OGNI BAMBINO CHE NASCE E’ SCINTILLA DIVINA. L’uomo non sarà mai solo corpo e mercato

Oggi la Giornata per la Vita, per ribadire il valore della dignità umana come argine alle protervia dello Stato e della tecnica

di Pino Morandini

ex magistrato e membro della Giunta del Movimento Per la Vita con incarico di Vicepresidente per il dialogo con la politica.

5 Febbraio 2024

Con la collaborazione di Massimo Gandolfini

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Può sembrare paradossale, perfino anacronistico, parlare di “forza” della vita, nella presente epoca, contrassegnata da un’indicibile panoplia di violazioni della vita umana. Un dramma che, alle sempiterne aggressioni (guerre, genocidi, aborti, ecc.), vede aggiungersi nuove forme di sopraffazione, quali l’eutanasia, la manipolazione genetica, la sperimentazione embrionale, ecc…
Eppure il Messaggio CEI in occasione della 46esima Giornata nazionale per la vita parla di “forza” della vita, che addirittura “ci sorprende”!
E ne parla a ragione.
Abitiamo, infatti, un tempo in cui le questioni centrali riguardano l’uomo. Ciò è non solo documentato da alcune tra le opere filosofiche più significative degli ultimi anni ma pure dall’insegnamento di numerosi Pontefici, alla cui scuola la “centralità della questione antropologica” (per dirla con Benedetto XVI) si staglia nitidamente.

Per converso, l’umanesimo occidentale, da qualche decennio, è entrato in crisi, per non dire che s’è avviato verso l’estinzione, considerato l’indebolirsi delle sue sorgenti, classiche e giudaico – cristiane. Ciò sia a causa dei totalitarismi del XX secolo, quindi dei movimenti del ’68 e dintorni, aventi come evidente comun denominatore un postumanesimo antirazionale. Antirazionale in quanto dimentico, non solo dell’esistenza di Dio (ergo, del Lògos), ma pure del diritto naturale e della fiducia nella ragione. E ciò al punto del profilarsi di una nuova forma di potere, che vede l’uomo voler decidere della propria vita, financo di quella degli altri e perfino industriarsi per “costruire” lui la vita.
Mai come oggi, pertanto, si rivela essenziale ribadire la centralità del tema antropologico, per cui quantomeno formativo appare il fare memoria dei genocidi e di anniversari di Documenti come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che hanno inteso avviare un’epoca di ripresa umanistica e culturale.

S’intende con l’occasione annotare, a proposito di genocidi, come passi pressoché sotto silenzio quello perpetrato, per di più col consenso della legge, a danno di esseri umani innocenti nel loro viaggio verso la nascita. Lungi dal giudizio su persone, non si può non denunciare una cultura “dello scarto” (per dirla con Francesco), figlia di una certa legislazione e al contempo madre dell’indifferenza, spesso anche politica, nei confronti della vita più fragile, e di quella della madre che la porta in grembo. Una vita “povera”, intesa nel senso più assoluto, non visibile a occhio nudo e che non possiede altro che la sua dignità.
Ma la Dichiarazione Universale non era forse scaturita dalla generale aspirazione del cuore umano alla pace, specie all’indomani dei due conflitti mondiali ed ai genocidi ivi perpetrati, al punto da statuire nel suo Preambolo che “…la dignità della persona umana è fondamento della libertà, della giustizia e della pace”? E siffatta solenne statuizione, cui fanno eco altre analoghe affermazioni (si pensi alla Carta di Nizza, il cui art.1 sancisce che “la dignità umana è inviolabile”) non rischia forse di restare lettera morta, anzi sistematicamente violata ogniqualvolta la vita fragile viene vilipesa o annientata?

La dignità dell’uomo non è un concetto di merito, spettante solo a chi è capace, efficiente, ecc., bensì rappresenta un valore in sé, inerente e sussistente in ogni uomo, di qualsiasi condizione e in qualsiasi momento del suo sviluppo. E’ quindi evidente come solo se la concezione di dignità scaturisce da una visione filosofica imperniata sulla recta ratio dell’essere umano sia in grado di reggere l’urto dei nuovi universali omologanti, quali scienza, tecnica, mercato, stato.
Diversamente, è assai alto il rischio di una società sempre più povera in umanità.
In altri termini, disumana.

Da un lato, infatti, s’impone il materialismo positivista, impregnato del riduzionismo teso a ridurre la persona a mero fenomeno, configurante l’uomo come un semplice organismo vivente composto di materia e meccanismo. Indi, in ultima istanza, un oggetto fra i tanti suscettibile di appropriazione, disposizione, alienazione (donde la violenza sulle donne, la manipolazione genetica profonda); d’altro lato l’evoluzionismo, teoria filosofico-religiosa che, scevra da riscontri scientifici, asserisce la piena continuità evolutiva tra uomo e animale, parificandoli e giungendo per siffatta altra via al medesimo esito della reificazione dell’uomo.

Ma la realtà non è così. Nella persona umana – sintesi unificante di corpo e anima che perdura nonostante i vari mutamenti che accompagnano l’esistenza – sussiste il Logos, una scintilla spirituale e divina che la colloca al confine tra l’umano e il soprannaturale, come tante esperienze umane comprovano (si pensi, per esempio, all’innamoramento).
Da qui scaturisce la forza della vita. La testimoniano le tante mamme in attesa che, stracciato il certificato per abortire, scoprono in sé quella forza interiore – che solo la vita innocente sa dare – capace di farle affrontare ogni ostacolo. La testimoniano i tanti malati, anche inguaribili, così capaci di lottare contro il male che li assilla e al contempo di donare speranza e coraggio ai tanti accorsi al loro capezzale per un conforto. La testimoniano i moribondi, nella serenità che sprigionano nel vivere la morte e nel donare affetto anche in quegli istanti.
Allora avevano ragione Aristotele e San Leone Magno. Il primo, asserendo che “…bisogna farsi immortali e far di tutto per vivere secondo la parte più elevata di ciò che è in noi” (“Etica nicomachea”)… ”parte più elevata” che per lui era l’intelletto, considerato qualcosa di divino.
Il secondo affermando: “Agnosce, homine, dignitatem tuam”.

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