La legge Zan nascosta nel decreto Infrastrutture

CON UN ARROGANTE COLPO DI MANO RIPROPOSTA L’IDENTITÀ DI GENERE BOCCIATA IN SENATO Per gentile concessione del quotidiano “La Verità” Alla faccia del rispetto delle scelte del Senato, che ha bocciato pochi giorni fa quell’attentato alla libertà che va sotto il nome di disegno di legge Zan, oggi assistiamo ad un evento parlamentare che sa […]
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di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

6 Novembre 2021

CON UN ARROGANTE COLPO DI MANO RIPROPOSTA L’IDENTITÀ DI GENERE BOCCIATA IN SENATO

Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Alla faccia del rispetto delle scelte del Senato, che ha bocciato pochi giorni fa quell’attentato alla libertà che va sotto il nome di disegno di legge Zan, oggi assistiamo ad un evento parlamentare che sa tanto di un colpo di mano e che non può che evocare indignazione e condanna: con la maschera del decreto Infrastrutture, è stato ripresentata e riformulata l’ideologia gender, descritta nell’articolo 1 del ddl Zan, con un emendamento pd che vieta «qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto» sia discriminatorio con riferimento anche all’identità di genere.

E, come se non bastasse, vista la pubblica denuncia da parte di tante associazioni che già hanno contrastato in modo ragionevole e vincente il ddl Zan, per evitare «spiacevoli» sorprese, cioè per paura di pericolosi scivoloni, che fa il governo? Ci mette la «fiducia», azzerando di fatto ogni possibile discussione ed emendamento contrario! Alla Camera, prima, ed al Senato ieri, è passato dunque un testo di legge che blinda l’identità di genere, elevando alla dignità di valore sociale speciale una bieca costruzione ideologica priva di qualsiasi fondamento scientifico e razionale. In questo modo – con l’imposizione della fiducia- si tappa la bocca a qualsiasi dissenso, compreso quello dei parlamentari che in coscienza, grazie al voto segreto, avevano bocciato quell’ide ol og ia solo nove giorni fa. C’è da rimanere sconcertati e offesi di fronte a tanta arroganza, assai poco rispettosa della libertà, che non tiene conto delle più elementari e civili regole della democrazia, sfruttando ogni pretesto per imporre un «pensiero unico » che sta superando i limiti della decenza. Dunque, lanciamo un forte appello a chi di dovere.

Entro 90 giorni i ministeri competenti devono scrivere i decreti attuativi riguardanti quella norma: non si regolamenti in ordine a quell’identità di genere di cui non parla la nostra Costituzione, che garantisce invece parità di valore e di trattamento alle differenze di «sesso», cioè di identità sessuata, che l’iden – tità di genere vuole negare e oscurare. Appello che si estende alle forze politiche, chiedendo che ogni partito dichiari apertamente e pubblicamente la propria specificità identitaria assumendo con responsabilità la scelta del fronte nel quale schierarsi. Temi come l’id eologia gender – cui sono fortemente collegati altri dossier come eutanasia, cannabis, utero in affitto, adozioni gay, tutela della famiglia naturale, mamma e papà versus genitore uno e genitore due (solo per citarne alcuni) – non potranno restare ignorati in vista delle prossime elezioni politiche e il numeroso popolo prolife e profamily saprà a chi dare o negare il proprio consenso.

E anche in ordine all’elezione del prossimo presidente della Repubblica non si possono trascurare questi temi. Non ci siamo per nulla dimenticati del decreto legge del governo Berlusconi che poteva salvare la vita di Elua – na Englaro e che il presidente Napolitano si prese la responsabilità di non controfirmare! La vera transizione ecologica, l’impegno vero per evitare la desertificazione del pianeta e per un’economia ecosostenibile passa necessariamente per il rispetto delle fondamenta della società civile, la vita e la famiglia, ed è su questo che di delinea con chiarezza la radice identitaria di un popolo e dei suoi rappresentati, delle istituzioni e dei partiti. Come sempre, ce ne ricorderemo!

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