PdL REGIONALI di INIZIATIVA POPOLARE: DUE PESI e DUE MISURE!

Ma è davvero così complesso comprendere come i disabili, a partire da quelli più gravi, il malato oncologico, il depresso, ecc. hanno bisogno di vicinanza, di cura, di premura, di affetto?

di Pino Morandini

ex magistrato e membro della Giunta del Movimento Per la Vita con incarico di Vicepresidente per il dialogo con la politica.

17 Gennaio 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Corsi e ricorsi della storia? Sì, ma all’insegna del “due pesi e due misure”.

Correva l’anno 2006, e alcuni amici di Federvita Veneto, capeggiati dal compianto Marco Fabbri, Primario di Ostetricia all’Ospedale di Mirano, depositarono una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare per “Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto”. Si trattava di un’iniziativa per garantire la corretta informazione e divulgazione a sostegno della donna che vive una gravidanza difficile, offrendo a lei e a suo figlio un’alternativa umana, in linea, tra l’altro, con la l. 194/1978.

La proposta, corredata da più di 20.000 (ventimila!) firme di cittadini veneti, pur ottenendo il parere favorevole dell’Ufficio legislativo competente, fu “bloccata” dal parere della Direzione regionale per l’assistenza legislativa, che si espresse in senso contrario, considerandola “contraria alla privacy”! Rammento benissimo l’intensa discussione che in Commissione legislativa ebbi con funzionari di detta Direzione, cui mi permisi di sottoporre una memoria volta a confutare, fondatamente, i loro assunti.

Le Commissioni competenti approvarono a larga maggioranza la proposta (anche con il voto favorevole di due partiti dell’opposizione, “Margherita” e “Per il Veneto per Carraro”), la quale poi, misteriosamente, fu insabbiata. Non certo a causa dell’appropinquarsi del termine della legislatura (era iniziata da poco) né per un’eventuale incompetenza della Regione, attinendo la proposta, com’è evidente, a materie rientranti nelle competenze regionali. Allora per quale motivo fu cassata, nonostante il buon avvio del suo iter procedimentale? Non se ne è mai conosciuta la reale ragione, ma non è arduo immaginarla nella pavidità politica di fronte dell’offensiva ideologica scatenata. Dinanzi alla quale, naturalmente, le gestanti in difficoltà possono aspettare!

E ciò sebbene la marea di sottoscrizioni raccolte, sintomatiche di una volontà popolare convinta circa le misure concretamente solidaristiche della proposta, costituissero un chiaro messaggio all’Assemblea regionale veneta! Alla faccia della volontà popolare!
Non poteva, per venire all’oggi, non tornarmi alla memoria quell’esperienza così amara e soprattutto così ingiusta verso una fascia di cittadine e di cittadini particolarmente fragili, dinanzi ai quali l’inerzia delle Istituzioni sul punto rasenta l’irresponsabilità!

Per converso, con una velocità sbalorditiva, la pdl dell’Associazione “Luca Coscioni” tesa a legalizzare il suicidio assistito, piomba in Consiglio regionale. Certamente, quanto ai tempi, forte della previsione statutaria regionale che pone il termine dei sei mesi dal deposito per la sua votazione, ma incurante di alcune questioni fondanti che militano per la sua bocciatura.
In primo luogo, essa solleva un’immensa questione antropologica che implicherebbe, sia secondo la retta ragione sia a mente dell’orizzonte personalistico (attorno a cui è imperniata, è bene ricordarlo, la Costituzione!), che alla vita, tanto più se fragile e, magari, sofferente, va offerto il massimo della cura (l’I care di don Milani), che si traduce, ad esempio, nelle cure palliative, nell’assistenza domiciliare, ma non solo. Essa avrebbe diritto anche (in un certo senso, soprattutto) a quel quid pluris di affetto cui aspira e del quale ha pieno diritto e che una comunità che intenda definirsi propriamente umana ha il dovere di offrire. Non dimenticando, tra l’altro, l’ammonimento antropologico dettato dall’esistenza, che evidenzia come ogni essere umano, prima o poi, vive momenti di dipendenza parziale o totale dagli altri.

In secondo luogo, ma strettamente connesso con il tema che precede, ciò oblia il problema inerente il sostegno concreto che una società realmente “umana” dovrebbe garantire ed offrire ai familiari, o a chi per essi, impegnati nella cura e nell’assistenza alla persona fragile. En passant, mi si lasci annotare che vi è, depositata da qualche mese, una proposta di legge regionale veneta incentivante le anzidette misure assistenziali. Come mai essa langue e le proposte ispirate dalla cultura dello scarto proseguono nel loro iter?

In terzo luogo, non si può nascondere l’effetto “voragine” (la slippery slope degli anglofoni, ossia la china scivolosa) ingenerato dall’approvazione di proposte del tipo di quella della “Luca Coscioni”. Come testimoniano i Paesi in cui la proposta legalizzazione è già legge (Belgio, Olanda, Canada, ecc.), il pertugio apertosi, inizialmente per casi considerati assai gravi, si trasforma presto in una voragine, al punto che perfino molti c.d. depressi chiedono di farla finita, in un clima socio – culturale che, fomentando l’individualismo solipsista, condanna alla solitudine e pare offrire la morte come unica soluzione. Ma è davvero così complesso comprendere come i disabili, a partire da quelli più gravi, il malato oncologico, il depresso, ecc. hanno bisogno di vicinanza, di cura, di premura, di affetto?
In quarto luogo, si eccepisce, e si tratta di eccezione tranciante, la totale incompetenza regionale nel legiferare in materia, come anche l’Avvocatura Generale dello Stato ha evidenziato in un autorevole parere. Per non dire della fuoriuscita, da parte della pdl “Coscioni”, finanche dai paletti posti dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019.
Insomma, il quadro è sconfortante, e s’inserisce in una cornice intrinsecamente antiumana, laddove l’essere umano rischia di divenire un mezzo, un oggetto.

I Consiglieri regionali del Veneto riflettano sulle questioni antropologiche in gioco nella proposta portata alla loro attenzione nell’ormai imminente seduta dell’Aula. E’ in gioco il grado di civiltà di una comunità e delle sue Istituzioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pino Morandini

ex magistrato e membro della Giunta del Movimento Per la Vita con incarico di Vicepresidente per il dialogo con la politica.

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