Nascere, l’unico valore che ci accomuna tutti

Che cosa è più vantaggioso: promuovere e difendere, o invece dismettere e smaltire ordinatamente? Perché è vantaggioso scegliere la vita, sempre, dovunque e comunque?

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

5 Febbraio 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “Avvenire”

Il sottotitolo riportato nel Messaggio dei Vescovi Italiani in occasione della 46^ Giornata Nazionale per la Vita, facendo riferimento ad un versetto del Vangelo di Marco (“Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita”, Mc. 8,36) può essere interpretato in modo riduttivo, ritenendo che sia valido e vero solo per chi condivide la fede cristiana. Al di fuori di questo recinto, entro il quale si coniuga la sacralità della vita umana – anzi, di ogni vita umana – la vita può essere considerata un “bene d’uso”, una sorta di proprietà privata di cui ognuno può disporre a piacimento, e la società, la cultura, la politica hanno il solo compito di rendere agibile e fruibile ogni libera scelta individuale.

Lo slogan, tanto di moda, “della mia vita ne faccio quello che voglio” rende in modo chiaro questo concetto. La domanda che dobbiamo porci, e
che il Messaggio ci spinge ad affrontare, è se sia davvero vantaggioso, per il singolo cittadino e la società nel suo complesso, disporre secondo libero arbitrio della vita. Dunque, prima e oltre l’appartenenza di fede, il “bene” vita è meritevole di qualche tutela speciale (culturale, giuridica, legislativa) oppure ci si deve limitare ad organizzarne lo smaltimento, un po’ come si fa con i rifiuti, che ognuno dismette ed elimina a piacimento? Che cosa è più vantaggioso: promuovere e difendere, o invece dismettere e smaltire ordinatamente? Sono convinto che la risposta non può che venire dai fatti, concreti, che la storia degli anni che stiamo vivendo ci pone davanti. Il nostro Paese ha il triste primato mondiale della denatalità: non mettiamo al mondo figli, la famiglia numerosa è un anacronismo inaccettabile e gli investimenti economici per favorire la natalità sono irrisori rispetto all’enormità dei bisogni. Perfino le scelte legislative sono indirizzate più verso la “morte scelta”, verso la valorizzazione di quell’obbrobrio concettuale e sociale che si chiama “suicidio medicalmente assistito”, piuttosto che verso l’umano prendersi cura e lenimento del dolore e della sofferenza, scelte che dovrebbero contraddistinguere la “rupe Tarpea” degli scarti, dalla civiltà che riconosce la pari dignità di ogni essere umano. Se il diritto alla vita è il fondamento di una società civile (come recita la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), allora poco importa il luogo dove si dà la vita: dal grembo materno al bimbo imperfetto, dal barcone in mezzo al mare al letto dei malati terminali e inguaribili, alle bidonville degli zingari fino alle strade e alle case di Ucraina, Gaza, Israele, Niger, Armenia …

Perché è vantaggioso scegliere la vita, sempre, dovunque e comunque? Perché significa scegliere di promuovere l’unico bene che veramente ci accomuna tutti, da un capo all’altro del pianeta, e ci rende tutti uguali in dignità, con il dovuto rispetto delle innumerevoli differenze che ci contraddistinguono. Se si ama davvero l’uomo e l’uguaglianza fra gli esseri umani, il primo irrinunciabile passo non può che essere scegliere la vita sempre, in ogni circostanza. Battere la strada dei “distinguo”, quando si parla di diritto alla vita, significa spalancare le porte ad ogni possibile ingiustizia: razza, colore della pelle, salute mentale o fisica, etnia, credo religioso, appartenenza sociale o politica … tutte categorie con cui si è legittimato il criminale principio delle “vite indegne di essere vissute”, che non dobbiamo mai dimenticare. Aiutiamo i bimbi a nascere, aiutiamo le mamme che hanno gravidanze difficili, prendiamoci cura di chi è nel dolore, nella sofferenza, vicino alla morte, diamo solidarietà e accoglienza ai profughi: è un vantaggio per tutti! Fare il bene, fa bene a chiunque: tanto a chi lo riceve, quanto a chi lo fa.

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