La sindrome di Down agli occhi di una famiglia

Raccontiamo la storia di Marco e Rosanna e dei loro quattro figli di cui due con sindrome di Down Anna di 40 anni e Francesca di 37.

di Redazione

Il Family Day è nato dall’amore sincero per la famiglia e per la vita ed è sbocciato mostrando decine di migliaia di famiglie disposte a manifestare e a combattere per la loro dignità ed esistenza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno pari dignità, non ci sono sconti a questo fondamento della vita civile. La famiglia fondata sull’amore tra uomo e donna che si donano generando il frutto del loro amore che sono i figli, è il secondo fondamento che ha realizzato quella varietà, bellezza e ricchezza di popoli e nazioni che oggi popolano il nostro pianeta.

21 Marzo 2024

Possiamo dire che si conosce tutto della sindrome di Down ma poco delle persone che incarnano il nome della forma di disabilità intellettiva più diffusa al mondo e delle loro famiglie. La giornata mondiale della sindrome di Down, fissata il 21 marzo dalle Nazioni Unite, è un’occasione per dare un altro colpo a quel muro di pregiudizi che circonda queste persone.

In questa cornice va riconosciuta e combattuta soprattutto quella moderna cultura dello scarto che in alcuni Paesi è talmente radicata da porsi come obiettivo l’eliminazione, nella fase prenatale, di tutti i nascituri a cui viene riscontrata la Trisomia 21.

Insomma c’è chi ambisce ad un mondo di perfetti ma dal cuore malato. Questo non è il nostro caso, perché il Family Day esalta il valore della vita nella sua diversità e complessità. La famiglia è infatti quel luogo naturale dove le differenze si completano a vicenda, dove l’obiettivo non è l’autosufficienza ma una un’interdipendenza positiva di tutti i componenti, dove ognuno si prende cura dell’altro e dona la parte migliore di sé.

Per questo motivo ci è sembrato che valesse la pena raccontare la storia di Marco e Rosanna e dei loro quattro figli di cui due con sindrome di Down: Anna di 40 anni e Francesca di 37. Una famiglia della provincia di Verona che ha vissuto tutte le difficoltà del caso sapendo però trasformare questa sfida in una enorme testimonianza di amore per la vita. Nel breve colloquio con Marco crollano i preconcetti legati alla condizione fisica ed emergono le sue figlie: persone, donne con caratteri, sogni e sensibilità diverse. “Anna è più docile, riflessiva, dolce, non si lamenta mai, mentre Francesca è impulsiva, brontolona e simpatica” ci informa Marco, che ricorda gli anni dell’infanzia, quando per andare in vacanza si spostava una tribù colorata e numerosa che attirava molti sguardi.

La Chiesa, l’associazionismo, le passioni, la musica e gli affetti hanno scandito la vita di queste persone che hanno sofferto, amato e gioito come qualsiasi altro essere umano. “Io non ho mai dato peso a chi ci giudicava senza conoscerci, anche perché nell’ambiente del Cammino Neocatecumenale abbiamo sempre avuto fratelli che ci hanno sostenuto” aggiunge Marco.

La complicità è la parola chiave che ha reso la sfida vincente: “Anche recentemente io e mia moglie siamo riusciti ad andare a teatro grazie a mia figlia più grande che è stata con le ragazze; in famiglia ci siamo sempre aiutati”. Anna ha infatti superato i 40 un’età che, a causa della sindrome di Down, inizia a mostrare i sintomi di un invecchiamento precoce.
Da giovani Marco e Rosanna hanno potuto contare sull’aiuto dei genitori e su tante persone che li hanno incoraggiati: “Tanti hanno pregato per noi, ci siamo sentiti sorretti da una comunità”. “La nostra storia può far capire che non è la fine del mondo – spiega ancora Marco – è un’esperienza faticosa ma che arricchisce e che fornisce uno sguardo diverso sulle cose importanti della vita”.

Marco e Rosanna hanno lo stesso spirito di quando erano giovani sposi: “Non facciamo programmi, viviamo giorno per giorno quello che succede. Se cominciamo a pensare a tutto non affronteremmo mai tutte le sfide che ci si pongono davanti”. Marco è convinto che questa testimonianza può rappresentare una piccola luce per illuminare tante altre giovani coppie che si trovano ad accogliere un bambino speciale che chiede solo di essere amato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Resta aggiornato con tutte le iniziative e gli articoli in difesa della vita e della famiglia.

    Acconsento al trattamento dei dati secondo la Privacy Policy

    Ti potrebbe interessare..

    Share This

    Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!

    Altre persone potrebbero trovarlo utile.