Parlateci della famiglia. É la prima emergenza.

L’inverno demografico non è incombente: è già drammaticamente in atto, eppure non si fa quasi nulla di concreto per porvi rimedio.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

19 Agosto 2022

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Speriamo sia solo una sensazione sbagliata, ma in mezzo ai tanti proclami e programmi che i partiti propongono a noi elettori, con l’intento di catturare il nostro voto, si sente poco, anzi pochissimo, parlare di famiglia. Se poi restringiamo il campo e focalizziamo sulle famiglie numerose- che non sono un optional di matrice cattolica, dato che ne parla espressamente l’articolo 31 della nostra Costituzione – non è esagerato dire che c’è il vuoto assoluto. Di fatto si perpetua l’equivoco che la nascita di un figlio è roba che riguarda esclusivamente la sfera personale e individuale, manifestando così una miopia sociale pericolosa e dannosa.

Viviamo in un Paese che ha il triste primato di non fare figli: siamo ad un indice di natalità di 1,25 figli per donna in età fertile, il che significa molto semplicemente una sola cosa: suicidio demografico! I demografi ci insegnano che per garantire il ricambio generazionale e il mantenimento della popolazione si deve raggiungere il valore di 2,2 che, in Italia, è raggiunto solo dalle coppie immigrate. Una famiglia numerosa, cioè da tre o più figli, svolge, quindi, anche il compito di “tamponare” la tragica denatalità che ci sta portando verso l’estinzione del nostro popolo, con il bagaglio della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni se è vero, come purtroppo è vero, che nel giro di qualche decennio vedremo la nostra popolazione ridotta a metà degli attuali sessanta milioni di abitanti.

L’inverno demografico non è incombente: è già drammaticamente in atto, eppure non si fa quasi nulla di concreto per porvi rimedio. Da anni si chiedono politiche sociali, economiche e fiscali a misura di famiglia, e tanta speranza si era posta nel cosiddetto “Family Act” con lo strumento dell’assegno unico universale … ennesima delusione perché gravato di “criticità sostanziali, procedurali e sistematiche”, a partire dall’allucinante burocrazia della determinazione dei parametri ISEE, che lo hanno reso, di fatto, molto poco fruibile da parte delle nostre famiglie. Con l’aggiunta che, a conti fatti, l’assegno risultava addirittura inferiore e penalizzante rispetto a quanto era già previsto con il “vecchio” sistema delle detrazioni IRPEF per figli a carico.

Insomma, chiedo licenza per il gergo non proprio elegante, si è trattata di una vera e propria fregatura, peraltro ampiamente prevista e denunciata dal mondo pro-family già in fase di elaborazione. Ma si sa che, quando il grillo saggio parla, il politicamente corretto fa partire la solita ciabatta per farlo tacere! Certamente si può, anzi si deve, cambiare ed è proprio ciò che dobbiamo chiedere a chi avrà la ventura di governare dopo queste elezioni: politiche che mettano la famiglia al posto che le compete. Cioè il primo, perché se davvero si vuole salvare e far crescere il nostro Paese, la vera forza sociale è la famiglia.

Non so se finanziare pale eoliche, auto elettriche o monopattini farà crescere il PIL; sono certo che l’emergenza per il nostro Paese non è la legalizzazione del suicidio assistito o della cannabis. Ma una certezza l’abbiamo, tutti: se si abbandonano le famiglie, in particolare quelle numerose, se non si investe in natalità dando sostegni concreti ai giovani per metter su famiglia, in termini di lavoro, casa, fiscalità, accudimento dei bimbi, compatibilità fra essere genitori ed essere lavoratori attivi, valorizzazione del ruolo dei nonni, certamente il Paese andrà a fondo o, meglio, si congelerà nella morsa dell’inverno demografico.

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