La vita in una chat

Il volume Una chat per la vita – 50 storie di speranza, (ed. Ares) raccoglie gli scambi online tra le operatrici del Movimento per la Vita di Varese e indica una pista da seguire: è cruciale che ogni donna che affronta una maternità difficile trovi ascolto e accoglienza. Portiamo sul web una goccia di speranza!
Copertina del libro "Una chat per la vita"

di Silvio Ciccarone

Sposato e padre di una bambina è laureato in Scienze dell'Informazione, si occupa di web and content management, è referente del Family Day di Sondrio, risiede a Gravedona e Uniti sul lago di Como

11 Novembre 2022

Alla parola chat molti rabbrividiscono: il numero infinito di messaggi che riceviamo quotidianamente costituisce una sorta di fastidioso brusio di fondo nelle nostre giornate. Eppure, questo strumento può essere l’appiglio a cui aggrapparsi nei momenti di maggiore fragilità. Lo mostra l’esperienza della chat per la vita aperta nel 2018 dal Movimento per la Vita di Varese.

Ne parliamo con le due autrici: Vittoria Criscuolo, moglie e madre, docente di Latino e Greco al Liceo Classico, Presidente del Movimento per la Vita di Varese, insegnante del metodo Billings, volontaria dell’associazione Difendere la vita con Maria; Susanna Primavera, membro del direttivo del Movimento per la Vita di Varese, con una lunga esperienza nel volontariato a scuola e in ospedale; è grafologa e svolge perizie in tribunale, consulenze in campo grafologico e psicologico nelle scuole e nelle aziende.

  1. Cos’è la “chat per la vita”?
    Circa quattro anni e mezzo fa abbiamo aperto il sito del movimento per la vita di Varese. L’esperto che ci ha seguito ci ha aiutato a vederlo come un biglietto da visita: si può tenere in tasca e anche se è il più bello del mondo non servirà a nulla… Oppure lo si può diffondere ovunque. Per ottenere questa diffusione ci siamo impegnate, pubblicado regolarmente articoli rilevanti sui temi che ci stavano a cuore e passando così da zero a 70.000 visite all’anno; per un sito di nicchia come il nostro sono una montagna (anche se restano una goccia nel mare del male che c’è sul web)! Le persone arrivavano al sito mentre cercavano risposte alle domande o alle esigenze che avvertivano. Collegata al sito, una chat offre la possibilità di comunicare in tempo reale con un’altra persona. Nell’arco di quattro anni siamo arrivati ad avere 800 chat, alcune risolte in pochi minuti, altre che proseguono per ore o giorni; alcuni messaggi arrivavano anche da Paesi europei ed axtra-europei. Ci è sembrato un tesoretto da condividere. Inizialmente abbiamo pensato semplicemente a fotocopie da distribuire ai sacerdoti italiani, soluzione che comunque per noi sarebbe stata troppo onerosa. Grazie all’ispirazione di Don Andrea Tosca, autore anche di alcuni articoli sul nostro sito e all’aiuto di Don Gabriele Mangiarotti, è nato Una chat per la vita – 50 storie di speranza, pubblicato da Ares.
  2. L’aborto ha come prima vittima il bambino che viene soppresso; ma anche la donna ne viene ferita. Il primo capitolo raccoglie le voci di donne traumatizzate da un aborto volontario, ma anche di quelle donne che soffrono a seguito di un aborto spontaneo.
    L’aborto può trasformarsi in un trauma per molte donne. Un trauma psicologico cioè una profonda ferita dell’anima e del corpo. Si chiama “Trauma da stress post aborto” e ha tutte le caratteristiche del disturbo da stress post traumatico, con gli stessi sintomi: ansia, flash-back, tristezza, disturbi nel sonno, difficoltà nel tornare al proprio quotidiano e al lavoro, disturbi nel sonno, dissociazioni, disturbi alimentari, anoressia, depressione fino ai tentativi di suicidio. L’aborto è in realtà un incontro con la morte. Si tratta di un lutto che deve essere rielaborato, bisogna parlarne con qualcuno che possa aiutare. Spesso invece la donna si sente sola, si tiene tutto dentro, negando anche per anni i propri veri sentimenti, negando il lutto.
    Il trauma deve invece essere elaborato fino in fondo, con l’aiuto di uno specialista. Una risorsa importante è “La Vigna di Rachele” (www.vignadirachele.org), una forma di terapia di gruppo per curare la terribile ferita dell’aborto. Segnaliamo inoltre il numero verde di Fede e Terapia, 800 969 878, un telefono dedicato alle donne che soffrono per il post aborto, al quale rispondono volontari h/24 che ascoltano con pazienza e competenza per poi, nel caso, inviare a specialisti competenti.
  3. Nelle parole delle donne che manifestano l’intenzione di abortire, emerge come sentimento prevalente la paura: paura di non farcela psicologicamente, di non avere mezzi economici sufficienti, di dover affrontare una novità che cambierà la propria vita.
    Come possono una donna – una coppia quando c’è – affrontare questa terribile sensazione?
    La paura è un’emozione come l’ansia, la rabbia, la gioia e la tristezza. Si può parlarne, si possono far emergere punti di vista diversi che non si immaginavano, suscitando speranza, entusiasmo per una novità che in un primo tempo aveva spaventato. Questo è ciò che facciamo nelle chat. La solitudine può paralizzare e può portare a scelte sbagliate, delle quali poi ci si pente per tutta la vita. Il problema è appunto quello di una società molto individualistica, in cui le persone sono poco propense a relazionarsi e a creare un gruppo di sostegno, a confidarsi e chiedere aiuto. Che ci siano paure nella donna e nella coppia di non riuscire a farcela a gestire l’imprevisto è abbastanza comprensibile. Che non si conosca l’esistenza delle tante realtà di supporto è semplicemente una nostra colpa: forse non siamo capaci di testimoniare e comunicare efficacemente la nostra disponibilità e la nostra capacità di accoglienza. I centri di aiuto alla vita sono in tutta Italia, ma chi ne è a conoscenza veramente?
  4. Nelle chat merge anche la superficialità con la quale vengono proposte pratiche come quella dell’aborto chimico. Quale consapevolezza circa i pericoli di questi abortivi mostrano le donne che si rivolgono a voi?
    Una scarsissima consapevolezza, anzi la convinzione che l’aborto a domicilio sia una passeggiata. Anche qui ci sono grandi responsabilità: l’informazione passa quasi tutta sul web, ma quale informazione passa? È forse quella determinata dalle grandi case farmaceutiche, che hanno tutti gli interessi a sminuire i problemi legati all’aborto chimico?  Sul nostro sito ci sono diversi articoli in merito ma, per poterli scrivere, in maniera documentata e scientifica, abbiamo dovuto fare delle ricerche molto approfondite perché i dati sono assolutamente nascosti; pochi sanno delle morti, anche di giovanissime, a causa della RU486; negli USA ne sono testimoniate a decine. In Italia, con l’ex ministro Speranza si è favorita la diffusione domiciliare – quindi non completamente sotto controllo medico – della pillola abortiva.
  5. Le chat toccano anche altri tasti. Parliamo dell’assenza del padre.
    Il padre può essere assente non solo fisicamente, ma anche emotivamente, affettivamente. Se il padre non si interessa alla vita del figlio, non lo segue nei suoi interessi, non lo consola nelle delusioni e non lo incoraggia nelle sconfitte, egli non riveste il suo ruolo di padre. Resta nei figli un grande vuoto interiore, la mancanza di un modello di riferimento e di identità, insicurezza, ambivalenza, dipendenza affettive e paura di rimanere soli. Solo l’amore, l’attenzione, la cura e il buon esempio di un padre fanno crescere bene un figlio nella sua personalità. L’articolo più letto – più di 43.000 visualizzazioni – sul nostro sito è proprio “Il padre assente”.
  6. Nel tema delle gravidanze in età giovanissima entrano in gioco anche le famiglie che temono che la vita della figlia o del figlio sia stravolta in negativo.
    Questo è un capitolo veramente doloroso perché riguarda i ragazzi, i giovani, che rappresentano il futuro della nostra società. Credo che il problema d’origine sia spiegabile con la decadenza della famiglia, come nucleo fondante per l’educazione del bambino e del ragazzo. Purtroppo oggi molto viene demandato a realtà esterne che sono, nel migliore dei casi, la scuola, altrimenti il web, mentre mancano totalmente la parrocchia e l’oratorio, non più centro di aggregazione come in passato. San Giovanni Paolo II parlava della “babysitter elettronica” riferendosi alla televisione, deplorando come spesso i bambini le venissero affidati per mancanza di tempo dei genitori. Se il pontefice avesse saputo che cosa sarebbe successo con i nuovi media, avrebbe forse preferito affidare alla televisione l’educazione dei bambini rispetto al web! E la famiglia è la chiave di tutto.
  7. Nelle parrocchie e nelle scuole si può trovare spazio per una vera educazione all’affettività?
    Distinguerei la parrocchia dalla scuola. La parrocchia, come già detto prima, non è più frequentata con l’assiduità di un tempo, quando era punto di riferimento per i bambini, ma anche un’ottima occasione per aiutare la famiglia nel proprio compito educativo. Per la scuola il discorso è più complesso: non sempre si riesce a fare accettare ad un consiglio di classe un corso di educazione all’affettività di impianto personalistico. Non si tratta di fare informazione sessuale, di spiegare semplicemente cosa siano le malattie sessualmente trasmissibili, come si usa il preservativo, come si evita la gravidanza. Si tratta di testimoniare la bellezza del rispetto dell’altro e della vita coniugale, la verità della famiglia naturale, il tempo dell’attesa, il valore della vita dal concepimento, ecc.. Purtroppo, in una società molto scristianizzata, questi, che pure sarebbero valori antropologici e non religiosi, vengono visti come anacronisitci o addirittura ridicoli.
  8. Per concludere, come si può entrare in contatto con la chat e con i Centri di Aiuto alla Vita in Italia?
    Va fatta una distinzione: il Movimento per la Vita è una realtà di carattere culturale, di testimonianza, di sensibilizzazione del valore della vita dal concepimento al suo spegnersi naturale. I Centri di Aiuto alla Vita (CAV), accolgono le donne in difficoltà per una gravidanza e le aiutano con un sostegno economico, psicologico, medico, di amicizia. È mia profonda convinzione, però, che la chiave, la soluzione per tutto sia di carattere educativo e culturale. Sono molto fiduciosa, quindi nei frutti che può avere un impegno di presenza e proposta culturale sul web. Il Movimento per la Vita e i Centri di Aiuto alla Vita, non sono peraltro le sole risorse, basti pensare alla Giovanni XXIII, o La Vigna di Rachele. L’importante è non restare sole. Per quanto ci riguarda, è possibile incontrarci sul territorio in occasione delle iniziative che promuoviamo, oppure attraverso il nostro sito, e la famosa chat che si trova nella homepage: vitavarese.org.
GUARDA L’INTERVISTA

“Una chat per la vita” a cura di Vittoria Criscuolo e Susanna Primavera, Edizioni Ares

Consigli di lettura:
1) Joseph Ratzinger, La bellezza, la Chiesa, ed. Itaca
2) Carlo Caffarra, Saggi sulla persona
3) Stefano Parenti, Farthless, l’assenza del padre nella società contemporanea, ed. D’Ettoris
4) Silvia Bonino, Altruisti per natura, ed. Laterza

 

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