Nella Giornata mondiale per la commemorazione delle vittime di genocidio parliamo di aborto, un genocidio dimenticato

C’è un dramma nascosto, sordo, indicibile, dramma che la “ vulgata ufficiale” vuole nascondere, quello della mamma che abortisce.

di Vittoria Criscuolo

Vittoria Criscuolo, moglie, madre, già docente di latino e greco al Liceo Classico di Varese, presidente del Movimento e Centro di aiuto alla vita di Varese, insegnante del Metodo Billings, volontaria del progetto Fede e Terapia.

9 Dicembre 2023

Nel silenzio generale si consuma ogni giorno una nuova strage di innocenti, che ha come tristi protagonisti i bambini eliminati con l’aborto volontario. I numeri sono impietosi, come conferma il sito worldometer (https://www.worldometers.info/ ), che rileva in tempo reale le cifre mondiali degli aborti. Il 16 novembre alle 11.21 gli aborti nel mondo sono stati 39.133.109.

In Italia nel 2021 gli aborti sono stati 63.653, ai quali vanno aggiunti quelli statisticamente ipotizzabili dall’uso di pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo, oltre agli aborti clandestini. Numeri impressionanti, che superano abbondantemente le cifre ufficiali dichiarate dal Ministero della Salute.

Non è, però, il bimbo, inaspettatamente, l’unica vittima dell’aborto: c’è un dramma nascosto, sordo, indicibile, dramma che la “ vulgata ufficiale” vuole nascondere, quello della mamma che abortisce. Lo sappiamo bene noi volontarie del Movimento per la vita di Varese, lo constatiamo ogni volta che una donna disperata ci raggiunge sul nostro sito, (www.vitavarese.org ), “attratta”dagli articoli che pubblichiamo settimanalmente sulle tematiche relative al valore del bimbo e della famiglia. La frequenza con la quale ci scrivono le persone in difficoltà, ha permesso a me e a tutte noi volontarie di scoprire uno spaccato di umanità attraversata dal dolore e dalla solitudine, il vero problema della nostra epoca sempre apparentemente connessa.

Chi si rivolge al web per chiedere aiuto testimonia drammaticamente la nostra incapacità di gestire i rapporti umani, che necessitano non tanto (o soltanto) di risposte tecniche, ma sempre di uno sguardo accogliente e carico di sim-patia, impossibili da realizzarsi online. È la sconfitta dell’ “homo tecnologicus”, il nostro fallimento.
È stato sconvolgente scoprire che la donna soffre, a distanza di 20,30, anche 40 anni, per aver soppresso il proprio bimbo; che non riesce a perdonarsi, a darsi pace; che confessa più e più volte lo stesso peccato. Il dolore dopo l’aborto non ha confini di tempo, non risparmia nessuna donna, giovane o meno giovane che sia, ricca o povera, italiana o straniera.

Così ci scrive una ragazza di 20 anni:
“…a luglio ho scoperto di essere incinta, ero già nella settima settimana e nel giro di tre giorni ho abortito tramite farmaco. Mi sembra sia successo ieri. Ho 1000 pensieri per la testa, in primis che sia colpa mia, perché nonostante io fossi super informata, non so per quale motivo ho fatto sesso molte volte senza protezione. Mi credevo invincibile, e mi sento male per questo terribile sbaglio. L’ho visto quando è sceso nel wc, ho pianto tutte le mie lacrime, era una cosa mia, pura vita uccisa da me medesima. Ho creato come una vita parallela, non mi pento di averlo fatto perché non ero pronta. Ma mi pare di vivere nascondendo qualcosa a me stessa, e quando ci penso crollo totalmente. Come se avessi ucciso me stessa, una parte magica e naturale.” ( dal libro “ Una chat per la vita. 50 storie di speranza “, Ares editore).
Anche donne tentate dall’aborto scrivono sulla chat del sito, talvolta chiedendo come abortire, ma anche per sapere come affrontare il problema di una gravidanza inaspettata.

Il consiglio che offriamo a tutte è di rivolgersi al centro di aiuto alla vita più vicino, per incontrare di persona le volontarie pronte ad offrire una mano amica, un sostegno economico e di beni di prima necessità per la mamma e il bambino.
Così, spesso, ci sono riservate anche delle grandi gioie che non ci sarebbero nemmeno dovute : quando una donna rinuncia ad abortire per noi tutte è una vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, e questa è la gioia alla quale forse abbiamo potuto dare un piccolo contributo. Molto più spesso non si riesce a far desistere la donna dal suo proposito, in realtà non sappiamo quasi mai come va a finire, e questo è un bene: se i fallimenti del nostro servizio fossero eccessivi, forse non si reggerebbe allo sconforto; se i successi fossero troppi, forse ci si esalterebbe in modo quasi del tutto immotivato, come confermano i numeri riportati sopra: 63.653 aborti significa 63.653 bambini ai quali è stato impedito di vedere la luce, di andare a scuola, di sorridere, di essere cittadini del mondo.

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Vittoria Criscuolo

Vittoria Criscuolo, moglie, madre, già docente di latino e greco al Liceo Classico di Varese, presidente del Movimento e Centro di aiuto alla vita di Varese, insegnante del Metodo Billings, volontaria del progetto Fede e Terapia.

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