Lettera aperta al Direttore del settimanale diocesano dell’Umbria “La Voce”. Di Massimo Gandolfini

Oggi, essere pietra d’inciampo e “non conformarsi alla mentalità del mondo” – è sempre San Paolo ad esortarci -significa avere il coraggio di dire che la famiglia è una sola, mamma, papà, figli, nonni e nipoti, e ogni altra unione civile, pur riconosciuta dalla legge, non è famiglia.
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di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

6 Luglio 2022

Lettera aperta al Direttore del settimanale diocesano dell’Umbria “La Voce” Dr. Daniele Morini

Egregio Direttore,

ho avuto occasione di leggere sia il Suo editoriale, sia la lettera che Le ha inviato il Sig. Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos. Premesso che non amo le polemiche, che ritengo inutili, dannose e foriere solo di confusione, mi corre l’obbligo di chiarire alcuni aspetti al fine di non lasciare ai Suoi lettori – se Lei vorrà essere così cortese da pubblicare questa mia – la sensazione che quanto è espresso in tali scritti sia espressione non di personali convincimenti, quanto piuttosto di una verità oggettiva e, come tale, indiscutibile.

Le categorie di “cattolici oltranzisti” e di “cattolici progressisti”- tanto spesso utilizzate – mi ricordano molto da vicino la prima Lettera ai Corinti: “Io sono di Paolo … io di Apollo … io di Cefa …”, che l’Apostolo stigmatizza e condanna senza appello, invocando il precetto dell’unità voluto da Cristo stesso. Il popolo dei credenti in Cristo, come Lei sa bene, ha riferimenti ben precisi e ineludibili per trovare questa unità:la Rivelazione, la Sacra Scrittura, la Tradizione ed il Magistero della Chiesa. Ogni questione, anche storico-sociopolitica, soprattutto se di valore morale, in ogni tempo, va affrontata e risolta alla luce di quell’insegnamento, che indica con chiarezza la via della verità. Il compito del cristiano è stato, è e sarà sempre di vivere e testimoniare quella verità, nella vita privata come in quella pubblica. Senza dimenticare che “la nostra lotta non è contro le creature di sangue e di carne, ma contro lo spirito del male che domina in questo mondo di tenebra”. La linea di pensiero promossa dalle varie associazioni LGBTQ+ è inconciliabile con la dottrina cattolica, in cui noi fermamente crediamo e che abbiamo il dovere di annunciare sempre “opportune et importune”.

Non si tratta di condannare nessuno, in quanto siamo assolutamente convinti che il giudizio spetta sempre e solo a Dio nostro Padre, ma non possiamo neppure lasciar passare l’idea che tutto va bene, che tutto è relativo, perché l’unica cosa che conta è che le persone siano contente e felici permettendo loro di fare ciò che vogliono. Che cosa voleva Erode Antipa? Tenere per sé la moglie del fratello e vivere felice così. Un Giovanni Battista in chiave “cultura dell’inclusione” doveva starsene zitto, farsi i fatti suoi, vivere in casa sua i suoi valori ed il suo credo, ma senza denunciare pubblicamente il grave torto perpetrato dal re. Certamente così facendo si sarebbe salvato la vita, ma non era quella la sua missione … così come non lo è per noi, in forza di quel Battesimo che ci fa “sacerdoti, re e profeti”. Stimato Direttore, essere profeti oggi significa avere tutti contro, significa rimetterci la testa non materialmente (almeno per ora!) ma socialmente e essere grottescamente associati a quella categoria che tanto va di moda dei “seminatori d’odio”.

Oggi, essere pietra d’inciampo e “non conformarsi alla mentalità del mondo” – è sempre San Paolo ad esortarci -significa avere il coraggio di dire che la famiglia è una sola, mamma, papà, figli, nonni e nipoti, e ogni altra unione civile, pur riconosciuta dalla legge, non è famiglia.

Significa dire a chiare lettere che aborto e eutanasia sono crimini contro la vita, inconciliabili con la rivelazione cristiana. L’apertura al dialogo è certamente un grande e utile strumento di confronto all’interno del vivere civile, ma non può significare la rinuncia o il sottacere i valori in cui crediamo, che – non dimentichiamocelo mai – sono la via della vera felicità per ogni uomo. L’uomo non è felice perché fa ciò che vuole, perché vive il delirio del libero arbitrio (mascherato da autodeterminazione senza limiti, come si vuole oggi): speriamo che almeno noi –con tutti i nostri limiti e le nostre personali miserie – abbiamo chiaro che la felicità è fare la volontà di Dio, che ci viene indicata dalla Chiesa. A questo proposito, il nostro Santo Padre Papa Francesco ha parole inequivocabili sui temi eticamente sensibili.

L’aborto è un omicidio per mano di “sicari” in guanti bianchi, “è un’atrocità” (16 giugno 2018), l’eutanasia è un crimine che non trova giustificazione alcuna e offende la sacralità della vita (22 maggio 2022), “Il dono più grande che Dio ha fatto all’umanità è la famiglia … padre e madre sono immagine e somiglianza di Dio … la famiglia è icona di Dio .. Oggi, fa male dirlo, si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Si, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica: “famiglia” delle stelle, “famiglia” degli alberi, degli animali … Ma la famiglia umana, immagine di Dio, è una sola. E’ una sola” (Vaticano, sabato 16 giugno 2018). E in Amoris Laetitia, 251: “Circa il progetto di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali , non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” “L’accoglienza e il rispetto è per tutte le persone, ma la famiglia è una sola”. Queste non sono clave da utilizzare contro chi non la pensa come noi, ma sono luci da tenere accese perché tutti sappiano che esiste la via di verità della “vera felicità”, direbbe S. Agostino.

Molto probabilmente – considerato ciò che ha scritto – il Signor Stefano Bucaioni non è a conoscenza di queste e di molte altre dichiarazioni che nei secoli la Chiesa ha fatto su questi temi, ma sarebbe davvero ingiustificabile se coloro che si ritengono o definiscono cristiani le avessero dimenticate o – peggio – le contrastassero pubblicamente.
Egregio Direttore, La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, e mi permetto di formulare l’auspicio, per tutti noi, di continuare ad essere “il sale” della terra … “perché se il sale perdesse il sapore a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt. 5,13). Il Signore perdoni le nostre mancanze e i nostri errori (io, come il senatore che non viene mai nominato ne abbiamo certamente tanti), ma ci aiuti ad essere sempre Suoi servi fedeli, ricordandoci che chi vuol piacere al mondo riceverà sicuramente elogi e approvazione dal mondo, ma non può piacere a Dio.

Buon lavoro, Direttore.

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