Le donne pro family protagoniste in politica e nell’associazionismo. Un impegno nel mondo e per il mondo senza rinunciare alla femminilità

Chiara Iannarelli indica quel contributo specifico che solo le donne possono offrire nel perseguimento del bene comune, ovvero la capacità di “gestire la complessità, di accogliere e fare sintesi anche delle sfumature più nascoste di una determinata questione”, non meno importanti sono “le capacità relazionali” e “l’attitudine a superarsi continuamente, a gettare il cuore oltre l’ostacolo senza chiedere alcun tornaconto personale”
Mamma che abbraccia il suo bimbo

di Redazione

Il Family Day è nato dall’amore sincero per la famiglia e per la vita ed è sbocciato mostrando decine di migliaia di famiglie disposte a manifestare e a combattere per la loro dignità ed esistenza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno pari dignità, non ci sono sconti a questo fondamento della vita civile. La famiglia fondata sull’amore tra uomo e donna che si donano generando il frutto del loro amore che sono i figli, è il secondo fondamento che ha realizzato quella varietà, bellezza e ricchezza di popoli e nazioni che oggi popolano il nostro pianeta.

8 Marzo 2023

La sensibilità femminile come valore aggiunto nell’impegno per il bene comune. Questo è l’apporto che danno alla politica e al mondo dell’associazionismo tante donne che hanno collaborato con il movimento pro family italiano, contribuendo alla crescita e all’affermazione dello stesso family Day. La capacità di ascolto, di cura e di mediazione delle donne emergono infatti in contesti sempre più complessi come quelli delle nostre società moderne.

L’8 marzo purtroppo si è tinto di aspetti ideologici ed è stato strumentalizzato da movimenti femministi che hanno fatto leva sulla contrapposizione tra uomo e donna. Le rivendicazioni di queste realtà politicizzate hanno sganciato la donna dalle sue prerogative naturali e hanno portato avanti rivendicazioni da minoranza organizzata. Una contrapposizione continua che ha messo in conflitto maternità e lavoro, realizzazione professionale e anelito alla filiazione, libertà di scelta e custodia della vita.

Mentre questa ondata ideologica scemava, negli ambienti pro life e pro family italiani fermentava l’impegno di tante donne capaci di mostrare un’altra via alla valorizzazione della femminilità. Volendo usare il gergo di oggi, il vero ‘empowerment femminile’ è stato coltivato da donne che hanno saputo riconoscere e valorizzare le prerogative femminili e che hanno sperimentato nuove formule per poterle conciliare con un nuovo protagonismo nel terzo settore, nel volontariato e anche nel complesso sistema politico italiano.

Per questo 8 marzo abbiamo voluto mettere in risalto l’esperienza di due donne che hanno promosso in tutti gli ambiti della società la vita, la famiglia e la libertà educativa e che ora incarnano questi valori nell’agone politico del consiglio comunale di Grosseto e in quello della Regione Lazio. Sono rispettivamente Carla Minacci e Chiara Iannarelli. La prima è un medico, segretaria della sezione toscana dell’Associazione dei Medici cattolici e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Grosseto; la seconda è un insegnante, appena eletta nel consiglio regionale del Lazio nelle liste di Fratelli d’Italia con oltre 11mila preferenze e già presidente dell’Associazione Articolo 26 che promuove la libertà educativa in ambito scolastico.

Minacci raggiunta telefonicamente ci racconta che fin dai tempi dell’università (era una delle poche studentesse) rivendicava la sua femminilità davanti a chi per complimentarsi del suo rendimento la descriveva come un maschio con gli attributi, “io ho utero così!!!!” ribatteva a studenti e professori. Si iscrisse da giovane alla democrazia cristiana in una terra “rossa” come la Toscana. “Non ho mai aderito alla battaglie femministe contro il cosiddetto patriarcato che a mio avviso erano autolimitanti delle donne di sinistra”, spiega Minacci, “bisogna ottenere pari opportunità ai blocchi di partenza ma non dobbiamo dimenticare le differenze, io rivendico con orgoglio la capacità di generare della donna e la difendo, l’uguaglianza non è appiattimento e per questo sono contro la cultura dell’aborto, contro l’utero in affitto e contro voler considerare donne anche uomini che hanno un auto percezione al femminile”. Minacci crede nella complementarietà tra uomo e donna ma afferma anche che l’aspetto più importante per l’affermazione professionale di una donna è il sostegno del marito: “Ho esercitato la professione di medico come libero professionista e senza l’aiuto di mio marito non avrei mai potuto conciliare questo impegno con la famiglia, anche mio padre è stato fondamentale, non mi ha mai fatto mancare il suo sostegno quando ero studentessa”. Oggi Minacci porta questa visione nella politica: “Il comune di Grosseto vuole sostenere le madri, soprattutto quelle con figli disabili, le quali spesso vengono abbandonate dai mariti che si allontanano perché non riescono a portare avanti un impegno così gravoso”. Non meno importante sono gli sforzi per aumentare i posti negli asili e i progetti per le case di accoglienza per le donne che hanno subito violenze domestiche, “il mio sogno è aprire anche una centro per la cura degli uomini violenti”.

Chiara Iannarelli, insegnante e madre di cinque figli, è all’inizio della sua esperienza politica dopo un lunghissimo percorso nell’associazionismo cattolico e pro family. L’Associazione Articolo 26 presente al tavolo del Ministero dell’Istruzione promuove la responsabilità educativa dei genitori ed ha più volte segnalato e bloccato progetti che miravano ad introdurre l’ideologia gender nelle scuole. Adesso si appresta ad assumere la carica di consigliere regionale “per seminare i valori della dottrina sociale della Chiesa” con uno sguardo che non si limita ad diritti di una minoranza “ma al bene comune di tutto della società civile e per tutti i grani temi sociali”, dalla famiglia al lavoro. Ci racconta che questa sfida sarà intrapresa da tutta la famiglia, marito e figli sono stati “ingaggiati” per fra fronte a questo incarico che la vedrà impegnata senza sosta per i cittadini del Lazio; “senza il pieno appoggio della mia famiglia non avrei mai potuto candidarmi”. “La mia candidatura – prosegue Iannarelli – ha dato ai miei figli il senso dell’importanza di impegnarsi per qualcosa di più grande, per il bene comune, così mi hanno aiutato a seguire mio papà, il nonno, che è malato di Alzheimer, facendo i turni al suo fianco, ovviamente un ringraziamento particolare va anche a mio marito”. La famiglia diventa così risorsa per la politica e si riafferma come primo nucleo della solidarietà, una forma mutuo soccorso che trae esempi positivi dalla forza delle donne.

Chiara ha saputo coinvolgere anche tanti giovani nella sua campagna che non avevano più nemmeno la tessera elettorale e ha tramesso loro l’interesse per la cosa pubblica e il bene comune. “Io penso che le competenze relazionali dell’universo femminile offrano una marcia in più alle donne – spiega Iannarelli – questo elemento femminile può e deve essere valorizzato da tutta la società”.

Iannarelli dice che farà tesoro di tutte le esperienze nel mondo della “pre-politica” senza il quale la politica diventa una scatola vuota fatta solo di propaganda. Articolo 26 e tutte le esperienze nell’associazionismo pro family rappresentano un serbatoio di capacità che non hanno uguali per fare con successo un’ottima sintesi dei bisogni di tutte le persone. “C’è una filiera che parte dalle associazioni che premono sulle istituzioni – spiega ancora Iannarelli – ma poi deve esserci qualcuno nelle stanze della politica che trasforma queste proposte in leggi e che è capace di fermare le spinte contrarie delle colonizzazioni ideologiche”. Per Iannarelli il lavoro della politica deve essere “in cordata” con quello della pre-politica, e quest’ultima non deve  mai smettere di dare il suo apporto culturale.

In conclusione Iannarelli indica quel contributo specifico che solo le donne possono offrire nel perseguimento del bene comune, ovvero la capacità di “gestire la complessità, di accogliere e fare sintesi anche delle sfumature più nascoste di una determinata questione”, non meno importanti sono “le capacità relazionali” e “l’attitudine a superarsi continuamente, a gettare il cuore oltre l’ostacolo senza chiedere alcun tornaconto personale”.

Le contorsioni grammaticali e politicamente corrette del femminismo da copertina spesso gettano la loro ombra su la realtà quotidiana delle donne italiane. Noi abbiamo voluto offrire un semplice spaccato del nostro meraviglioso mondo dell’associazionismo pro family e pro life. Due madri, due professioniste che non hanno chiesto permessi o quote rosa per affermare le loro capacità e portare il loro contributo a tutta la società.

 

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