Per Ratzinger era l’ideologia gender la sfida più grande per la Chiesa

“Agire contro la ragione è in contraddizione con la natura di Dio”. Il lascito di Papa Benedetto XVI.
Papa Benedetto nel bosco con statua della Madonna

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

5 Gennaio 2023

(Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”)

“Nell’intimo della coscienza, l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi … che chiama ad amare e a fare il bene. La coscienza è il nucleo più segreto ed il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio”. Così recita il canone 1776 del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, essendo Prefetto della Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, poi divenuto Benedetto XVI, che di quel colossale lavoro è stato il primo e più grande artefice.

Il testamento spirituale che ci ha lasciato è una perfetta sintesi esplicativa e una chiara indicazione operativa di quanto espresso in quel canone: l’uomo, con lo strumento della ragione e della scienza, ricerca e indaga una legge che “non è lui a darsi”, e che lo indirizza verso la vera libertà, che è “amare e fare il bene”, nella consapevolezza che così incontrerà Dio.

Le ultime parole pronunciate in terra da Benedetto XVI sono state: “Dio mio, ti amo”. Un grido straordinario, dichiarato con un filo di voce, che consente di comprendere tutta l’opera intellettuale, speculativa, culturale e pastorale di questo grande Papa: il servizio a Dio, amandolo, è il motore per comprendere il creato, la natura, l’universo e, soprattutto, l’uomo.

Possiamo dire che tutta la vita di Joseph Ratzinger è stata dedicata a dimostrare quanto scienza, ragione e fede siano fra loro complementari e necessarie per avvicinarsi il più possibile al significato stesso di che cosa sia l’uomo, l’agire umano, nella prospettiva della costruzione di una società veramente giusta, libera e in pace. A Ratisbona, l’11 settembre 2006, durante una sua “lectio magistralis” – lucida esposizione di un progetto umano orientato alla pace, nel rispetto assoluto della dignità di ogni uomo, superando barriere religiose e ideologiche e – purtroppo- strumentalizzato nella cronaca per un dettaglio di assoluta insignificanza – ebbe a dire: “Agire contro la ragione è in contraddizione con la natura di Dio”.

Dio è, nella sua essenza, ragione pura e totale, attraverso la quale ha trasmesso la scintilla della vita; la scienza, con lo strumento della ragione, indaga il micro e il macrocosmo al fine di comprendere le leggi che ne danno sussistenza. Proprio fino all’ultimo, ha scelto di lanciare questo messaggio della scienza grande compagna di viaggio della fede. Citando la sua personale esperienza di oltre 60 anni di studi teologici e filosofi, ha ricordato le numerose occasioni in cui ha visto crollare “dogmi” cosiddetti “scientifici” – in netto contrasto con le fondamenta della fede – che la storia stessa si è incaricata di smentire. Dal nihilismo al materialismo, dal modernismo al relativismo, dal nazismo al comunismo: crollati perché frutto di ideologie false, che hanno promesso “paradisi” che non solo non hanno edificato l’uomo e l’umanità, ma al contrario, hanno devastato il primo e annichilito la seconda con innumerevoli vittime innocenti.

Con quella indefettibile lucidità che tutti ora gli riconoscono – finalmente! – il 21 dicembre 2012, nel suo ultimo discorso alla Curia Romana, definì, profeticamente, l’ideologia gender la più grande sfida che la Chiesa oggi ha di fronte. “La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a darsela…. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore …  e anche l’uomo viene avvilito nell’essenza del suo essere”.

L’eredità che il Papa Emerito lascia alla Chiesa e al mondo è enorme e la toccante immagine dell’uomo fragile, debole e mite che tutti abbiamo visto e che tutti gli riconosciamo, è una perfetta icona di quanto scrisse San Paolo ai Corinti: “Noi portiamo questo tesoro in vasi di creta”. Joseph Ratzinger è stato uomo umile, fragile, amante della preghiera intensa e nascosta, un vero “vaso di creta”, umile aggeggio di cucina, che non si è mai imposto ma che ha avuto il coraggio del profeta, la cui missione è di proclamare, sempre e ovunque, la verità. Nessun cedimento alla “mentalità di questo mondo”, ma servizio instancabile per indicare agli uomini le insidie del male da cui difendersi e i sentieri del bene da percorrere con speranza e fiducia. Negli ultimi anni del suo servizio, la fragilità è diventata la cifra caratteristica della sua “bianca” persona: è diventato “piccolo” e debole, anche nella voce, testimoniando quella indefettibile fede che lo ha sempre accompagnato e sostenuto e che apre le porte alla certezza che ”dei piccoli è il Regno dei Cieli”

 

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