Lapidatela! Elisabetta Franchi nel tritacarne del “politicamente corretto”.

L'aver figli, oggi è visto come retaggio medievale. Oggi abbiamo passato il concetto che una donna si realizza solo in un CDA, e buonanotte pannolini e latte rancido sulla spalla.

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

9 Maggio 2022

Vedo orde di famelici vendicatori scagliare pietre morali contro Elisabetta Franchi. Ebbene sì, questa donna è oggi esposta alla lapidazione della pubblica indignazione. Sola, apparentemente, contro tutti.

Perché? Ha detto che assumerà solo donne over quaranta per togliersi di mezzo il rischio di congedi per maternità. 
Questo è il motivo di cotanta indignazione.
E via tutti a inveire, ad ergersi a difensori delle mamme, tutti a puntare feroci il dito verso questa donna che vorrebbe che le donne avessero in mente solo il lavoro, e tanti saluti alla loro natura (natura si badi bene) di mamme e mogli.

Come? 
Stiamo scherzando?
Un uomo, che io considero Dio ma non è questo il punto, circa duemila anni fa si trovò di fronte ad un’altra pubblica lapidazione. Guardò tutti coloro che maneggiavano il sasso e disse semplicemente: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. 
Punto, fine. Tutti a nudo.

Quegli uomini ebbero il coraggio di andarsene. E lo fecero solo dopo un rapido, pungente, esame di coscienza. In silenzio.
E allora mi chiedo: “Noi, come società, avremo il coraggio e la sapienza di fare altrettanto?”

Perché, non so se ce ne siamo accorti, ma l’esser innanzitutto madre, l’aver figli, oggi è visto come retaggio medievale. Oggi abbiamo passato il concetto che una donna si realizza solo in un CDA, e buonanotte pannolini e latte rancido sulla spalla. Oggi abbiamo sdoganato il tema del figlio non come persona, ma come diritto, o addirittura prodotto: ci si può rinunciare come si rinuncia ad una stanza d’albergo, solo che il preavviso deve esser ancora lungo.

Lo si può fare perché non ce lo si può permettere (e qua dovremmo aprire una parentesi sul tema della applicazione della parte preventiva della “194”, quella che prevede l’impegno per la rimozione delle cause che possono indurre all’aborto ), perché si preferisce la carriera o semplicemente perché non  lo si vuole. Lo si può poi comprare, con tanto di menù per la scelta del frugoletto, che poi verrà “messo in forno” nella pancia di una povera donna, che non ha altri mezzi per vivere se non quello di “affittare” il proprio utero. 

E vogliamo parlare della famiglia? Di come una donna – anzi un coppia – debba già fare i salti mortali per crescere un bambino se deve lavorare per sopravvivere perché l’asilo nido costa come un resort a quattro stelle? Dobbiamo dire delle agevolazioni ridicole? Delle riduzioni millesimali che un figlio porta nell’ISEE? Ho cinque figli, e so bene che il piatto (portafoglio) piange sempre.

O infine, vogliamo ricordare come oggi gli unici piccoli che ricevono sempre complimenti sono gli animali? Non ci credete? Beh, io quando sono per strada vedo tanta gente sorridere e carezzare i cani, ma quasi nessuno volgere una smorfia altrettanto amorevole o comprensiva verso i bambini, che piuttosto sono visti spesso come  fastidiose e maleducate cellule impazzite che non fanno altro che sottolineare l’incapacità educativa dei due genitori.

Insomma: questa è l’acqua in cui siamo. E in quest’acqua la Franchi ha avuto almeno il coraggio di essere onesta e sincera. 
Suvvia, andiamo alla radice del tema e facciamoci un esame di coscienza. E forse lasceremo cadere sasso anzichè scagliarlo… Perchè sia chiaro: la nostra società di mamme mancate e di bambini rifiutati, sulla coscienza, ne ha fin troppi!

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