L’altra crisi

Va, insomma, rivisto l’attuale sistema di welfare familiare attraverso politiche familiari, non assistenziali, ma promozionali.

di Pino Morandini

Coniugato con Patrizia, padre e nonno.

Fondatore del primo Movimento per la vita nel Trentino; cofondatore del Centro Trentino di Solidarietà, programma terapeutico per tossicodipendenti e dell’Associazione Provinciale Amici della Nefrologia.

Membro della Giunta nel Movimento per la Vita nazionale e membro del Consiglio Direttivo dell'Associazione Family Day-Difendiamo i Nostri Figli.

Laureato in Giurisprudenza, Magistrato del T.A.R. della Lombardia, Sezione Staccata di Brescia dal 1984.

Dal 1988 al 2013 ricopre incarichi amministrativi all'interno del Consiglio Regionale della Regione Trentino – Alto Adige facendosi promotore di numerose leggi regionali a tutela della famiglia e della vita in particolar modo quella più fragile anche in ambito sanitario. Promuove iniziative per la formazione etica del personale sanitario e costituisce una Scuola di Formazione politica.

28 Ottobre 2022

Non possiamo salutare che con estrema positività l’indicazione, nella nuova denominazione del Ministero della Famiglia, del tema “natalità”, a indicare un’urgenza improcrastinabile. E siamo certi che il nuovo Ministro si farà carico concretamente di quei temi.

Cosa significa vivere in una Nazione connotata da un ormai pluridecennale declino demografico? Dietro al semplice dato si cela un coacervo di questioni sia strutturali che congiunturali, considerati, da un lato, la molteplicità delle cause della denatalità (sociali, economiche, culturali, etiche…) e, dall’altro, il drammatico impatto che essa avrà sulle future generazioni, vuoi sul versante economico vuoi su quello relazionale e culturale, se non s’invertirà la tendenza in atto. Questa evidenzia un’inerzia lunga anni, dettata da un contesto socio-economico sfavorevole alla famiglia, specie se numerosa, e dai connessi condizionamenti culturali.

Ed è degno di nota come il Presidente Meloni, nel suo intervento programmatico prodromico alla votazione sulla fiducia, abbia menzionato, accanto all’evocativa espressione “ glaciazione demografica”, la necessità di un intervento, oltre che economico, anche culturale.

E’ al contempo sempre più ampio lo iato tra figli avuti e figli desiderati – penso a quanti desideri di maternità e di paternità repressi, per varie ragioni, culturali, ambientali, economiche, di – specie per le donne – discriminazione in materia di carriera o, comunque, lavorativa, se scelgono di aprirsi alla vita! – e ciò impone di far fronte sia alla crisi economica sia alla paura di futuro assai diffusa.

Ancora una volta, si tratta di porre in essere una rivoluzione culturale.

E’ opportuno, all’uopo, avere contezza come i tempi della demografia coprano circa 30 anni, ossia la distanza tra due generazioni, e ciò spinge con urgenza ad alimentare una cultura del cambiamento demografico, cui è necessaria una profonda conoscenza, onde poterla governare con consapevolezza, ripartendo i possibili costi e sacrifici.

Si deve coltivare uno sguardo che colga oltre il PIL comunemente inteso per andare verso un “PIL delle relazioni”, che tenga conto che la ricchezza di un Paese sta pure nelle relazioni e che la famiglia è l’ambito per eccellenza di relazioni primarie e durevoli, oltre che rivelarsi l’unico mezzo per sostenere il PIL, econometricamente inteso, entro un’ottica di equità intergenerazionale.

Va, insomma, rivisto l’attuale sistema di welfare familiare attraverso politiche familiari, non assistenziali, ma promozionali.

Perché la priorità è oggi rendere concretamente più sostenibile la scelta della genitorialità, creando condizioni più favorevoli, a partire dai giovani.

Pino Morandini

 

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