PARIGI ORA È UNA MINACCIA PER TUTTI

Il furore ideologico dell'Eliseo rischia di contagiare il Continente. Chi fa obiezione di coscienza o prova ad aiutare una donna che pensa di rifiutare suo figlio è in pericolo.
Gandolfini parla ad una conferenza

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

14 Marzo 2024

Il nostro tempo è contrassegnato da tanti deficit – economici, finanziari, energetici, medici, ecologici e altro ancora – ma il più diffuso e pericoloso è in assoluto il “deficit di buon senso”. Se un dubbio poteva ancora esserci, la decisione del Parlamento francese di elevare a rango costituzionale la libertà di abortire – il che significa, in buona sostanza, il diritto d’aborto – ha fugato ogni incertezza: il furore ideologico ha cancellato la naturale dote del buon senso, che ci deve insegnare ad affrontare una questione così delicata come l’aborto, con il valore aggiunto della prudenza, nello sforzo di trovare un delicatissimo equilibrio fra “diritti” in gioco: il diritto alla vita del bimbo e il diritto di scelta della madre.

Ora, in Francia, la ruspa ideologica ha fatto piazza pulita del diritto alla vita: il bambino non conta nulla, non ha alcun diritto, può e deve essere “smaltito” come materiale organico indesiderato, non deve neppure entrare nel dibattito culturale. La vita del bimbo non c’è, non esiste: punto e basta! Smettiamola con questi piagnistei sul bimbo indifeso ed innocente, sulla creatura la cui unica colpa è di esistere; un bel colpo di spugna su ogni sentimento di naturale umanità e pietà: questo è il messaggio, nudo e crudo, che viene a infettare, prima che i parlamenti di tutto il mondo, le coscienze di tutti gli uomini. Ma è anche un vergognoso colpo di spugna sul sentimento di civiltà di ogni popolo: una nazione che non sa prendersi cura dei suoi cittadini più deboli, al punto di considerare “diritto” la loro eliminazione, è indegna dell’appellativo “civile”.

Nel dicembre 2007, l’Assemblea Generale dell’ONU, a grande maggioranza, votò la moratoria sulla pena di morte. La ragione di fondo fu che è da considerarsi inaccettabile che un uomo dia la morte ad un altro uomo, anche se colpevole di crimini o delitti. A distanza di poco meno di 17 anni, mentre sono in corso terribili guerre e massacri, il Parlamento di uno Stato, civile ed europeo, pone come valore prioritario l’interruzione volontaria di gravidanza, cancellando la possibilità – anche solo remota – che si possa (e si debba) fare qualche tentativo per consentire a quel bimbo di poter vedere la luce. Di più: trattandosi di un diritto costituzionale, è categoricamente abolita ogni possibilità di obiezione di coscienza, da parte di chi quel “diritto” ha il “dovere” di renderlo concreto!

Potrà un medico rifiutarsi di praticare aborti, perché in conflitto con la propria coscienza? Purtroppo è facile rispondere: assolutamente no, perché trattasi di diritto costituzionalmente protetto. Risuonano sempre più profetiche le parole di Madre Teresa di Calcutta: l’aborto è il più grande attentato alla pace. Se una nazione, un parlamento, un popolo, una società attribuiscono all’aborto un valore così alto da richiedere la protezione della legge suprema dello stato, dobbiamo prendere atto che non solo il buon senso, ma lo stesso senso umano naturale è stato avvelenato.

Quel grande uomo che fu Carlo Casini, all’indomani dell’approvazione della Legge 194/78, dichiarò che “Non ci rassegneremo mai” ad una legge che non protegge né il nascituro, né la mamma che non trova, di fatto, nessuno che l’aiuti a portare a termine la sua gravidanza, per quanto difficile sia, negandole la gioia di avere il suo bimbo tra le braccia. L’altro aspetto, davvero vergognoso del fatto francese, sta proprio qui: chiunque cerchi di aiutare una donna che sta pensando ad abortire, dando sostegni concreti – economici, sociali, lavorativi, contrattuali, assistenziali – per vivere dignitosamente con il suo bimbo, può essere imputato di aver violato nientemeno che la costituzione!

Purtroppo il male contagia: dobbiamo tenere gli occhi ben aperti e porre ogni democratica opposizione a chiunque anche solo ventili l’idea di seguire l’esempio francese. Cominciando col dire a chiare lettere, e numeri alla mano, che in Italia non esiste alcuna lista d’attesa per chi vuole interrompere la gravidanza e il tentativo di porre limiti all’obiezione di coscienza, perché mancherebbe il personale necessario, è assolutamente pretestuoso, perché concretamente infondato. E’ la strategia tipica della falsa comunicazione, ampiamente sfruttata nel 1978: falsi dati con lo scopo di ottenere quel che si vuole … fino al diritto di aborto in Costituzione!

 

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