La trap: effetti avversi di chi non ha anticorpi

In quanto esperto di neurobiologia, cioè del funzionamento del cervello umano, vengo spesso interpellato sull’impatto esercitato dalla musica “trap” sul nostro sistema nervoso centrale e, di conseguenza, sulle condotte personali e sociali che ne possono derivare...

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951
Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Ha diretto dal 1997 il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

12 Luglio 2024

Pubblichiamo per gentile concessione della rivista bimensile “Intervento nella Società”

In quanto esperto di neurobiologia, cioè del funzionamento del cervello umano, vengo spesso interpellato sull’impatto esercitato dalla musica “trap” sul nostro sistema nervoso centrale e, di conseguenza, sulle condotte personali e sociali che ne possono derivare. Prima di entrare nel dettaglio, qualche informazione di ordine generale è indispensabile. Cominciamo dando qualche notizia su che cosa sia la musica “trap”.

La trap è un sottogenere musicale del rap e dell’hip hop, nato nel sud degli Stati Uniti, verso la fine degli anni ’90. In slang americano, “trap” sta a significare il luogo dove avviene lo spaccio di droga. Uno spacciatore afro-americano (chiamato Genius) ha definito la musica trap, una “musica da bambini drogati”. Il significato inglese di “trap” è “trappola”, volendo esplicitamente indicare il nefasto mondo della tossicodipendenza. È una musica composta e suonata più con il computer che con gli strumenti musicali usuali, ed è caratterizzata da un ritmo piuttosto lento, dilatato (c’è chi lo definisce “biascicato”) in controtendenza rispetto al ritmo incalzante del rap tradizionale. Come già detto, la trap è molto legata agli ambienti e alle tematiche di alcool e droghe. Basti pensare che fino ai primi anni 2000 “trap house” indicava gli appartamenti fatiscenti e abbandonati dei sobborghi di Atlanta, ove lo spaccio della droga è fiorente e quasi totalmente incontrollato. Così, “trapping”, in slang, indica lo spaccio di droga. Secondo alcuni giornalisti esperti di questo tema, il successo e l’ascesa in termini di popolarità di questo genere di musica, è legato ad un’operazione di marketing operata da una “fiorente” organizzazione di spaccio della Black Mafia Family. Andrea Bertolucci, giornalista musicale, nel suo libro “Trap Game. I sei comandamenti del nuovo hip hop”, scrive: “Questa organizzazione ha tentato di ripulire una buona parte dei proventi guadagnati dal traffico di sostanze, lanciandosi nel business della musica hip hop. Oltre al beneficio di riciclare i soldi, la musica trap diventa anche lo strumento narrativo, quasi propagandistico, per questa organizzazione: i primi trapper sono dei veri e propri aedi dei narcotrafficanti e degli spacciatori”. In Europa, giunge dapprima in Francia e, poco dopo in Italia; siamo intorno agli anni 2010. La canzone “Cioccolato” cantata dal rapper italo-marocchino Maruego nel luglio 2014, è considerata la prima vera canzone trap di successo nel nostro Paese. Personaggi come Guè, Achille Lauro, Sfera Ebbasta sono gli interpreti più noti. I testi di queste canzoni raccontano (anche con toni di esaltazione) brutali situazioni di vita nei quartieri più degradati delle città, con un linguaggio diretto, brutale, aggressivo, violento e si accompagnano a video con balletti truci, trasgressivi, in cui ogni limite è superato e annullato, con un linguaggio demenziale, ossessivo e delirante, soprattutto in ordine alla “facile” ricchezza dello spaccio, alla “manipolazione” femminile. I temi ricorrenti sono i soldi, la ricchezza, la moda, le droghe e le donne, oggetto di piacere.

Ora è necessario conoscere come funziona il nostro cervello di fronte alla musica. Il suono è un fenomeno fisico, provocato dalla vibrazione di un corpo in oscillazione, che si propaga nell’aria (nel vuoto, dove non c’è aria, non c’è suono: è il silenzio totale!). Quando ascoltiamo una canzone, questa funzione è scindibile in due operazioni, distinte ma complementari. Inizialmente si attiva il processo dell’udire: si tratta di un fenomeno periferico, legato all’orecchio e al nervo acustico. Il secondo, attivato dal primo, vede coinvolto il talamo (centro nervoso sottocorticale all’interno del sistema limbico) che riverbera lo stimolo alla corteccia del lobo temporale, coinvolgendo, quindi, le aree sedi delle funzioni cognitive e psichiche. Alcuni Autori, per definire questo decisivo passaggio, usano il termine “suono intellettualizzato”, indicando che si è passati dal riconoscimento (meccanico) della melodia, alla cognizione del messaggio e delle parole. Manca ancora un tassello: quando si ascolta una canzone, si attivano entrambe gli emisferi cerebrali. L’emisfero sinistro (che si occupa della parte logico- razionale) e si concentra quindi sul linguaggio, sulla struttura del brano e sulle parole della canzone; l’emisfero destro, che gestisce le funzioni più intuitive, emozionali, affettive, attivando l’immaginazione che, a sua volta, dà vita alle rappresentazioni mentali più diverse. I centri che controllano il desiderio di ascoltare una canzone sono regolati da sostanze chimiche (prodotte dal nostro cervello), chiamati “neurotrasmettitori”, che consentono allo stimolo nervoso di propagarsi all’interno dell’encefalo. Vengono denominati, “sistema dopaminergico” – che ha come mediatore chimico la dopamina – e “sistema oppioide endogeno”, che è regolato dalle endorfine. Il sistema dopaminergico controlla la spinta motivazionale (quell’impulso interiore che ci spinge a ricercare lo stimolo gratificante); il sistema oppioide, che integra la sensazione di gratificazione e piacere, una volta esperito lo stimolo gratificante. Questi due sistemi funzionano in sinergia, si influenzano e alimentano reciprocamente, ma sono sotto il controllo della corteccia cerebrale, il cui compito è di valutare, modulare e selezionare i due precedenti. In particolare, la corteccia cerebrale del lobo frontale è una vera e propria centrale di controllo cognitivo, che ci permette di non assumere condotte pericolose e dannose. Si tratta, dunque, di un delicatissimo meccanismo di “gate control”, che potremmo definire di supervisione “razionale” delle nostre condotte personali e sociali, ad alto contenuto “emozionale”. Per chiarire meglio questo concetto, l’esempio più eclatante ci è dato da quella condizione (patologica) che chiamiamo “dipendenza”! Quando l’attività motivazionale/gratificante diventa tanto intensa da superare la capacità di controllo della corteccia cerebrale, si producono delle condizioni comportamentali caratterizzate da pulsioni incontrollabili e incontrollate. Si giunge, così, ad una condizione in cui la pulsione (alcool, stupefacente, gioco d’azzardo, pornografia, ecc …) è svincolata dal controllo cognitivo, con tutte le conseguenze nefaste che, purtroppo, ben conosciamo.

Ora, torniamo al trap. Il suono e il contenuto delle canzoni trap presentano delle caratteristiche di forte impatto emotivo, in grado di annullare il controllo cognitivo. In poche parole, il soggetto che consuma “trap” finisce per emarginare la capacità di valutazione critica di quei contenuti, che diventano così totalmente assorbenti l’attenzione emotiva, producendo rappresentazioni mentali finalizzate ad esasperare il senso di quegli stimoli. A ciò, si aggiunga che la maturazione cerebrale completa si raggiunge all’età di circa 21/22 anni: ciò significa che il cervello di un giovanissimo, di un adolescente, è particolarmente vulnerabile di fronte a forti stimoli emotivi e la capacità di controllo è insufficiente a contrastare l’iperattività dei sistemi dopaminergico e oppioide endogeno. Purtroppo, non è finita qui. I giovani sono particolarmente sensibili a quel “contagio sociale” che va sotto il nome di “mimesi fra pari”, cioè una forte tendenza ad imitare/emulare quanto vedono, fra coetanei: “lo fanno i miei amici, lo vedo su youtube o tik tok, lo ascolto su ogni social, perché non posso farlo anch’io?” Soprattutto, “me lo presentano i miei “idoli” della musica, i miei influencer … non farlo è roba da sfigati, da vecchi dementi … Mi piace e mi fa bene!”. Su questa strada si giunge a compiere azioni che – in condizioni di normale controllo cognitivo/emotivo – non si sarebbero mai compiute: droga, sesso, violenze, stupri, furti, baby gang … fino all’omicidio.

Questo aspetto ha una grande valenza sociale: si tratta di impedire di cadere in una rete certamente dannosa, uscire dalla quale non è per nulla scontato e, comunque sia, costerà tanta fatica, sforzi, sacrifici … come si dice, costerà lacrime e sangue!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Resta aggiornato con tutte le iniziative e gli articoli in difesa della vita e della famiglia.

Share This

Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!

Altre persone potrebbero trovarlo utile.