Le famiglie italiane hanno il diritto di conoscere il dramma delle violazioni alla libertà religiosa

Le comunità religiose minoritarie si trovano in una situazione sempre più drammatica; in alcuni casi sono a rischio estinzione a causa di una combinazione di azioni terroristiche, attacchi al patrimonio culturale e misure più subdole come la proliferazione delle leggi anti-conversione

di Aiuto alla Chiesa che Soffre - Italia

Fin dalla sua fondazione, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è stata un'opera di carità e riconciliazione al servizio dei cristiani sofferenti. Continuiamo con questo spirito, mano nella mano con i nostri benefattori, ad aiutare la Chiesa a mantenere viva la fede ovunque sia minacciata dalla persecuzione, dalla discriminazione o dalla povertà.

22 Agosto 2023

Il 22 agosto si celebra la Giornata internazionale per la commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sulla religione. Questo giorno rischia tuttavia di passare senza che l’opinione pubblica possa riflettere sul dramma in atto, distratta com’è dall’aumento dei prezzi dei servizi in spiaggia e dai servizi televisivi sul caldo torrido.

Il diritto umano fondamentale alla libertà di religione è violato in un Paese su tre (31%), vale a dire in 61 nazioni su 196. In totale, quasi 4,9 miliardi di persone, pari al 62% della popolazione mondiale, vivono in nazioni in cui la libertà religiosa è fortemente limitata.
Il Rapporto 2023 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato lo scorso giugno dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), denuncia come le minacce contro questo diritto siano sempre più gravi. La persecuzione in odio alla fede è complessivamente peggiorata, e l’impunità dei persecutori è più diffusa. Lo studio copre il periodo compreso tra gennaio 2021 e dicembre 2022, e rappresenta l’unico Rapporto non governativo che analizza il rispetto e le violazioni del diritto sancito dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in tutto il mondo, per tutte le religioni. Dal Rapporto emerge che la discriminazione e la persecuzione sono chiaramente evidenti in 61 Paesi, e che in 49 di questi è il governo che perseguita i propri cittadini per motivi religiosi, con scarsa reazione da parte della comunità internazionale.

Nel planisfero del Rapporto, consultabile sul sito acs-italia.org/rapportolr, 28 Stati sono contrassegnati in rosso come “Paesi caldi”, indicanti persecuzione. Essi denotano i luoghi più pericolosi al mondo per praticare liberamente la religione. Altri 33 Stati sono in arancione, e indicano alti livelli di discriminazione. In 47 di questi Paesi la situazione è peggiorata da quando è stata pubblicata la precedente edizione del Rapporto, mentre le cose sono migliorate solo in nove di essi.

Una delle principali conclusioni del Rapporto di ACS è che le comunità religiose minoritarie si trovano in una situazione sempre più drammatica; in alcuni casi sono a rischio estinzione a causa di una combinazione di azioni terroristiche, attacchi al patrimonio culturale e misure più subdole come la proliferazione delle leggi anti-conversione, la manipolazione delle regole elettorali e le restrizioni finanziarie. Ci sono tuttavia anche casi di comunità religiose maggioritarie perseguitate, come in Nicaragua e Nigeria.

Al fine di quantificare numericamente la persecuzione ai danni delle comunità cristiane, dai 28 Paesi caldi possiamo escludere Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico perché il fenomeno persecutorio, molto cruento, interessa porzioni relativamente piccole dei rispettivi territori, nelle quali la maggioranza religiosa non è quella cristiana. Se escludiamo tali nazioni, il totale dei cristiani che vivono in terre di persecuzione è pari a oltre 307 milioni di fedeli.

Negli ultimi due anni ACS ha rilevato l’aumento globale del potere di governi autoritari e leader fondamentalisti che cercano di esercitare un potere illimitato e per questo sono sia gelosi sia timorosi dell’autorità spirituale, in particolare per la sua capacità di mobilitazione delle comunità religiose. Questo ha un effetto deleterio sulla libertà religiosa. L’impunità è diventata una costante in tutto il mondo e in 36 paesi gli aggressori sono perseguiti raramente, o addirittura mai, per i loro crimini. A questo fenomeno dell’impunità contribuisce il silenzio della comunità internazionale nei confronti di regimi ritenuti strategicamente importanti per l’Occidente, come Cina e India, che non subiscono sanzioni internazionali o altre conseguenze per le loro violazioni della libertà religiosa.

Lo stesso vale per Paesi come la Nigeria e il Pakistan. Un esempio di questi regimi oppressivi, secondo il Rapporto di ACS, è il Nicaragua, che per la prima volta è stato inserito nell’elenco dei Paesi con i più alti livelli di violazioni.
L’Africa continua ad essere il continente più violento, con un aumento degli attacchi jihadisti che rende ancora più allarmante la situazione della libertà religiosa. Quasi la metà dei “Paesi caldi” presenti nel planisfero del Rapporto, cioè 13 su 28, sono in Africa. Cina e Corea del Nord rimangono i due Paesi asiatici con il peggior record di violazioni dei diritti umani, inclusa la libertà religiosa.
Il Rapporto di ACS denuncia anche i crescenti limiti alla libertà di pensiero, coscienza e religione nei Paesi che appartengono all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Negli ultimi due anni, nei confronti di coloro che vogliono esprimere e vivere apertamente la propria fede, l’Occidente è passato da un clima di “persecuzione educata” a una diffusa “cultura dell’annullamento” e al “discorso forzato”, caratterizzato da forti pressioni sociali per indurre a conformarsi alle correnti ideologiche di tendenza.

Le famiglie italiane, a cominciare da quelle cattoliche, hanno il diritto di conoscere questa triste realtà, affinché possano informare e formare i propri figli, gli stessi che, nel prossimo futuro, saranno chiamati a operare in un mondo in cui la libertà religiosa conta sempre meno.

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