Liberi di testimoniare, in Italia e nel mondo

Per rispettare il diritto naturale non è necessario essere cattolici, ma di fatto attualmente questi riferimenti sono apprezzati quasi esclusivamente in ambito cattolico.

di Aiuto alla Chiesa che Soffre - Italia

Fin dalla sua fondazione, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è stata un'opera di carità e riconciliazione al servizio dei cristiani sofferenti. Continuiamo con questo spirito, mano nella mano con i nostri benefattori, ad aiutare la Chiesa a mantenere viva la fede ovunque sia minacciata dalla persecuzione, dalla discriminazione o dalla povertà.

22 Agosto 2024

Il 22 agosto, come ogni anno, si celebra la Giornata internazionale per la commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sulla religione. Noi di Aiuto alla Chiesa che Soffre siamo purtroppo abituati ai casi di persecuzione violenta, in particolare quando essa colpisce i corpi dei nostri fratelli. Ciò, tuttavia, non significa che essa sia l’unica forma di violenza di cui sia doveroso parlare. Vi sono infatti vari livelli di persecuzione e discriminazione.

Quando abbiamo pubblicato l’ultima edizione del Rapporto sulla libertà religiosa, nella scheda dedicata all’Italia abbiamo segnalato che, nei due anni esaminati dalla ricerca, «la comunità cattolica ha espresso preoccupazione per alcune misure adottate dalle autorità che sono state percepite come in conflitto con i valori del Cristianesimo, sebbene in molti casi si trattasse di temi riconducibili piuttosto al diritto naturale». Lo studio ha citato fra l’altro la cosiddetta “legge Zan” perché «il disegno di legge è stato considerato uno strumento legislativo volto a limitare la libertà di esprimere pubblicamente le concezioni cattoliche tradizionali su famiglia e sessualità», e un pronunciamento della Corte Costituzionale la quale, il 15 febbraio 2022, ha dichiarato l’inammissibilità del referendum che mirava a depenalizzare la partecipazione alla morte di una persona consenziente.

Cosa significano questi riferimenti e quale attinenza hanno con la Giornata internazionale odierna?

Anzitutto è necessario sottolineare che tuttora buona parte della comunità cattolica è preoccupata per le misure adottate dalle autorità che siano in conflitto con i valori del Cristianesimo, sebbene in molti casi si tratti «di temi riconducibili piuttosto al diritto naturale». Per rispettare il diritto naturale non è necessario essere cattolici, ma di fatto attualmente questi riferimenti sono apprezzati quasi esclusivamente in ambito cattolico.

Basterebbe anche solo che i cattolici potessero confrontarsi ad armi pari, e sulla base di un dialogo rispettoso, con quanti non condividono l’insegnamento della Chiesa e il diritto naturale. Purtroppo, però, quando i cattolici (singoli o gruppi) si permettono di far notare pubblicamente quando sia importante valorizzare e proteggere «le concezioni cattoliche tradizionali su famiglia e sessualità», per fare solo un esempio, è molto probabile che scatti la macchina della denigrazione, allo scopo di limitare la libertà di esprimere pubblicamente questi principi. Specie in ambito mediatico, è infatti semplice far apparire come “imbarazzanti”, “retrogradi”, “bigotti”, “reazionari” (la lista delle etichette può allungarsi) quanti hanno l’ardire di dire pubblicamente la loro sui temi sui quali è attiva la censura del politicamente corretto. I cattolici dipinti in modo così caricaturale possono essere considerati “vittime di atti di violenza basati sulla religione”? Chiunque sia stato deriso e posto in cattiva luce nel corso di una diretta televisiva oppure sui social sa che non si tratta di un’esperienza particolarmente simpatica, e quindi può essere certamente considerato vittima di tale trattamento. È lecito poi parlare, in questi casi, di “atti di violenza”? In Italia non si sono finora registrati casi eclatanti di violenza fisica in odio alla religione; tuttavia, se dal piano fisico ci spostiamo su quello della cosiddetta violenza psichica, allora la cosa cambia. Si entra infatti nella sfera della pressione e dell’oppressione esercitata sull’animo di una persona, mortificandone lo spirito, soggiogandone, annullandone o limitandone la volontà. E se questa violenza ha come motivazione l’avversione alla fede e ai suoi contenuti, pubblicamente annunciati, allora dobbiamo concludere che anche in Italia vi possono essere atti di violenza lesivi della libertà religiosa.

Non piace che i cattolici dicano pubblicamente di essere a favore della famiglia monogamica e indissolubile fra maschio e femmina? Bene, ma allora la critica deve essere ad armi pari, trasparente e rispettosa, e non deve adottare tecniche che violino la dignità dell’interlocutore. Questo vale sia sul piano del dibattito pubblico, sia su quello privato. Quante volte infatti adulti e ragazzi cattolici sono stati ridicolizzati per aver detto che pregano il rosario, che vanno a Messa, che vogliono vivere il fidanzamento nella continenza fino al momento del matrimonio? I cattolici hanno il diritto di essere rispettati pubblicamente e privatamente quando testimoniano con la vita ed esprimono a parole la fede e la morale cattoliche, e non devono essere sottovalutati episodi di denigrazione pubblica o di bullismo virtuale che fanno soffrire soprattutto quanti non hanno ancora raggiunto una sufficiente solidità personale.
Se superiamo i confini nazionali, e quelli dell’Occidente, entriamo poi nel territorio di Paesi in cui la libertà religiosa è impunemente calpestata, anche con l’ausilio della violenza fisica o della forza della legge. Anche se ci limitiamo alle minacce ai danni dei cristiani, senza considerare quindi in questa sede quelle ai danni di altre confessioni, l’elenco dei Paesi coinvolti è decisamente lungo e comprende Arabia Saudita, Bangladesh, Burkina Faso, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Iran, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, R. D. del Congo e diverse altre nazioni. Il numero dei cristiani che vivono in terre in cui è presente questo particolare fenomeno persecutorio è pari a oltre 307 milioni.

Il problema persecutorio è un fenomeno globale, complesso e diversificato, che in Occidente si manifesta anche (ma non solo) nelle forme sopra descritte, mentre altrove assume modalità più cruente. Aiuto alla Chiesa che Soffre, che dal 1947 è a fianco dei cristiani perseguitati, con l’aiuto dei propri benefattori continuerà a essere al fianco delle vittime degli atti di violenza perpetrati in odio alla fede e di quanti sono stati violati nel loro fondamentale diritto alla libertà religiosa.

Massimiliano Tubani
Direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia
acs-italia.org

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