, al punto che “recitare il Rosario” diventa – per essere delicati – un atto incivile, poco consono ad un presidente della Camera.

Nilde Jotti, deputata della Repubblica con PCI, PDS e DS, ha ricoperto quel ruolo dal 1979 al 1992, ed è stata compagna di partito e di vita, dal 1948 al 1964, di un signore di nome Palmiro Togliatti, che nel 1956 approvò e sostenne il bagno di sangue in cui fu soffocata la rivolta popolare ungherese; Giorgio Napolitano, nel congresso del PCI del 1956, difese l’invasione dell’Ungheria e la conseguente repressione cruenta da parte dell’URSS, polemizzando con gli stessi “compagni” che ne volevano prendere le distanze: innocue “bagatelle”, piccoli peccati veniali, che non fecero sorgere alcun dubbio sull’autenticità dello spirito democratico che animava quei personaggi, nell’atto di assumere importanti ruoli istituzionali.

Ma recitare il Rosario e credere nella famiglia naturale, questo sì è un terribile pericolo per la democrazia nel nostro Paese!

Massimo Gandolfini

Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

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