Pubblichiamo per gentile concessione della rivista bimestre “Sì alla Vita”
Fa riflettere, nel furto subito recentemente dal Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Trento, la violenza con cui gli autori hanno condito il loro misfatto. Non si sono accontentati del solo bottino pecuniario (settecento euro, destinati a una mamma, sola e senza lavoro, con il figlio all’ospedale, quindi soldi della carità!), ma hanno infierito su cose e arredi, rovesciando cassetti e fascicoli, sparpagliando carte e penne, finanche impadronendosi di tutte le chiavi degli appartamenti riservati all’accoglienza delle madri nubili e dei loro figli.
Ma perché siffatta devastazione?
Forse per il messaggio culturale del CAV, che annuncia silenziosamente e umilmente, nei fatti e nelle opere, che ogni bambino concepito e non ancora nato è un individuo appartenente alla specie umana, e quindi uno di noi?
Forse perché sua madre, che lo porta in grembo, nel groviglio interiore e disperato di una gravidanza non voluta, costituisce unitamente al figlio un’ultimità totale, spesso nell’indifferenza generale?
Forse perché dà fastidio che siffatte situazioni siano definite da S. Teresa di Calcutta quelle afferenti i “più poveri del mondo”? Forse perché non si rendono conto di una vera e propria “guerra dei potenti contro i deboli” (S. Giovanni Paolo II), foraggiata con mezzi economici rilevanti e sostenuta da numerosi mass media?
Probabilmente un po’ tutto questo.
Se è così, la questione va posta sul terreno del dialogo, della ragione, del coraggio E nonostante tutto, della Speranza.
Partendo dalla concretezza del reale. Che dice dello stile e del contenuto dell’attività del CAV: nell’accoglienza senza giudizio, fatta di riservatezza e discrezione, di ascolto e di amicizia, di condivisione e di compagnia, come testimoniano tutte le donne che hanno conosciuto il CAV! Venite e vedrete!
Sul terreno del dialogo, cari ladruncoli della…vita: perché l’idea di dignità umana, proclamata fin dal 1948 nella laica Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quale “…fondamento della libertà, della giustizia e della pace…”, rappresenta uno dei principali varchi nell’incontro tra credenti e non. Anche il non credente, infatti, per non chiudersi nella disperazione – e cos’è quel furto se non un gesto di disperazione? – ha bisogno di affermare che ciò che determina il finalismo della società e della storia non è solo lui, ma ogni uomo in quanto tale.
Vogliamo parlarne guardandoci negli occhi?
Sul terreno della ragione, perché quel gesto disperato esprime un offuscamento della stessa. La ragione, infatti, capace di vedere oltre il visibile (“L’essenziale è invisibile agli occhi”, si afferma ne “Il Piccolo Principe”), si rivela davvero in grado di cogliere, se non è accecata dall’ideologia, che il non ancora nato ha un’unica ricchezza: la sua umanità. Perché la si vuole cancellare? Essa è il motivo per cui ogni uomo vale e la ragione che fonda l’eguaglianza tra tutti gli esseri umani.
Anche voi, “visitatori violenti” del CAV, siete stati in viaggio verso la nascita. Che ne sarebbe stato della vostra esistenza se qualcuno avesse cancellato quel viaggio?
Sul terreno del coraggio: quello di chiedersi sinceramente se sia davvero coraggioso e libero il gesto di chi, per realizzarsi come vuole, cancella l’altro. O se invece la libertà non sia piuttosto la capacità di riconoscere l’altro nel suo valore quantomeno pari al mio, rispettandone la vita e la dignità.
Ma, in special modo, sul terreno della Speranza.
Quella che esperimentiamo quotidianamente nel lavoro del CAV. Dove mamme chiedono accoglienza e soprattutto ascolto. Fiduciose nel condividere ansie, progetti, speranze. E felici nel non sentirsi più sole. Perché è la solitudine la prima causa del rifiuto della vita, la stessa solitudine che ha invaso il vostro cuore, ladruncoli dei poveri, fino al punto di svuotarlo e di riempirlo di desiderio di male.
Affacciatevi al CAV, dove spesso quelle mamme insegnano la vita!
Lo fanno quando decidono per l’accoglienza del piccolo che portano in grembo, vincendo pressioni per il suo rifiuto. La forza propulsiva della vita innocente genera in loro una voglia di vivere e di lottare che le rende capaci di affrontare ogni asperità. Lo fanno quando aiutano altre gestanti assillate dalle medesime angosce. Lo fanno quando accudiscono anche bimbi di altre. Maestre di vita per tutti.
Per questo non riuscirete mai a rubarcela, la Speranza!
© RIPRODUZIONE RISERVATA




Se ti piace questo articolo lo puoi condividere!
Altre persone potrebbero trovarlo utile.