Non c’è il diritto ad avere figli ma solo quello a mamma e papà

Lo vogliamo dire a chiare lettere che il “diritto al figlio” non esiste? Che il “diritto” ad essere genitori è altrettanto inesistente, sia per coppie etero che omosessuali?

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

21 Marzo 2023

(Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”)

Lo vogliamo dire a chiare lettere che il “diritto al figlio” non esiste? Che il “diritto” ad essere genitori è altrettanto inesistente, sia per coppie etero che omosessuali? Che un bimbo è una persona, non una cosa, e che si comprano le cose non le persone? Che si affittano case, automobili, gioielli o vestiti e altro, ma mai e poi mai donne, pagate per essere “incubatrici” biologiche “pronte all’uso”?

L’incivile e abominevole pratica dell’utero in affitto è esattamente tutto questo: una pratica con il sapore intenso dello schiavismo, ricco e borghese, imbellettato con la patina glamour di un onesto rapporto commerciale di libero mercato, con tanto di contrattazione stabilita per legge!  Se solo si ha un briciolo di semplicissimo buon senso, immediatamente si comprende la totale assurdità di trasformare questo mercimonio in un “diritto”. La legge 40/2004, in Italia, lo vieta; la Corte Costituzionale, nel 2017, e la recente Sentenza 38162/22 riguardante la trascrizione di atti di nascita di bimbi generati all’estero con utero in affitto, dichiarano che quella pratica “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane, assecondando un’inaccettabile mercificazione del corpo, spesso a scapito delle donne maggiormente vulnerabili sul piano economico e sociale”.

Nonostante tutto ciò, nel palinsesto televisivo affidato a Lucia Annunziata, il ministro Eugenia Roccella, da sempre convinta sostenitrice dell’universo femminile, è stata presentata come un’insensibile disumana nemica dei bambini, nati con “gestazione solidale”! Ribaltando in questo modo i termini della questione: i “brutti e cattivi” sono coloro che combattono contro l’utero in affitto, e non coloro che vogliono il figlio a tutti i costi, fino ad arrivare a comprare donne e bimbi! Così il coro di livore ideologico della sinistra radical-chic si è subito levato per chiedere e difendere i “diritti civili” di cui l’agenda LGBTQ+ è ricca. Il partito radicale di massa, una volta chiamato PD, come chiaramente dimostrato dalle dichiarazioni della neo-segretaria, non ha ancora capito la distanza siderale esistente fra questi strampalati diritti e i veri problemi della gente comune. Quella gente che con lo stipendio deve pensare, ogni mese, a tirare avanti la baracca, con figli, nipoti e nonni – … a proposito, benedetti nonni, senza i cui risparmi e pensione il rischio fallimento sarebbe ancora più concreto! – e non ha certo a disposizione dollari o euro per comprare gameti, uteri, fecondazioni e gravidanze.

Quei bimbi, innocenti creature nate da pratiche di manipolazione dell’umano, sono poveri orfani ancora prima di nascere e sono vittime di un’ideologia che nega il primo dei loro diritti: avere una mamma e un papà. Hanno “genitore uno” e “genitore due”, che non è per nulla la stessa cosa! E se così fan tutti, a maggior ragione siamo orgogliosi di essere “eccezione Italia” come definì il nostro Paese Papa Giovanni Paolo II. Se una prassi è sbagliata, non la si rende né buona né opportuna legalizzandola: mercificare il concepimento, la gravidanza, la maternità, la genitorialità è un processo di ingegneria sociale che mina dalle radici la costruzione di una società civile che sia degna di questo nome.

E non serve essere cristiani-cattolici per pensare e credere secondo questi canoni: un signore di nome Antonio Gramsci, nel giugno del 1918, utilizzò parole di fuoco contro chi promuoveva quella che oggi chiamiamo “gravidanza solidale”: “Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole … venderanno la possibilità di diventare madri … il quattrino deturpa, abbruttisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, si distacca dall’anima e diventa merce da baratto .. E’ il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno”.

E mi fermo qui: il testo è ben più lungo e con espressioni di una durezza impressionante. Chi dubitasse o chi pensasse all’imbroglio, vada a leggerselo e capirà facilmente quanto – detto con il dovuto rispetto – il “povero” Antonio si girerà nella tomba all’udire gli eredi del suo partito discettare di ”diritti civili”, che di civile non hanno proprio nulla. E men che meno di contrasto alla povertà e aiuto al proletariato, proprio a partire dall’utero in affitto.

 

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