Per “Mario” tifo da stadio: ma c’è un uomo che si toglie la vita.

Uccidere una persona certamente sofferente e degna di ogni rispetto, sfruttando il solito, scontato alibi “l’ha chiesto lui”, dovrebbe essere un passo di civiltà!

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

14 Febbraio 2022

Pubblichiamo un articolo di Massimo Gandolfini per gentile concessione del quotidiano “La Verità”.

Il pessimo vizio di violare la legge, con la quasi totale certezza di uscirne alla fine indenni, sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese. Quando poi si tratta di azioni in dispregio dell’inviolabilità della vita umana, dall’aborto all’eutanasia, passando per il suicidio assistito, la sfrontatezza di farla franca è pressochè scontata.

E’ quanto sta accadendo in questi giorni con la vicenda di Mario, persona tetraplegica dopo un incidente stradale, che ha chiesto di morire, chiedendo l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, notoriamente esperta in queste pratiche di “morte volontaria medicalmente assistita”, come recita il vergognoso disegno di legge Bazoli/Provenza che sta per entrare alla Camera. La Commissione di Bioetica delle Marche ha dato il via libera, e l’Asl di competenza ha perfino fissato il farmaco da utilizzare per uccidere Mario.

Si tratta del tiopentone sodico, meglio noto come pentothal, che il Dipartimento di Giustizia degli USA ha recentemente cancellato dall’uso nel braccio della morte, perché ritenuto non troppo maneggevole e riservandone l’utilizzo per l’induzione anestesiologica in caso di intervento chirurgico. C’è da rimanere attoniti di fronte alle dichiarazioni del movimento radicale e di esponenti politici favorevoli all’introduzione della “morte provocata” nell’ordinamento giuridico del nostro Paese. Sentiamo affermazioni a cavallo fra la totale insipienza e il tifo da stadio: oggi l’Italia fa un passo in avanti nella conquista della civiltà!

Capite di che cosa stiamo parlando? Uccidere una persona certamente sofferente e degna di ogni rispetto, sfruttando il solito, scontato alibi “l’ha chiesto lui”, dovrebbe essere un passo di civiltà! Chiunque di noi, in un momento di massima fragilità e sofferenza, può invocare la morte e chissà quanti di noi l’hanno fatto, ma tutti sappiamo bene che si tratta di un grido disperato di aiuto, che non solo non va e non si può prendere alla lettera, bensì accolto come una potente spinta a “prendersi cura” – anima e corpo, come si suole dire – di questa condizione di ”dolore totale”.

Accompagnare nella sofferenza, condividere il dolore, lenire con ogni mezzo il dolore fisico (più facile) e soprattutto quello morale, spirituale, affettivo, emozionale, fino a farsi tutt’uno con il malato: questa è civiltà! Papa Francesco pochi giorni fa ha utilizzato parole chiarissime, dichiarando che la morte è evento ineluttabile della condizione umana, e richiede accompagnamento, solidarietà, compassione, ma non va “somministrata” come fosse una medicina salutare. Mario, è bene sottolinearlo, è una persona gravemente disabile, comprensibilmente sofferente, e la speranza, il desiderio di vivere – che è insito in ogni uomo – stanno subendo da anni una prova pesantissima; ma aiutare Mario non significa “eliminarlo”, annullare il suo dolore, annullando la sua vita.

Al contrario, significa prendersi carico di “tutto Mario”, proprio partendo dal suo dolore, dalla sua disperazione, dal suo stesso grido disperato. Una società che legalizza suicidio e omicidio ha perso la via della giustizia e della civiltà. Fa male dirlo, ma purtroppo il nostro Paese si sta incamminando su quella strada. E l’esperienza di Paesi come Olanda e Belgio, ovi si era partiti con piccoli numeri di eutanasia per malati terminali ed ora si assiste ad un incremento agghiacciante, fino a pazienti “depressi”, minori con sofferenze giudicate “intollerabili” e perfino a persone over 75 che vogliono morire per un sentimento personale di “vita compiuta”, come vuole una legge oggi in discussione. E’ il trionfo dell’ideologia, la fiera dell’assurdo, la vittoria della cultura dello scarto e della morte: tutte “imprese” profondamente disumane di cui ci si dovrebbe vergognare.

Una ragione in più per non rassegnarsi: guardiamo bene in faccia questi “apostoli” della morte provocata, della “morte volontaria medicalmente assistita” così da non dimenticarcene ogni giorno, in ogni circostanza, in particolare quando si tratterà di dare il nostro consenso elettorale nel segreto della cabina … dove “Dio vede e Stalin no”!

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