Le vittime della moderna schiavitù, la tratta degli esseri umani, sono persone di ogni età, genere, stato sociale e migratorio e possono avere vulnerabilità multiple ed essere trafficate per uno o più scopi. Questi fattori ostacolano la loro condizione di vita, aumentano le problematiche legate alla salute mentale e rendono difficile la loro fuoriuscita dalle reti che le tengono in trappola attraverso strategie di controllo, violenza, coercizione e manipolazione psicologico-affettiva. Si tratta sempre più spesso di persone intrappolate tramite la tecnologia digitale. Le reti criminali sono altamente flessibili, veloci e adattabili e approfittano delle crisi geopolitiche, economiche, ambientali e sociali per aumentare i propri profitti illeciti offrendo online i propri servizi illegali e gestendo la logistica e i pagamenti. Secondo le ultime stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), le vittime di tratta sono state circa 49 milioni nel mondo. 28 milioni secondo l’ILO, erano uomini, donne e bambini costretti al lavoro forzato. L’Asia e l’area del Pacifico hanno il maggior numero di vittime, seguiti da Africa, Europa e Americhe. Difficile avere dati effettivi sul numero delle vittime. Il numero reale potrebbe essere molto più alto, poiché molti casi di tratta non vengono identificati dalle autorità e dai servizi specializzati a causa dell’e-trafficking, la digitalizzazione della tratta.
In Europa, 2 vittime su 3 sono donne e ragazze. Le nazionalità prevalenti sono: extra UE: Nigeria, Ucraina, Albania e Vietnam; UE: Romania e Bulgaria. Una fotografia al femminile dunque in quanto le donne e le ragazze sono le più vulnerabili tra le migranti, incluse le madri. In particolare, al Parlamento europeo già nel 2023 è emersa l’urgenza di menzionare la maternità surrogata come un ulteriore tipo di sfruttamento, e considerare un reato penale coloro che costringono o ingannano le donne a diventare madri surrogate. Alle varie forme di sfruttamento sono state aggiunte anche i matrimoni forzati e le adozioni illegali.
Lo sfruttamento sessuale resta la forma di coercizione e violazione dei diritti umani più grave e diffusa anche in Italia. Per questo la Comunità di don Oreste Benzi non demorde e continua su più fronti ad occuparsi di bambine, ragazze e donne, sempre più spesso madri, intrappolate nel mercato della prostituzione o altra forme di sfruttamento dietro webcam. Nello scorso anno 101 le persone assistite, età prevalente 29 anni.
La sensibilizzazione nelle scuole medie e superiori è l’intervento più efficace, nei confronti delle nuove generazioni che capiscono meglio degli adulti spesso la connessione tra la schiavitù antica di persone trasportate dal continente africano a forza verso l’America e obbligati a lavori forzati in condizioni disumane. Anche oggi, sebbene con metodi diversi più subdoli e ingannevoli, la moderna schiavitù della tratta causa il trasferimento e lo sfruttamento di migliaia di persone piccole e grandi tra un continente e l’altro oppure tra un paese e l’altro nello stesso continente o nello stesso stato (tratta interna). In ogni caso la persona è annullata nella sua dignità e viene usata come merce. Diceva don Oreste “se non ci fosse la domanda non ci sarebbe nemmeno l’offerta”. E per questo l’impegno principale continua ad essere l’incontro delle potenziali vittime attraverso iniziative di prossimità attraverso le unità di contatto in strada, le equipe di contatto indoor, nei luoghi dello sfruttamento lavorativo e dell’accattonaggio, in diverse città italiane ma non solo. E l’accoglienza delle vittime attraverso un programma di recupero e di protezione: assistenza legale, psicologica e sanitaria, aiuto nelle pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno e altra documentazione utile, apprendimento della lingua italiana, formazione professionale, avvio all’autonomia lavorativa e abitativa.
Ma tutto questo sarebbe inutile se non fosse accompagnato da un’azione importante per scoraggiare la domanda di “merce umana”. Ogni persona ha un valore inviolabile e la libertà di esprimere le proprie potenzialità, non essere usata e sfruttata per profitti di altri. Per questo è importante rimuovere le cause alla radice di ogni sfruttamento, anche attraverso la collaborazione con forze di polizia, enti pubblici e del privato sociale, le istituzioni politiche e campagne di comunicazione per fermare trafficanti, sfruttatori, agenzie di intermediazione e clienti della tratta. Ci sono troppe famiglie in cui passa sotto silenzio la violazione della dignità umana nella sua parte più intima da parte di figli, papà, mariti e compagni che non hanno consapevolezza della propria fragilità, di problematiche affettivo-sessuali che vanno affrontate con specialisti adeguati, e violano quella altrui senza alcuno scrupolo, nel nascondimento e attraverso una sorta di doppia vita. In questo modo alimentano questa moderna schiavitù!
Come diceva don Oreste Benzi di cui ricorre il centenario dalla nascita, soprattutto pensando alle tante vittime dello sfruttamento sessuale che in Italia coinvolge circa il 70% delle donne trafficate: ” Non ci rassegneremo mai finché ci saranno uomini che comprano e violano il corpo di una donna.
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